Dal boom alla sparizione: il giallo dei voucher

La vetrina di un negozio

La corsa al lavoro accessorio vede il Friuli Venezia Giulia in pole position. Nel 2015 venduti 5,3 milioni di buoni ma uno su quattro non è stato riscosso

TRIESTE. Con oltre cinque milioni di voucher venduti nel 2015, il Friuli Venezia Giulia è la seconda regione in Italia per incidenza del cosiddetto lavoro accessorio, in relazione ai propri livelli occupazionali. Nell’era della flessibilità e delle tutele fragili, il fenomeno interessa chi presta la propria opera al di fuori delle forme contrattuali tipiche del lavoro subordinato, a patto che i compensi annui non superino i 7mila euro netti.

Circa 50mila persone hanno usufruito nel 2015 in regione di tale metodo di pagamento, retribuite con buoni lavoro nell’ambito di attività saltuarie e quindi a forte rischio di essere svolte fuori dalla legalità, e senza garanzie per i lavoratori: una minoranza cospicua pari al 2,3% della manodopera occupata in regione. In un paese ad alto tasso di “nero” come l’Italia, i voucher sono nati proprio con l’idea di incentivare il trattamento regolare delle attività a singhiozzo e stagionali, ma l’applicazione dello strumento presenta ancora coni d’ombra, come emerge dall’indagine condotta da Ires Fvg su dati Inps e Istat.

Da essa si evidenzia infatti uno scarto sensibile tra il numero di tagliandi venduti ai datori di lavoro e quelli effettivamente riscossi dai loro dipendenti: i buoni staccati nel 2015 in regione sono stati 5,3 milioni, ma quelli incassati si arrestano a poco meno di 4, con una differenza di oltre un milione di voucher apparentemente volatilizzati nel nulla. Il problema interessa tutta la penisola, se i 115 milioni di tagliandi venduti nel 2015 in Italia (per un valore complessivo di oltre un miliardo di euro) sono corrisposti a 88 milioni di buoni lavoro riscossi: il 76% del totale. Il problema è stato evidenziato a fine marzo in un report del ministero del Lavoro e dell’Inps, al cui interno si auspicava appunto la completa tracciabilità dei ticket, per evitare «comportamenti illegali ed elusivi delle aziende che acquistano il voucher, comunicano l’intenzione di utilizzarlo ma poi lo usano solo in caso di controllo da parte di un ispettore del lavoro».

Un rischio ben presente in Fvg, dove i buoni incassati sono il 74,6% di quelli erogati e dove i lavoratori interessati hanno ricevuto mediamente 78 tagliandi, per un compenso netto di 587 euro. Percentuali peggiori si riscontrano solo in Umbria, Sicilia, Calabria, Valle d'Aosta e Lazio, mentre l’ultima posizione è occupata dal Trentino Alto Adige, dove il numero di buoni riscossi nel 2015 è pari ad appena metà di quelli messi in circolazione.

Dopo le Marche (2,4%), il Friuli Venezia Giulia è la regione italiana in cui lo strumento riguarda la percentuale più alta di lavoratori: con il suo 2,3% si colloca ben al di sopra della media italiana (1,3%). Fra le macroregioni è il Nordest a segnare i livelli più alti (1,9%). Per quanto riguarda invece le cifre assolute, i lavoratori pagati con voucher in Fvg sono stati 50mila nel 2015, con un aumento dell’8% rispetto al 2014. Si tratta dell’incremento più basso d’Italia dopo quello del Trentino Alto Adige, addirittura in contrazione (-9%). Per tutte le altre regioni la crescita è sempre in doppia cifra, con una media nazionale del +36%, in un paese che nel 2015 ha toccato 1,4 milioni di lavoratori pagati con voucher, contro il milione quasi tondo del 2014. Come spiega il ricercatore di Ires Fvg, Alessandro Russo, «il Nordest è in generale l’area che mostra variazioni inferiori rispetto al resto del paese»: è la conseguenza del fatto che il fenomeno dei buoni lavoro si è affermato già da alcuni anni e sono le altre regioni a dover colmare il gap. Non che ciò comporti un processo virtuoso, anzi, posto che il continuo incremento dei buoni lavoro si spiega non solo con l’utilizzo previsto, legato all’emersione del lavoro intermittente, ma anche con il tentativo da parte di alcune imprese di pagare i dipendenti meno di quanto previsto da contratti di tipo subordinato.

A usufruire dei voucher sono in particolare i giovani: in Fvg circa metà dei 50mila sono lavoratori al di sotto dei 35 anni. L’elemento femminile è leggermente prevalente, con un 56% di donne sul totale dei “lavoratori accessori”. La quota femminile impiegata in attività retribuite con buoni lavoro è la più elevata a livello nazionale dopo quella della Valle d’Aosta: le donne risultano maggioritarie in ogni settore, tranne che nelle attività agricole e in quelle di giardinaggio e pulizia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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