In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Trieste, il giudice dispone il test del dna per l’omicidio di via Puccini

Due test del dna per chiarire ogni dubbio sull’omicidio di Nerina Zennaro Molinari

2 minuti di lettura
Tiziano Castellani riportato in carcere dalle guardie  

TRIESTE Due test del dna per chiarire ogni dubbio sull’omicidio di Nerina Zennaro Molinari, l’anziana di 87 anni uccisa nella sua casa di via Puccini 32, del quale è ritenuto autore Tiziano Castellani, 42 anni, ex venditore di aspirapolvere Vorwerk Folletto attualmente in carcere in forza di un’ordinanza di custodia cautelare confermata dal Riesame. Il primo test sul materiale organico trovato sotto le unghie della vittima, e il secondo sulle tracce rinvenute sul bordo di una tazzina da caffè che era sul tavolo della cucina dell’appartamento teatro dell’omicidio.

Li ha disposti il gip Luigi Dainotti che ha accolto - seppur parzialmente - la richiesta del difensore di Castellani, l’avvocato Maurizio Mazzarella, il quale in un’istanza aveva indicato i carabinieri del Ris di Parma. Ma i due test del dna saranno formalmente ordinati il prossimo 22 giugno nella forma dell’incidente probatorio con la contestuale nomina di un consulente tecnico incaricato dal giudice.

Si tratta di una consulenza - come atto non ripetibile e dunque utilizzabile in dibattimento - affidata a un esperto. Che dovrà verificare la compatibilità dei materiali organici con il dna del sospettato. È la prova del nove. Perché, se quei test confermeranno le ipotesi del pm Cristina Bacer, è chiaro che difficilmente il rappresentante di aspirapolvere potrà cavarsela a buon mercato.

Al contrario, se quei materiali - già in parte esaminati su incarico del pm Bacer dal professor Paolo Fattorini - che erano stati trovati sotto le unghie dell’anziana uccisa, segno che si era difesa dall’aggressore, e sul bordo della tazzina, dovessero raccontare qualcos’ altro, allora la tesi di Tiziano Castellani - che si è sempre proclamato innocente - acquisterebbe un maggior peso.

L’unica cosa certa è che restano, per ora, pesanti come macigni i numerosi indizi acquisiti dagli investigatori della Squadra mobile a carico di Castellani. L’ultimo è costituito da un paio di chiavi rintracciato dai poliziotti tra i trenta mazzi recuperati nella casa di Castellani durante la perquisizione.

Oltre alle chiavi che aprono l’attuale porta della casa di via Puccini teatro dell’omicidio, gli investigatori diretti da Marco Calì hanno trovato anche le precedenti chiavi della stessa casa. E cioè quelle che, fino a qualche tempo fa, aprivano la porta dell’appartamento della vittima e che circa sei mesi prima dell’omicidio la figlia dell’anziana aveva cambiato assieme alla serratura dopo la misteriosa sparizione da casa di alcuni oggetti tra cui un orologio e una modesta somma di denaro.

Secondo la polizia quelle vecchie chiavi trovate nella casa del sospettato indicano non solo che Castellani se ne era appropriato, ma anche che sarebbe proprio stato lui l’autore del furto di quegli oggetti.

Il secondo nuovo elemento degli investigatori fa riferimento alle dichiarazioni rese da Castellani dopo l’arresto: aveva spiegato che la sua vettura era stata filmata attorno alle 18 del 22 gennaio mentre passava davanti al Commissariato di San Sabba, a pochi metri da via Puccini, perché era impegnato nello sgombero di un appartamento Ater a circa 500 metri da quello della vittima. Ma gli agenti che hanno verificato, hanno scoperto che il trasloco era sì avvenuto ma alcuni giorni prima dell'omicidio.

 

I commenti dei lettori