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Lo “scippo” infinito di Trieste: la Rai incorona Gorizia capoluogo

Il clamoroso errore “geografico” si consuma durante il gioco a quiz “L’Eredità” condotto da Frizzi. Ma è solo l’ultimo di una lunghissima serie che vede tra i principali imputati il ministero all’Istruzione

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TRIESTE. Accade tutto quando la concorrente Bianca punta il dito contro l’ignaro Salvatore: rischia di essere eliminata a causa di due errori consecutivi, ed è proprio con lui che ha deciso di giocarsi la sua permanenza in gioco.

Fabrizio Frizzi, conduttore dell’arcinoto programma serale di RaiUno “L’Eredità”, decreta l’inizio della sfida tra i due. Lo schermo si divide: a sinistra la bella Bianca, a destra il preoccupato Salvatore, destinato a dover rispondere alla prima domanda. Il pannello sotto il concorrente recita: «Capoluogo del Friuli Venezia Giulia». Sopra compare uno spazio di sei lettere che cela la parola da indovinare. Fin qui tutto bene, non fosse che l’iniziale suggerita è una incongrua “G”. Il tempo inizia a scorrere. Compare una “A” all’ultimo posto. Poi compare una “R” al terzo. Salvatore appare perplesso ma, posto davanti all’evidenza, sentenzia: «Gorizia!». «Giusto!», risponde giulivo Frizzi. Salvatore fa una faccia un po’ così, di quelle che «per la miseria questa non me la ricordavo». Si passa poi alla domanda successiva per Bianca: «Un lamento del cane», iniziale “U”, otto lettere. La concorrente propone «ululo», «ululio», «ugolio» e infine azzecca «uggiolio».

Ma lasciamo stare. Quel che colpisce il telespettatore del Friuli Venezia Giulia non è l’«ugolio» ma la sconcertante scoperta di Salvatore: il capoluogo della nostra Regione è Gorizia e non, come tutti finora avevamo bovinamente creduto, la povera Trieste. La scena è andata in onda nella puntata di lunedì sera de “L’Eredità” e costituisce l’ennesimo capitolo di una storia lunghissima. Quella della perplessità che questa regione dal nome complicato suscita nei nostri compatrioti. Un fenomeno che, oltre a regalare qualche sghignazzata, ci consente di giocarcela alla pari con altri “hic sunt leones” dell’immaginario collettivo italiano. Posti misteriosi come il Molise o la Basilicata.

Dovendo fissare una data d’inizio per questo pluridecennale caso di smemoratezza, risaliremmo agli albori del primo conflitto mondiale. Quando la propaganda dei Savoia ricorse all’allitterazione fra Trento e Trieste per risvegliare gli animi irredentisti: nasceva allora quella catena di confusioni che alle volte sposta Trieste in montagna e Trento al mare, che colloca le due città a uno sputo di distanza («Ah ma sei di Trieste? Vicino a Trento!») e infine ha portato più di qualche sventurato musicista a salutare piazza Unità con un gaio «Ciao Trentooo!».

Tutta colpa del sussidiario. Anzi, tutta colpa del ministero dell’Istruzione, università e ricerca che evidentemente non è mai riuscito a ficcare bene in testa agli scolari com’è fatta quella regione piccola in alto a destra nella mappa. Una cosa, però, è certa: nelle sviste del Miur è assente il dolo. Il ministero stesso, infatti, mostra con cadenza quasi annuale di essere a sua volta vittima del fenomeno e di conoscere ben poco quell'Est che vien dopo il Nordest. L’ultimo caso risale al 2014. Allora qualche ingegnoso tecnico ministeriale redasse una circolare dal contenuto involontariamente comico: vi si stabiliva la sacrosanta reintroduzione dell’ora di Geografia, inviando ai direttori degli uffici scolastici regionali l’organico atto allo scopo, suddiviso regione per regione. Peccato che l’autore della lettera dimostrasse seduta stante di abbisognare a sua volta di un ripasso, inserendo in elenco un Friuli senza Venezia Giulia.

Sarà stata la fretta, per carità, ma se nessuno in tutta Italia si azzarderebbe a dare del romagnolo a un emiliano o viceversa, altrettanto non succede per lo sventurato Friuli Venezia Giulia. L’avrebbe presa a male la buonanima di Graziadio Isaia Ascoli, autore della pur contestabile definizione che aggancia un po’ a forza le nostre terre al Leone di San Marco e a mitiche origini romane. La più grande soddisfazione, però, il ministero ce la diede nel 2012, quando il nuovissimo sito per le iscrizioni online “La Scuola in chiaro” contemplava tra i Comuni in cui cercare scuole numerosi opzioni anacronistiche: Caporetto, Grotte di Postumia, Sesana e via dicendo. Tutti Comuni che esistevano fra la prima e la seconda guerra mondiale, quando il Regno d’Italia si estendeva a territori che oggi appartengono a Slovenia e Croazia. Sarebbe quasi consolante pensare che all’origine della svista (ripetutasi anche nel 2013) vi fosse qualche irredentista irriducibile, qualche “giapponese” imboscato al ministero intento a perseguire un personalissimo programma di italianizzazione forzata. Così non è. E Trieste continua a essere quella città dopo la seconda stella a destra, e poi dritto fino al mattino.

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