La rivolta degli animalisti di Trieste contro il Papa

Un canile di Trieste

Le reazioni a Trieste, città dei gattili e con 20mila cani registrati alla critica di Papa Francesco verso chi ama gli animali ma ignora il prossimo: «Francesco d’Assisi non approverebbe. Ha toccato un nervo scoperto. Ma l’amore non è universale?»

TRIESTE. Un effetto mediatico impressionante. Perchè, a parlare men che bene degli animali, a Trieste, rischi grosso. Anche se ti chiami Papa Francesco e le tue esternazioni a 360 gradi, fanno ormai parte della quotidianità. Toccategli tutto, ai triestini, ma non i piccoli amici.

Le stesse cronache sono ricche di episodi di intolleranza alla rovescia. Chi non ricorda, l’anno scorso, la coppia anziana che prese a schiaffi la commessa di un supermercato che non voleva far entrare il loro Fido, regolamento alla mano? E i fiumi di parole spesi prima che la Serracchiani e la Regione decidessero che cagnolini e mici si possono trasportare sui bus, sebbene a determinate condizioni? E non parliamo, infine, delle schermaglie quotidiane con quei padroni di quadrupedi che considerano i marciapiedi una gigantesca latrina a cielo aperto e la possibilità di pulirli dopo, una fastidiosa incombenza cui rinunciano volentieri. Non fa più di tanto effetto, dunque, vedere come Trieste la laica sia pronta a trasformarsi in confessionale e a contestare le parole stesse del Santo Padre. Protagonista di una frasetta piccola piccola («Ci sono persone che amano tanto i loro gatti e cani e poi non aiutano i vicini») ma che è piombata sulla comunità con un effetto dirompente.

Papa: "No a chi ama cani e gatti e ignora la sofferenza del vicino"

Prima ancora delle reazioni, del resto, parlano le cifre. Secondo i dati più recenti disponibili all’Anagrafe canina, nel 2014 i cani ufficialmente registrati in città erano 19.394. In proporzione, quasi un decimo della popolazione umana, comunque un dato di una certa valenza. E la cifra viene data in continua crescita se si calcola che, solo per fermarsi ai parametri più recenti, ancora nel 2011 gli amici dell’uomo erano 17.552, rapidamente passati nel 2012 a 18.374. Aggiungeteci una percentuale non calcolabile ma nemmeno trascurabile di animali che non vengono registrati e si arriva a cifre da record. Che vengono ulteriormente implementate quando si arriva a parlare dei gatti. Che sono, sempre dati 2014, la bellezza di 22mila casalinghi e registrati, cui però vanno aggiunti almeno 15mila randagi. Un esercito, tanto che sul territorio sono censite ben 700 colonie feline.

Logico, dunque, che chi ha a che fare quotidianamente con le tematiche legate ai cosiddetti animali domestici, dà loro rifugio e cerca magari di sistemarli in una qualche famiglia, ci sia rimasto un po’ male. Dice Maria Grazia Beinat, presidente del Capofonte: «Ognuno può decidere nella sua vita di dare l’affetto a chi vuole, e non sarà certo il Papa a dircelo... Per esperienza credo viceversa che chi ama tanto gli animali ama tanto anche gli esseri umani. Una considerazione non universale, che non vale per tutti, per carità. Vero è pero - continua la Beinat - che una persona equilibrata dovrebbe amare anche il prossimo come se stesso, oltre agli animali». Bergoglio, insomma, sembra aver toccato un nervo scoperto. «Più che altro - insiste la presidente - l’uscita del Papa mi è sembrata mal formulata. Bisogna ammetterlo: molte persone cercano affetto negli animali perchè non hanno un buon rapporto con gli esseri umani. Conosco molti esempi di anziani che non vedono magari i figli da mesi, ma hanno il cane, escono con lui, magari incontrano qualcuno, socializzano...».

«È una diatriba - interviene Giorgio Cociani del Gattile - che dura da sempre, almeno da quando mi occupo di animali. C’è questo rimprovero incombente, vi preoccupate più degli animali che dei bambini o degli anziani. Ma in realtà contrapporre problemi significa poi non risolverne nessuno. Io credo ci sia posto per tutti, il Creato implica tutti questi aspetti, l’importante è fare qualcosa di utile per gli altri. Secondo me il Papa ha sbagliato, dovrebbe insegnare l’armonia e non creare fratture. E poi si chiama Francesco, come il poverello di Assisi, che in fatto di animali potrebbe insegnare qualcosa a tutti...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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