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Renzi: «L’impegno per la Ferriera è l’equilibrio lavoro-salute»

Il primo ministro rivendica i «risultati concreti contrapposti alle chiacchiere» e lancia il bis del sindaco Cosolini: «Ha lavorato bene e può continuare a farlo»

di Gianpaolo Sarti
2 minuti di lettura
Il premier Matteo Renzi in Porto vecchio (foto Lasorte) 

TRIESTE. Trieste, nella regione di Debora Serracchiani, è una partita troppo importante per il Pd. Lo sa bene Matteo Renzi che ieri ha rinunciato alla passerella elettorale in centro preferendo mettere il marchio del governo accanto a Comune e Regione per il protocollo di rilancio di Porto vecchio.

«Noi non facciamo chiacchiere, portiamo avanti progetti concreti», dice il premier. Appoggiato a una ringhiera del Magazzino 26, prende un po' di fiato sorseggiando una bottiglietta d'acqua. «Mo' vede, qua io non ci vedo più ruderi...».

Presidente Renzi, Porto vecchio ma anche elezioni. Tra poco a Trieste si vota. In ballo c'è innanzitutto il Porto vecchio, una realtà abbandonata che deve cambiare passo. Non ci sono luoghi così belli e così innovativi tra i waterfront europei. Abbiamo messo 50 milioni di euro: sono soldi veri, non quelli del monopoli.

E poi scusatemi, abbiamo 87 edifici, di fronte a un mare così, in un luogo come Trieste, vi sembra che questo posto possa essere lasciato così? A mio giudizio no, per cui quando il sindaco Cosolini mi ha chiesto di dargli una mano, perché questa è una priorità per la sua città, l'ho fatto. Si gioca questa partita, poi naturalmente come Pd facciamo tutti un gran tifo per Cosolini perché possa conquistare il secondo mandato.

È preoccupato? Credo che i triestini sappiano perfettamente cosa fare. Non tocca a me, che non sono di Trieste, votare in questa città. Il punto è che questo del Porto vecchio è un successo dell'amministrazione comunale. È stato il Comune a volerlo, onore e merito a Cosolini per il risultato.

Quanto sono importanti le elezioni a Trieste nello scacchiere nazionale? Trieste ha un sindaco che il Pd apprezza e stima. Ha una presidente della Regione, Serracchiani, ancorché romano-udinese, triestina d'adozione. Anzi friulano-veneziana giuliana, che è meglio, perché solo friulana non si può dire.

Il capogruppo Pd Rosato, il gruppo più numeroso della storia delle legislature italiane, è di Trieste. Ci sono poi senatori e deputati di qua. Insomma, una parte di peso del gruppo dirigente. Trieste è particolarmente importante e questo del Porto Vecchio è un progetto che parla.

Anche dal punto di vista elettorale? Mentre in campagna elettorale in genere si fanno solo chiacchiere, noi stiamo parlando di progetti concreti. Lei qui vede dei ruderi, io ci vedo posti di lavoro che verranno.

Una settimana fa Cosolini e Serracchiani sono stati duramente contestati con migliaia di persone in piazza. Il tema è la gestione dello stabilimento siderurgico della Ferriera. Il tema su cui qui siamo impegnati è trovare un equilibrio tra tutela dei posti di lavoro e sostenibilità ambientale.

Sul versante nazionale, per quanto riguarda il referendum costituzionale, cosa si aspetta a ottobre? Il referendum è semplice. Se voti sì, finalmente l'Italia riduce di un terzo il numero dei parlamentari, gli stipendi dei consiglieri regionali e dei presidenti di Regione si abbassano. Se voti sì non c'è più quel ping pong tra Camera e Senato. Chi vota no si tiene gli inciuci di oggi. È contrario chi teme per la propria poltrona.

Bersani in primis? Quella è un'altra discussione, sono le divisioni interne al Pd che mi sembrano fuori luogo in una campagna elettorale in corso. Non capisco quelli che anziché far campagna elettorale si mettono a far polemica. Ma c'è un dato di fatto e vale per Trieste soprattutto.

Quale? Qui a Trieste stiamo parlando di risultati, di cose concrete. I cittadini alle amministrative voteranno ciò che preferiscono partendo da questi risultati. Il Pd appoggia in modo convinto Cosolini che ha fatto un buon lavoro in questi cinque anni. E c'è l'occasione per fare ancora meglio nei prossimi proprio con quanto avviato.

Immigrazione: qui sul confine orientale la situazione le pare sotto controllo?  L'immigrazione è un grande problema che ci porteremo dietro per anni. Chi pensa di risolverlo in un talk show dovrebbe ricordare che l'anno scorso di questi tempi le tv erano piene di chi diceva che ci sarà un disastro, che il Nordest sarebbe stato abbandonato da tutti, che non sarebbe venuto nessuno qua a fare vacanze.

Se guardiamo ai dati reali vediamo invece che nel 2015 abbiamo avuto i numeri migliori in termini di turismo degli ultimi anni. I migranti vanno aiutati a casa loro, ma per farlo serve una strategia sull'Africa, serve creare le condizioni perché non affrontino il rischio dell'attraversata del Mediterraneo.

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