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Regione, pensioni: un assegno su tre non arriva a mille euro

«Andare a cena in pizzeria? Un lusso». Le voci degli ex lavoratori tra beffe della legge Fornero e reversibilità a rischio

3 minuti di lettura
Una manifestazione di sindacati dei pensionati 

TRIESTE. Ci sono i pensionati “ricchi”, quelli cioè che vivono a Trieste e guadagnano il terzo posto nella classifica italiana, preceduti solo dai colleghi di Roma e Milano. Ma ci sono anche i tanti, uno su tre in Fvg, che prendono meno di mille euro. E pure quelli che la pensione l’hanno vista sfuggire per un soffio.

È il caso di Walter Pelizzon di San Giorgio di Nogaro. Lui non è uno di quelli che riceverà la pensione nel 2050, o nel 2040, o forse sì, chi lo sa. In realtà, lui, la pensione la stava già per acchiappare. Poi però è intervenuta lei, la temuta riforma Fornero, e il gruzzolo d'oro tanto patito è svanito in un secondo. Pelizzon, 64 anni il 4 giugno e 41 anni e quattro mesi di contributi, per il momento è disoccupato.

Dopo aver ricevuto il 70% di invalidità per un problema al ginocchio e alla schiena, lavorando nel settore edile, dove andava su e giù per le impalcature, usava martelli e portava materiale pesante, ha dovuto ritirarsi dapprima con la cassa malati. Aveva chiesto un part-time. Nulla da fare: il datore di lavoro non è riuscito a soddisfare le sue esigenze e l'ha licenziato. E i 1100 euro al mese sono diventati un miraggio.

Tre anni fa però, non è rimasto atterrito da questa notizia. Sapeva che aveva gli anni giusti per andare finalmente in pensione. E invece dal 2013 è arrivato un piccione viaggiatore con un'orribile notizia: l’ex ministro Fornero ha deciso che non poteva andare in pensione. Walter vive con la moglie e i 600 euro del figlio, di cui solo 250 vanno via per l'affitto. Seicento euro che dividono esattamente in tre, «un po' di soldi mio figlio se li mette da parte perché c'ha la morosetta» racconta.

«Non trovo lavoro, chi mi prende a questa età e invalido? In più ora mi sta venendo male anche all'altro ginocchio a forza di mettere il peso soprattutto su una gamba». Walter e sua moglie non escono mai, nemmeno per una pizza. «Sono a casa 24 ore su 24, l'unica mia compagnia è il cane». E quando andrà in pensione? «Non lo so - risponde - mi dicono che con queste nuove regole forse ci andrò a 67 anni».

Questo è un caso, ma poi c'è la “reversibilità”. E una signora salta subito dal sedile su cui è seduta di ritorno dal convegno di ieri indetto dalla Cisl su "Cambiare le pensioni per un welfare più equo". «Togliere la reversibilità? Lo Stato ci regala la pensione?» chiede retoricamente Paola Esiliato, 61 anni, di Reggio Calabria, venuta a Trieste molti anni fa per amore, dove è rimasta nonostante abbia perso il marito molto presto.

«Devono capire che quei soldi che ci danno corrispondono a dei contributi pagati, non ci regalano nulla». Dopo aver sentito alcuni relatori che sostenevano la possibilità dell'annullamento della reversibilità, Paola è uscita dalla sala. «Mi sono arrabbiata dentro, perché mi è venuto in mente tutto quello che ho passato - si sfoga -. Anche se mio marito ha lavorato solo per 20 anni alla Fincantieri, comunque mi spettano quei soldi».

Paola, a 35 anni, si è rimboccata subito le maniche appena il compagno è venuto a mancare, perché doveva mantenere oltre che se stessa, anche il figlio di 8 anni. E "decorosamente". Ha lavorato per 11 anni come donna delle pulizie, percependo di pensione 280mila lire all'epoca, che inizialmente non ha ricevuto subito a causa di problemi burocratici. Ora è alla Cisl «e ogni giorno vengo in contatto con molte storie tristi». Ora in totale riesce a percepire 1200 euro al mese, anche se «con i conguagli Irpef, rimango praticamente tre mesi senza pensione», dice.

E anche chi potrebbe stare in pace, con una pensione abbastanza dignitosa, lo stesso, a fine mese, non ci arriva, se non con alcune ristrettezze. «Quando c'erano le lire - dicono due coniugi che preferiscono mantenere l'anonimato - potevamo permetterci di andare a mangiare la pizza e al cinema».

«Inoltre - dice lei - quando ancora lavoravo nella mia pellicceria, riuscivo a guadagnare molto di più. Adesso tra le spese condominiali e l'assicurazione dell'auto, non facciamo nemmeno una vacanza, siamo sempre a casa». E se si aggiungessero gli 80 euro di cui il governo sta discutendo? «Io non li potrei percepire, perché comunque non sono tra le minime, ho 600 euro al mese. Mio marito invece 900, perché è un ex commerciante, che prima lavorava come dipendente, poi si è messo in proprio». Ora la parola è a Renzi & co.

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