In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Trieste, rissa sfiorata al dibattito sulla Ferriera

Gli operai contestano Menis e Sossi. Dipiazza non c’è: «Per lui non siamo nulla». Cosolini: «Chi era prima di me non ha mai fatto un’ordinanza per limitare l’attività». Ma i toni degenerano quando la discussione si sposta fra Rsu e abitanti

2 minuti di lettura
Un momento del dibattito sulla Ferriera (foto Lasorte) 

Le tute blu, in questo caso solo metaforicamente, cominciano a gettare le prime bordate contro Paolo Menis dei Cinquestelle, alzano il tiro nei confronti di Vito Potenza della lista civica omonima, per finire con il sommergere di urla Marino Sossi di Sinistra per Trieste.

Parte subito con qualche improperio l’audizione dei candidati sindaco al Circolo lavoratori della Ferriera, finisce in una baraonda totale con toni sempre più alti che si spostano dall’obiettivo dei politici a un confronto verbalmente violento tra le decine di dipendenti dello stabilimento intervenuti e una non indifferente rappresentanza degli abitanti della zona.

Al tavolo della presidenza i sei rappresentanti delle Rsu. Breve introduzione di Cristian Prella del sindacato autunomo Failms, poi Franco Palman (Uilm), vecchia volpe del sindacato, mette subito in chiaro che non ci sarà alcun ipocrita convenevole. «Quattromila i cittadini in piazza nella più affollata manifestazione di protesta - sottolinea - cinquemila le richieste di assunzione in Ferriera. Vuole la chiusura - accusa Palman - chi non ha portato alcuna alternativa. Ai politici chiediamo di essere severissimi per far valere il rispetto delle norme ambientali, ma qui l’unico che può chiudere qualcosa è il signor Arvedi».

Apre gli interventi il candidato Roberto Cosolini schernendo le alternative ad Arvedi: «Fantomatiche piattaforme logistiche che erano solo fotocopie di siti internet: fuffa totale. Io ho fatto quattro ordinanze intimando la riduzione dell’attività, il sindaco che mi ha preceduto nemmeno una in dieci anni quando i livelli di benzopirene erano sette volte più alti. Ora dovremo verificare se l’area a caldo può continuare, i candidati che ne promettono la chiusura raccontano balle».

Tocca a Paolo Menis e la platea comincia a scaldarsi. «Bisogna portare in città l’industria pulita, ma il Sin blocca anche gli imprenditori che vogliono investire. Nel marzo 2015 Serracchiani e Cosolini hanno promesso che, se a fine anno la soluzione non si risolveva completamente, l’area a caldo chiudeva».

«Dove sta scritto, fuori le carte», gli urlano, «Ci sono le registrazioni audio», replica. Peter Behrens interviene a nome di Iztok Furlanic di Sinistra unita: «L’azienda deve continuare inquinando il meno possibile. Chi propone una Piattaforma logistica vende fandonìe perché dal punto di vista acustico è ben più impattante della Ferriera». Applausi. Sotto con Vito Potenza: «Nel nostro programma c’è la chiusura dell’area a caldo. Ho parlato io con investitori che sarebbero pronti a intervenire nel Punto franco dello Scalo legnami», «Sogni - risuona dal fondo della sala - l’unico “mona” che è venuto qua si chiama Arvedi, non produce caramelle, ma ghisa, dobbiamo accontentarci».

«Io sono un disoccupato», dice Potenza. «No, sei Di Maio 2», lo rimbrotta un operaio. «Comunque - aggiungono altri - ringraziamo i candidati che sono venuti. Per quelli che non sono venuti (Roberto Dipiazza non c’era così come Giorgio Marchesich, Fabio Carini e Maurizio Fogar), ndr) noi siamo merda».

Alessia Rosolen (Un’Altra Trieste popolare): «L’unico piano esistente di riconversione e ricollocamento l’ho fatto io nel 2008 quand’ero assessore regionale e poi ho fatto anche la legge per la verifica dei livelli di benzopirene. Bisogna avere fermezza nei confronti di Arvedi e dell’Arpa, ma il sindaco può essere solo garante dell’applicazione di Accordo di programma e Aia». Marino Sossi ha l’ardire di citare l’esempio di Cornigliano ed è come accendere una miccia.

«A Cornigliano mille persone sono state buttate sulla strada, è stato un disastro per questo Paese, vergognati», gli urlano. «Sarà il padrone alla fine a chiudere comunque l’area a caldo - prosegue - chi vorreste mettere nel laminatoio: nuovi assunti con il job act o i lavoratori di altoforno e cokeria?».

«Questi vengono a casa nostra a dirci che vogliono buttarci fuori di casa», è la ribellione della sala. Alla fine riesce a stento a dire qualcosa Nicola Sponza (Uniti per Trieste): «La politica ha calato una soluzione dall’alto, ma bisogna fare tavoli con le persone interessate». Ormai però lo scontro e tra sindacalisti e abitanti. «Ci rovinate la salute», accusa un anziano abitante. E Palman lo rimbecca: «Sei tu che la rovini a noi. Hai già cent’anni. Fino a quando vuoi vivere ancora, fino a duecento?»

©RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori