Crnadak: «La Bosnia non è un paradiso per jihadisti»

Il ministro degli Esteri bosniaco Igor Crnadak

Il ministro degli Esteri di Sarajevo a Trieste: «Facciamo parte della coalizione internazionale anti-terrorismo». I servizi vigilano sui campi di addestramento

TRIESTE. Proprio non ci sta. Non accetta che il suo Paese, la Bosnia-Erzegovina, venga etichettata come una sorta di “paradiso per terroristi islamici”. Igor Crnadak, capo della diplomazia di Sarajevo spiega anche come gli Accordi di Dayton, al momento, restano fondamentali per l’architettura istituzionale bosniaca e ricorda il suo affetto per Trieste e il suo cappuccino.

Il terrorismo islamico ha insanguinato l’Europa e c’è un grosso allarme per nuovi possibili attentati. In Bosnia-Erzegovina però ci sono campi di addestramento per jihadisti e sempre dalla Bosnia sono partiti numerosi foreign fighters verso la Siria. Cosa fa il governo di Sarajevo contro queste realtà radicali?

Non è giusto dipingere la Bosnia-Erzegovina come ho letto negli ultimi periodi sui media europei dove si descriveva il mio Paese come una sorta di “paradiso” per i terroristi. Tutto questo è molto lontano dalla verità.

Ma ci sono addirittura dei villaggi che ospitano questi campi...

Sì, è vero ci sono dei villaggi in alcune enclave dove abbiamo notato che si raggruppano questi gruppi radicali, ma sono tutti sotto stretto controllo dei nostri servizi segreti e noi lavoriamo con i Paesi vicini e con gli altri partners mondiali su questo fenomeno. La Bosnia-Erzegovina è un Paese membro della coalizione mondiale contro il terrorismo. Tutte le nostre istituzioni a qualsiasi livello sono tutte impegnate nella lotta al terrorismo e siamo stati il primo Paese dell’area a introdurre la legge che persegue i “foreign fighters”.

E questo irrigidimento anche legislativo funziona?

Certo, ultimamente abbiamo registrato una forte diminuzione di questo fenomeno ed è stato anche processato un primo gruppo di queste persone e due settimane fa abbiamo colpito pesantemente le organizzazioni di reclutamento dei “foreign fighters”.

Qual è allora il suo messaggio?

Non si può giudicare un Paese solamente in base alla presenza di attività terroristiche sul suo territorio, noi continueremo la nostra opera di indagine e di prevenzione contro il terrorismo e vogliamo essere partners attivi nella lotta al terrorismo e non abbiamo mai fatto una sorta di doppio gioco.

Gli Accordi di Dayton del 1995 l’anno scorso hanno “celebrato” i vent’anni dall aloro firma. Ma Dayton è ancora attuale? Va forse emendato se non addirittura sostiuito con altri accordi internazionali?

Abbiamo tenuto numerose conferenze e incontri l’anno scorso in occasione del ventennale degli Accordi di Dayton e io ritengo che l giorno d’oggi non ci sia alcun soggetto che abbia le energie per cercare di riscrivere Dayton.

Quale deve essere allora l’atteggiamento politico e istituzionale?

Ritengo che dobbiamo lavorare tutti uniti nel meccanismo che abbiamo per concludere definitivamente il processo di riconciliazione, costruire una maggiore fiducia tra di noi (serbi, croati e bosgnacchi ndr.) ed è per questo che penso che ilnuovo approccio dell’Unione europea alla Bosnia-Erzegovina è di grande aiuto perché rispetta e prende in considerazione tutti i livelli di governo e permette che serbi e bosgnacchi e entrambe le entità statuali, Republika Srpska e la Federazione di Bosnia-Erzegovina lavorino senza pressioni e tutto ciò ci dà un’ottima prospettiva per mettere in atto i dettami relativi all’Accordi di associazione con l’Ue in vigore dal febbraio 2015.

Come valuta la vittoria del premier serbo Aleksandar Vucic alle recenti elezioni politiche?

Non posso che congratularmi nuovamente con lui e il suo partito per la vittoria alle urne.

Allora che cosa si attende da Vucic?

Ci aspettiamo che la politica del prossimo governo in questa regione non cambi. Noi abbiamo un’ottima cooperazione con la Serbia. Lo scorso anno abbiamo avuto per la prima volta una sessione comune dei due governi e si sono evidenziati molti progetti infrastrutturali di interesse reciproco e quindi noi siamo impegnati a proseguire su questo buon livello di relazioni e di dialogo.

Qual è il ruolo di Sarajevo e Belgrado nel processo di integrazione europea dei Balcani occidentali?

È un ruolo fondamentale perché sia la Serbia che la Bosnia-Erzegovina guardano all’Ue e si muovono in direzione dell’adesione, così spero che la collaborazione anche in questo tema tra i due Paesi prosegua.

Che cosa unisce Trieste a Sarajevo?

Personalmente ho grossi legami con Trieste. Sono spesso qui con la mia famiglia per divertirmi e per bere i suo cappuccino.

E al di là delle suggestioni dei sapori di caffè?

Ritengo che Trieste sia particolarmente importante per la Bosnia-Erzegovina perché è la sede del Segretariato generale dell’Ince che noi stiamo presiedendo e che può offrire grandi opportunità a queste terre.

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