«Sulle domande d’asilo respinte a Gorizia il 100% di ricorsi»

Profughi accampati a Gorizia

Mauro (Commissione di Gorizia): dinieghi e impugnazioni, ci sono persone che vanno avanti così dal 2007

GORIZIA. «Il problema non sono le domande d'asilo, sono i ricorsi». Nel giorno in cui l'agenzia europea Frontex pubblica gli impressionanti dati dell'Ufficio europeo per l'asilo, il presidente della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Gorizia pone l'accento su una questione non secondaria. Dal suo ufficio di piazza Vittoria, il vice prefetto Massimo Mauro osservare il fenomeno migratorio con gli occhi del tecnico e spiega cosa accade in caso di respingimento della richiesta di asilo. «Chi riceve il diniego, impugna il provvedimento. Succede praticamente nel 100% dei casi e questo innesca situazioni paradossali che vanno oltre ogni limite immaginabile».

In caso non sussistano i requisiti per una delle fattispecie di protezione internazionale previste, gli stranieri anziché lasciare l'Italia, guadagnano tempo presentando ricorso. Se questo viene rigettato, giocano la carta dell'appello dove, di solito, il giudice conferma la sentenza di primo grado. Per ricorrere in Cassazione avrebbero bisogno di motivi di diritto che di norma non sussistono. Questo unito ai costi elevati del terzo grado di giudizio li spinge a sparire temporaneamente dalla circolazione, salvo poi rimaterializzarsi - magari con un alias - per presentare una nuova domanda d'asilo; domanda che la commissione dichiara puntualmente inammissibile.

Questo però non rappresenta un problema perché lo straniero impugna ancora una volta il provvedimento. «Ci sono persone che vanno avanti così dal 2007», spiega il presidente Mauro evidenziando: «Sono cose che poi fanno male a tutti. Il diritto d'asilo è sacrosanto e va difeso, ma ci sono situazioni che non hanno niente a che vedere con i casi previsti dalla legge». L'istituzione di una Commissione territoriale a Verona ha ridotto la mole di lavoro che pesava su Gorizia, ma per evadere il maggior numero possibile di richieste in tempi sufficientemente rapidi, in piazza Vittoria si tengono audizioni anche al sabato. «Stiamo aumentando l'attività: prendiamo in esame dalle 14 alle 16 domande al giorno e il provvedimento definitivo arriva in 20/30 giorni. Adesso stiamo convocando chi è arrivato a gennaio. Nei giorni scorsi ci è stato dato l'ok anche per 150 “dublinanti” che erano in sospeso dallo scorso anno. Questi verranno convocati prioritariamente, ma cercheremo di mandare avanti anche tutto il resto».

Il meccanismo è complicato. I minori non accompagnati e le donne soggette a tratta hanno la precedenza, ma un ruolo importante sulle "liste di attesa" lo gioca anche la disponibilità degli interpreti. «Tentiamo di usare il buon senso e di organizzarci per evitare sprechi», dice Mauro evidenziando un altro limite del sistema: «L'Italia è uno dei pochi Paesi che non ha recepito il principio di ricollocamento, cioè di rimpatrio in zone non pericolose per il migrante a cui non viene riconosciuta la protezione internazionale. Germania, Inghilterra, Svezia e molti altri Paesi lo fanno regolarmente, l'Italia no e questo alimenta il fenomeno del “turismo” dei richiedenti asilo. Per questo occorrerebbe un sistema unico per tutti i 27 Paesi dell'Unione europea».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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