Trieste, ressa al pronto soccorso, barelle esaurite

La fila di ambulanze davanti al pronto soccorso (Bruni)

Le lettighe mancanti sono state prese in prestito dalle ambulanze “costrette” a rimanere ferme fino a emergenza rientrata

TRIESTE Barelle esaurite per troppi pazienti? Ecco allora che arrivano i nostri: le ambulanze si fermano nel garage dove di norma ”recapitano” all’ospedale persone infortunate o colte da malore e ”prestano” pure le loro barelle. Il fatto è che così, anziché ripartire e rimettersi nel circolo del sistema d’emergenza, restano ferme in quel garage finché un paziente (o perché sta meglio e viene dimesso o perché viene ricoverato) non lascia la lettiga di fortuna. Che, a quel punto viene restituita all’ambulanza, di nuovo nelle condizioni di muoversi con tutti i pezzi al loro posto.

Sono scene da una ressa al Pronto soccorso di Cattinara nemmeno troppo insolite, dicono, ma che ultimamente, in questi giorni e ieri in particolare, si sarebbero ripetute a livelli record. Al punto che proprio ieri (forse perché nell’occasione, di ambulanze ferme, ce n’erano di più e non potevano passare inosservate o forse, ancora, perché ci sono rimaste più tempo di altre volte) è scoppiato il caso. La scintilla è stata che, nel primo pomeriggio, se ne sarebbero contate financo quattro in sosta contemporaneamente, e tale scenario sarebbe andato avanti per almeno un’oretta, con alcuni di quei pazienti arrivati a Cattinara su quelle stesse ambulanze ”parcheggiati” a propria volta nella zona di primo accoglimento del cosiddetto ”triage”. «Si tratta di fenomeni fisiologici cui, quando accadono, siamo in grado di far fronte, anche perché il turn-over dei pazienti di prassi è rapido e così queste situazioni, nel momento in cui si presentano, durano appunto qualche minuto. Stavolta, ad esserne coinvolte, sono state un paio d’ambulanze, ferme per non più di venti minuti. Chi raccolta altro racconta il falso», la perentorietà del commissario della sanità triestina Nicola Delli Quadri. Erano le cinque del pomeriggio e a quel punto, assicurava Delli Quadri, non c’era più alcun mezzo del 118 fermo ai piedi dell’ospedale: «Tutte le ambulanze sono ora libere e circolanti».

Andava finendo una giornata di quelle intense, al Pronto soccorso di Cattinara. Verso le sette di sera, in effetti, si contava una sessantina di pazienti in carico, di cui la metà al ”triage”. C’erano ancora barelle dappertutto, anche se tutte di proprietà dell’ospedale. Non era la conseguenza né di un qualche maxi-incidente appena capitato né di una misteriosa epidemia tenuta nascosta. È piuttosto la conferma, al rialzo, di una tendenza su cui Delli Quadri ha già dichiarato, di recente, di voler indagare. La media di accessi ai due pronti soccorso della città viaggiava fino all’anno scorso sui 190 al giorno (130 a Cattinara e 60 al Maggiore), da gennaio in qua è schizzata del 10% all’insu, di almeno 20 pazienti ogni 24 ore. Caso ha voluto che poi, dopo la pubblicazione di questi e altri dati, nell’ultima settimana il numero degli accessi sia salito ancora, e ancora, esplodendo in particolare lo scorso lunedì, con addirittura più di 260 pazienti in carico fra Maggiore e soprattutto Cattinara, dove si sta ripresentando a decine il fenomeno dei fuori reparto. Proprio ieri sera, sempre alle sette, a cinque ore dalla chiusura statistica della giornata, gli accessi avevano già sfondato quota 200. C’è qualche filtro che sta funzionando male? Delli Quadri non si permette di sentenziare, quantomeno pubblicamente, prima di aver concluso le indagini che ha impostato: «Speravo che un simile trend rallentasse, non è successo. Stiamo cercando di capire, ma intanto i pazienti arrivano, continuano ad arrivare e a chi viene al Pronto soccorso è nostro dovere anzitutto dare le risposte di cui ha bisogno. L’analisi del fenomeno viene dopo questa priorità».

L’eccezionalità della giornata di ieri però non è sfuggita a mondo politico e sindacale. Così Claudio Giacomelli di Fratelli d’Italia: «Un fatto gravissimo. Proporremo al nostro consigliere regionale Luca Ciriani di presentare un’interrogazione per capire come sia possibile che restino immobilizzate quattro ambulanze in un ospedale. Se ci fosse stato bisogno di questi mezzi in città, cosa sarebbe successo?». All’attacco anche Matteo Modica dell’Ugl Sanità: «Credo che quanto accaduto sia la dimostrazione di come le politiche sanitarie della Regione siano inadatte e sbagliate. Chiedo alla Regione stessa di aprire allora un serio confronto, facendo un passo indietro rispetto alle decisioni assunte».

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