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Ascensore per il Castello, fatture "gonfiate"

Nel mirino la ditta veneta EdilRamon (peraltro già fallita) e il direttore dei lavori. Costi aumentati di 420mila euro per opere fittizie

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Il cantiere dell'ascensore al Castello 

GORIZIA. Sovrafatturazioni per i lavori di realizzazione dell’ascensore al Castello di Gorizia. E la questione finisce in Procura. «Le cose stanno così: la ditta EdilRamon di San Biagio di Callalta, oggi fallita, che si occupava della realizzazione dell’impianto di risalita, ha sovrafatturato gli stati di avanzamento dei lavori», la denuncia del sindaco Ettore Romoli che, ieri mattina, ha convocato una conferenza stampa ad hoc.
«In pratica, sono stati imputati quantitativi di materiali superiori a quelli effettivamente utilizzati. In più, alcuni lavori (relativi, ad esempio, ai parapetti e alla posa dei quadri elettrici) semplicemente non sono stati proprio effettuati. In un primo momento pareva che lo scostamento fosse di 100mila euro. Poi, da una verifica più attenta e scrupolosa, è emerso che le fatture “gonfiate” avevano raggiunto i 420mila euro: una cifra enorme. In pratica, abbiamo pagato 2,8 milioni, quando sarebbe stato giusto e congruo sborsarne “solamente” 2.380.000 euro. È una situazione pazzesca. E il direttore dei lavori che doveva controllare, evidentemente non ha controllato abbastanza. Ho ritenuto giusto convocare questa conferenza stampa: come ci metto sempre la faccia quando i lavori vanno a compimento, è giusto esporsi anche quando gli interventi sono disgraziati».
Più nello specifico entra Mauro Ussai che dirige il settore dei servizi tecnici per lo sviluppo del territorio. È stato lui a scoprire che c’era qualcosa che non andava. E il suo “fiuto” è stato decisivo in questa ingarbugliata e poco edificante vicenda. «Ad un certo punto, la EdilRamon, alle prese con una serie di lavori supplementari in seguito al ritrovamento del muretto tutelato dalla Soprintendenza, ha chiesto al Comune maggiori risorse per portare a compimento gli interventi. Così, è partito un sopralluogo, effettuato dal sottoscritto, che ha permesso di “scoprire” la mancata effettuazione di alcuni lavori: interventi regolarmente contabilizzati ma non realizzati. In un primo momento, li avevo quantificati in 100mila euro. La conseguenza? La risoluzione del contratto con la ditta esecutrice e anche con l’associazione temporanea di professionisti costituita tra l’ingegner Vittorio Ranalletta (capogruppo) e la Saico Ingegneria srl di Venezia (mandante)».
Poi, la EdilRamon è fallita ed è stato affidato ad uno studio esterno l’incarico di redarre quello che in gergo è chiamato “stato di consistenza delle opere eseguite”, in pratica un inventario delle cose fatte (e non fatte). «Ed è grazie a questo approfondimento che si sono accertate sovrafatturazioni per 420mila euro. Tutta la documentazione è stata inviata alla Procura della Repubblica e alla Corte dei conti», l’annuncio di Ussai.

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