Generali, inizia l'era Donnet: una compagnia più leggera e innovativa FOTO

Galateri, Donnet e Minali all'assemblea delle Assicurazioni Generali a Trieste (foto Lasorte)

All'assemblea di Trieste eletto il nuovo cda a 13: resta in carica fino al 2018. Il cfo Minali: "Titolo sottoperformato, ma significativi dividendi nei prossimi anni". Galateri: "Basta con la vecchia storia" della sudditanza a Mediobanca

TRIESTE Una compagnia più «leggera», sempre più innovativa, secondo i dettami dello sviluppo dei servizi in cloud computing e nell'analisi dei «big data». Sono le frontiere del triennio delineate per le Generali dai rinnovati vertici, nell'assemblea che segna l'avvio dell'era di Philippe Donnet come capo azienda, dopo l'improvvisa uscita di Mario Greco a gennaio.

Un'esigenza che è stata espressa esplicitamente da tutti i rappresentanti del board, rinnovato e ampliato per il prossimo triennio, con l'elezione di 13 membri di cui due dalla lista della minoranza Assogestioni, che riceve il 32,15% dei voti presenti in sala contro il 67,41% del "listone" di Mediobanca, che aveva comunque auspicato un «consenso allargato» per i propri rappresentanti. «Un gruppo più semplice, più veloce e più connesso, focalizzato sulle esigenze dei clienti e degli agenti», è il manifesto illustrato all'assemblea da Donnet, con un «rapporto di fiducia e trasparenza con cda e azionisti, perché continuino a credere in noi, anche attraverso una giusta remunerazione del capitale investito».

Così come il cfo Alberto Minali poco dopo ha detto di confidare «di poter distribuire un ammontare significativo di dividendi nei prossimi anni». Segno che la compagnia vuole tener conto dei propri azionisti, di fronte a un andamento del titolo che da anni non soddisfa, anche nel rapporto con gli altri competitor europei. «Non siamo contenti della performance del titolo - ha rimarcato Minali - e pensiamo sia sottoperformato rispetto agli altri assicuratori e all'indice. Unica consolazione è vedere che coloro i quali emettono raccomandazioni di vendita sono pochi, in un rapporto di uno a tre rispetto a quelli che consigliano l'acquisto», ha puntualizzato.

Donnet ha ricordato che Generali è «un marchio potente, riconosciuto in tutto mondo, una presenza con radici profonde in Europa e capillare nel mondo, focalizzato sul core business e nell'orientamento al cliente rafforzato». Un quadro che in sostanza ricalca nelle intenzioni il lavoro portato avanti nel triennio trascorso da Greco, e al quale evidentemente il nuovo ceo si riaggancerà.

In un panorama, continentale e mondiale, non favorevole alle attività di assicurazione, con tassi d'interesse ai minimi storici, regolamentazioni sempre più stringenti, la direttiva Solvency II e altre normative in arrivo. Intanto la Compagnia si vuole liberare di alcuni «pesi» e rimarcare la propria indipendenza: lo fa il presidente Galateri, quando replica a un azionista dicendo «basta con questa vecchia storia» della sudditanza a Mediobanca. Ma lo fa anche Minali quando annuncia azioni di tutela nei confronti della Popolare di Vicenza - di cui non sottoscriverà l'aumento di capitale - e precisa che l'astensione dalla richiesta di azione legale contro gli ex vertici all'ultima assemblea è stata dettata solo da regole interne di comportamento, e «non significa voto contrario».

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