Nuovi indizi, il venditore resta in cella

Tiziano Castellani mentre viene accompagnato in carcere

Si aggrava la posizione del presunto omicida dell’anziana di via Puccini e il Riesame conferma la detenzione in carcere

TRIESTE Spuntano nuovi indizi a carico di Tiziano Castellani, 42 anni, l’ex rappresentante di aspirapolveri Vorwerk Folletto ritenuto l’assassino di Nerina Zennaro Molinari, 87 anni. Li ha sfoderati uno ad uno il pm Cristina Bacer durante l’udienza-fiume (quattro ore) davanti ai giudici del Tribunale del riesame presieduto da Enzo Truncellito e composto da Francesco Antoni (relatore) e Marco Casavecchia. Tribunale che alla fine ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare del gip Luigi Dainotti. E ha reso vana l’istanza dell’avvocato Maurizio Mazzarella.

Tiziano Castellani

Castellani - che al momento di uscire dall’aula ha avuto un momento di sconforto - resta in carcere perché gli indizi a suo carico sono diventati ancor più pesanti. Ancor più gravi di quel che erano solo pochi giorni fa.

Li hanno indicati ed elencati in un dossier di 50 pagine depositato nei giorni scorsi gli investigatori della Squadra mobile che, nell’ultima settimana, hanno effettuato una sorta di supplemento di indagine anche in contraddittorio con gli elementi forniti dallo stesso Castellani che si è sempre proclamato innocente.

Il primo nuovo indizio è costituito da un paio di chiavi rintracciato dai poliziotti tra i trenta mazzi recuperati nella casa di Castellani durante la perquisizione. Oltre alle chiavi che aprono la porta della casa di via Puccini teatro dell’omicidio, gli investigatori hanno trovato anche le vecchie chiavi della casa. E cioè quelle che fino a pochi mesi fa aprivano la porta dell’appartamento di Nerina Zennaro Molinari e che circa sei mesi prima dell’omicidio la figlia dell’anziana aveva cambiato assieme alla serratura, dopo la misteriosa sparizione dalla casa di alcuni oggetti tra cui un orologio e una modesta somma di denaro.

Secondo la polizia quelle vecchie chiavi trovate nella casa del sospettato indicano non solo che Castellani se ne era appropriato, ma anche che sarebbe proprio stato l’ex rappresentante di elettrodomestici l’autore del furto degli oggetti che al momento era sembrato fossero misteriosamente spariti assieme alle chiavi. Questo, secondo gli investigatori diretti da Marco Calì, vuol dire che Castellani era andato in casa dell’anziana e le aveva preso - letteralmente sotto il naso - gli oggetti. E che si era tenuto le chiavi (poi diventate inutilizzabili perché sostituite) verosimilmente per tornare in quella casa e portar via qualcosa d’altro.

Il secondo elemento nel dossier degli investigatori fa riferimento alle dichiarazioni rese da Castellani dopo l’arresto. Aveva spiegato il fatto che la sua vettura era stata filmata attorno alle 18 del 22 gennaio mentre passava davanti al commissariato di San Sabba (a pochi metri da via Puccini) perché era impegnato nello sgombero di un appartamento Ater a circa 500 metri da quello di Nerina Zennaro Molinari. Ma gli agenti che hanno verificato, hanno scoperto che il trasloco era sì avvenuto ma alcuni giorni prima dell’omicidio.

Poi sono emersi anche altri elementi. Come quello relativo alla testimonianza di una fiorista sul fatto che l’uomo aveva dichiarato di essere andato nel suo negozio ad acquistare dei fiori per la fidanzata nell’ora dell’omicidio. Gli investigatori hanno avuto la conferma del passaggio di Castellani nel negozio di fiori, ma non è stata accertata l’ora.

Ma c’è di più. Nelle indagini sono spuntate anche alcune posate d’argento. Gli investigatori hanno scoperto che Castellani pochi giorni dopo l’omicidio era andato da un compro-oro per vendere alcune posate di valore. Il commerciante le ha acquistate e poi, come hanno accertato i poliziotti, le ha fuse per ricavare il metallo prezioso. Ma la figlia di Nerina Zennaro Molinari avrebbe riferito che dalla casa mancavano proprio alcune posate la cui descrizione coincide proprio con quelle poi rivendute al compro-oro. Una coincidenza?

Intanto oggi Tiziano Castellani comparirà davanti al gup Luigi Dainotti per un altro episodio di truffa. Sette assegni per l’ammontare di 25mila euro. Secondo l’accusa aveva svuotato il conto corrente di un’anziana con la scusa di effettuarle alcuni lavori di manutenzione.

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