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Venezia Giulia traino della ripresa

L’Istat delinea al vertice le aree di Gorizia e Monfalcone. Trieste «attiva», ma al top nazionale per indice di vecchiaia

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Un operaio al lavoro 

TRIESTE. L’indice di vecchiaia in Friuli Venezia Giulia è da “fine della storia”; per contro gli indicatori che emergono incrociando i dati di occupazione e disoccupazione denotano una regione divisa in due, con la Venezia Giulia che fa meglio del Friuli attestandosi «in ripresa» o comunque «attiva».

Sono questi alcuni dei dati che emergono dal Rapporto annuale Istat 2016: un rapporto in cui l’Istituto traccia la fotografia del Paese a livello nazionale, ma nel quale si possono rilevare anche alcune cifre di carattere locale. A partire appunto da quella relativa alle dinamiche del mercato del lavoro. Un mercato che l’Istat dipinge a tinte non troppo rosee.

Perché se, come dice il presidente Istat Giorgio Alleva, l’Italia «sperimenta un primo, importante momento di crescita persistente, anche se a bassa intensità», «le dinamiche demografiche comporteranno un miglioramento piuttosto modesto del grado di utilizzo dell’offerta dui lavoro» e dunque «nel 2025 il tasso di occupazione resterà prossimo a quello del 2010, a meno che non intervengano politiche di sostegno alla domanda di beni e servizi e un ampliamento della base produttiva».

In questo scenario, resta comunque un «miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro» che si riflette sulla maggior parte dei «sistemi locali», griglia territoriale che l’Istat ha definito utilizzando i flussi degli spostamenti giornalieri casa/lavoro.

L’Istat traccia la foto dei sistemi locali combinando le variazioni in tema di occupazione e disoccupazione fra il 2014 e il 2015. A Nordovest i sistemi risultano quasi tutti «in ripresa»: occupazione in crescita e disoccupazione in calo. A nordest, praticamente l’intero Veneto e il Friuli risultano «inattivi», ovvero con disoccupazione ma anche occupazione in calo, indice di un mercato del lavoro in stagnazione.

Ma, sorpresa, le sole aree “promosse” secondo l’Istat sono quelle di Trieste, Gorizia e Monfalcone. Con queste ultime due, che l’Istat che classifica «in ripresa», a fare da traino. Mentre il sistema di Trieste risulta «attivo»: in salita sia occupazione che disoccupazione, indice comunque - spiegano gli esperti Istat - di una accresciuta partecipazione al mercato del lavoro. Venezia Giulia come Toscana o Abruzzo, dunque, con Gorizia e Monfalcone che fanno bene come il Nordovest ma anche come alcune aree del Sud.

I settori trainanti? L’Istat qui non specifica, aggiungendo però che quello di Gorizia è «sistema locale del legno e dei mobili», Monfalcone si caratterizza come «sistema locale urbano prevalentemente portuale», mentre Trieste è genericamente «sistema locale urbano ad alta specializzazione».

Resta il fatto che il Fvg si classifica come seconda regione più anziana d’Italia, dopo la Liguria. Ed è Trieste che fa schizzare in alto il dato e supera tutte le altre province del Paese attestandosi a quota 250,8%: superando la seconda classificata Savona (a quota 247,5), stacca di un bel po’ anche le altre province del Fvg.

Con proiezioni che per l’intera regione dicono, per il 2016, di un ulteriore balzo in avanti dell’indice di vecchiaia stimato dall’Istat in un 204,2% contro il 199,8 del 2015. È Pordenone la provincia più ”giovane” della regione, comunque ben lontana dal valore minimo in assoluto - il 100,1% - che si registra a Napoli.

Restano ancora, fra gli indicatori locali Istat nel Rapporto, quelli relativi agli asili nido. In un’Italia che vede sfumare - per quanto riguarda i posti pubblici - la tradizionale divisione fra Nord e Sud, il Fvg rientra nella fascia medio-alta di servizi, con Gorizia però che svetta nettamente con il suo 77,3%, non lontano dai valori massimi del Paese; Trieste si ferma al 55,7%.

Quanto ai posti nei nidi ogni 100 bambini, nessuna delle 14 province che in tutta Italia hanno superato l’obiettivo del 33% fissato dal Consiglio europeo è nella nostra regione: Trieste si ferma al 32,3%, staccando Gorizia al 30,1%, Udine al 25,3% e Pordenone al 22,4%.

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