Fosfoetanolamina in Brasile sotto i riflettori

Fosfoetanolamina

Il governo Rousseff ha approvato una legge che consente l'utilizzo della molecola perr la terapia dei tumori, senza uno straccio di prova che funzioni, salvo alcuni vecchi e discutibili esperimenti sulle cellule e nei topi

TRIESTE La molecola chimica di chiama fosfoetanolamina, e sarebbe rimasta nei libri degli studenti di biologia e medicina nel capitolo che descrive la composizione della membrana delle cellule se non fosse stata portata alla ribalta in queste settimane da una polemica vibrante che sta dilagando in Brasile. Il 14 aprile scorso, il governo presieduto da Dilma Rousseff, al centro di una serie di scandali fiscali e con il rischio di subire l'impeachment, ha approvato una legge consente l'utilizzo della fosfoetanolamina per la terapia dei tumori. E questo senza uno straccio di prova che funzioni, salvo alcuni vecchi e discutibili esperimenti sulle cellule e nei topi, e in barba alla necessità che i farmaci siano approvati dall'agenzia brasiliana del farmaco, l'equivalente della Fda americana o della nostra Aifa. E contro il parere di tutto l'establishment scientifico e clinico del Paese.

La storia è iniziata all'inizio degli anni '90, quando un chimico dell'Università di San Paolo aveva sintetizzato la fosfoetanolamina nel proprio laboratorio e cominciato a distribuirla ai pazienti oncologici gratuitamente, senza peraltro nessuno studio clinico e nessuna approvazione da parte delle autorità regolatorie. Quando l'Università aveva cercato di chiudere questo laboratorio nel giugno del 2014, più di 15,000 persone l'avevano citata in giudizio; diversi giudici avevano poi sentenziato a loro favore, intimando che il farmaco continuasse a essere prodotto. Con la nuova legge, tutto è ancora più semplice: per avere le pillole di fosfoetanolamina basta soltanto un certificato medico con una diagnosi di tumore.

L'anno scorso il Ministero della Scienza brasiliano aveva impegnato quasi 3 milioni di dollari in studi preclinici sulla molecola. I risultati iniziali, resi pubblici lo scorso mese, non soltanto hanno mostrato che le pillole miracolose in questione in realtà non sono efficaci contro le cellule tumorali, ma anche che queste, di fosfoetanolamina, ne contengono non più del 30%.

Pazienti disperati, giudici disinformati e politici populisti fanno parte di un dejà vu per chi vive in Italia, che tra Di Bella e Stamina di vicende analoghe ne hanno vissute. Rimane anche in questo caso il senso di amarezza e impotenza di medici e scienziati: Jailson Bittencourt de Andrade, Segretario per le politiche di ricerca e sviluppo del Ministero della Scienza e Tecnologia del Brasile e valente professore di chimica a Bahia, ha rivolto un appello sconsolato ai pazienti che hanno un tumore per scongiurarli di non abbandonare le terapie tradizionali, in attesa dei risultati di una sperimentazione clinica ufficiale che intanto è partita, ma che non sarà conclusa prima di diversi mesi.

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