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Trieste, baruffa all’obitorio sullo scambio di salme

AcegasApsAmga si scusa ma chiama in causa la ditta di onoranze funebri. La replica: «È l’ex municipalizzata a prelevare i corpi. Andremo da un legale»

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L'urna contenente le ceneri di Vera Vidali 

TRIESTE L’AcegasApsAmga, la società che per conto del Comune gestisce i servizi cimiteriali, fa mea culpa e ammette l’errore, almeno parzialmente. È stato un loro addetto a incappare nel tragico equivoco tra i due cadaveri che avevano lo stesso cognome. L’operatore aveva prelevato dalla cella frigorifera il corpo della settantenne Vera Vidali, che poi è stata cremata con tanto di funerale, anziché quello di Nivea Vidali.
Un clamoroso caso di macabra omonimia avvenuto nelle scorse settimane nell’obitorio di via Costalunga scoperto in questi giorni quando i familiari di Vera si stavano preparando per le esequie della propria cara.

Vera Vidali 

Ma la vicenda, per quanto tragica, si tinge di grottesco: all’obitorio avrebbero sbagliato non una, ma due volte. La prima quando si trattava di preparare la salma di Nivea Vidali per la cerimonia. In quella circostanza avevano preso Vera. Qualche giorno fa, quando era arrivato il momento del funerale della settantenne, hanno preso dal frigo Nivea. Certo, ormai la povera Vera non c’era più, era già stata cremata, ma gli operatori dell’AcegasApsAmga non si sarebbero accorti di avere davanti la salma sbagliata. L’inghippo sarebbe stato notato appena dopo dai dipendenti della ditta “Trieste onoranze e trasporti funebri” che hanno allertato la famiglia.

Sulla triste sorte di Vera Vidali, tra l’altro, incombe anche un’indagine della Procura di Trieste interpellata dagli stessi familiari per fare luce sulle circostanze che avevano portato alla morte della parente la notte tra il 10 e l’11 marzo. L’anziana si era sentita male nella propria abitazione di via Pirandello ed era deceduta, come è stato accertato dall’autopsia, a causa di un problema cardiaco. Che, per i soccorritori del 118, era invece soltanto influenza. Ma il dramma è continuato anche dopo il trapasso con la stupefacente svista tra salme, le cui responsabilità sono state appurata ieri, nel tardo pomeriggio, dalla stessa AcegasApsAmga che ha passato al setaccio le registrazioni delle telecamere interne.

Un abbaglio, per quanto imbarazzante, che sarebbe stato facilmente evitabile con il riconoscimento del corpo da parte dei parenti. Riconoscimento mai avvenuto perché il cadavere, che è stato un mese e mezzo in una cella frigorifera a disposizione della Procura, si presentava compromesso dall’autopsia. Di qui la decisione degli addetti cimiteriali di sigillare la bara. Ma la multiutility, che attraverso il proprio ufficio stampa rivolge profonde scuse per la triste vicenda, non si assume tutte le colpe: «È vero, abbiamo prelevato un altro corpo, da parte nostra c’è stata certamente una negligenza.

Ma dalle immagini video è chiarissimo che gli addetti della ditta di onoranze funebri (l’Alabarda, ndr) che vengono a prelevare il corpo non hanno controllato il bracciale di riconoscimento confrontandolo con la documentazione. E hanno chiuso la cassa riportando un nome errato. Inoltre la signora Nivea aveva una corporatura molto esile, pesava 40 chili, mentre quella che è stata prelevata aveva una mole decisamente diversa. La responsabilità è dell’agenzia».

Ieri è andato in scena uno scambio di accuse. La versione fornita da AcegasApsAmga è respinta categoricamente dalla ditta incaricata. «In nessun modo il mio dipendente poteva essere a conoscenza che in quel momento in obitorio c’erano due salme con lo stesso cognome» spiega Michele Semacchi, amministratore dell’Alabarda. «Il mio collaboratore si trova già i morti preparati. Ha trovato una barella con il sacco nero e il cartellino e ha preso il corpo. Se saremo giudicati responsabili ci metteremo la faccia, ma va chiarito che noi non avevamo modo di sbagliare: è l’AcegasApsAmga che preleva le salme dai frigoriferi. Per quale motivo il mio collaboratore doveva avere dubbi sul cadavere che si è trovato davanti?» incalza Semacchi.

«Facciamo tra gli 800 e i 900 funerali l’anno, non è mai accaduto niente. Comunque lì all’obitorio avrebbero dovuto far capire, magari con un cartello, che in quel momento c’erano due persone con lo stesso cognome. Chiediamo pubblicamente scusa per rispetto nei confronti dei familiari, anche se non ci riteniamo i primi responsabili dell’accaduto. In ogni caso, a tutela del nostro nome, la questione sarà messa nella mani di un avvocato per fare chiarezza fino in fondo». Il nodo, insomma, è capire chi avrebbe dovuto fare cosa. Cioè se oltre al prelievo della salma dalla cella frigorifera, che spetta agli addetti AcegasApsAmga, i dipendenti delle aziende funerarie devono verificare a loro volta la corrispondenza esatta del cadavere.

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