Monfalcone, sgominata la banda delle slot VIDEO

Arrestato un serbo di 50 anni per furto aggravato. Aveva “lavorato” cinque ore depredando 40mila euro dalle macchinette del bar cinese di via Primo Maggio. La svolta dopo un mese di indagini e pedinamenti da parte dei carabinieri. Decisive le riprese della telecamera

MONFALCONE Un tassello alla volta, tutte le “pedine” della banda di serbi smantellata dai carabinieri di Monfalcone dopo un mese di serrate indagini sono andate al loro posto. E alla fine i militari sono riusciti ad arrestare l’autore materiale del maxi-colpo alla sala slot cinese di via Primo maggio, che lo scorso febbraio era scappato via con un bottino di 40mila euro lasciando sul terreno ventisei carcasse di macchinette, sventrate per rastrellare ogni moneta dopo aver "lavorato" per cinque ore.

Lo scassinatore di slot in azione a Monfalcone

Il ladro, Z.P di 50 anni, dopo essersi calato da un intercapedine delle toilette del confinante Centro Danza ed essersi sfilato, camminando carponi, dai sensori del sistema d’allarme, poi disattivato, si era dato da fare all’interno della “Zhou Xujun”, locale che si affaccia sulla strada regionale 14. Indisturbato, ché tanto fuori c’era un palo a tener d’occhio la situazione, aveva inoltre prelevato denaro da due cambiamonete e sgraffignato svariati Gratta e vinci per un valore complessivo di 4mila euro.

Proprio i tagliandi della Dea Bendata, in seguito ricostruiti nelle esatte serie numeriche dai carabinieri e tenuti sotto osservazione attendendo al varco un’eventuale riscossione delle vincite, hanno consentito agli investigatori di inchiodare definitivamente il serbo, arrestato per furto aggravato una settimana fa, a denunciare altri due complici e a sequestrare a 48 ore di distanza diversa refurtiva rintracciata su un furgone, che verrà ora restituita ai legittimi proprietari, tutti veneti.

Gli attrezzi sequestrati allo scassinatore di slot

Sì, perché oltre a essere un «malvivente di spessore» - come asserito ieri in conferenza stampa dal comandante Daniele Panighello e dal suo vice, tenente Robert Irlandese - specializzato nel furto di slot, con precedenti specifici, l’uomo residente nel Vicentino è inoltre sospettato, assieme ai complici, di essere coinvolto in numerosi furti della zona riguardanti pannelli solari, attrezzature agricole ed elettriche. Oggetti da rivendere poi su internet. Un personaggio scaltro, guardingo, difficile da prendere, che si muoveva su una vettura intestata ad altra persona e una patente falsa.

Quando i carabinieri del Nucleo operativo di via Sant’Anna sono arrivati a Z.P., lui aveva già mezzo piede fuori dal paese, diretto in Serbia. Negli ultimi tempi, insospettitosi dai pedinamenti dei militari monfalconesi, che in trasferta nel Vicentino per più giorni, di notte, seguivano le sue mosse, aveva già predisposto la fuga. Il 50enne serbo è stato così arrestato attorno alle 21 al Lisert, mentre si trovava a bordo di un autobus di lunga percorrenza, che effettua spostamenti all’estero. Addosso, impacchettate in sacchetti di plastica, i carabinieri del Norm gli hanno trovato banconote di vario taglio, infilate nelle mutande, per seimila euro, presumibilmente frutto di reati.

Nel suo trolley, anziché vestiti, hanno reperito un autentico “kit da ladro”: vari arnesi da scasso, fra cui un avvitatore a batterie, una smerigliatrice a disco a batterie, una piccola torcia e altro materiale, più soldi in monete da uno e due euro, tipiche dei cambiamonete e slot. A detta dei militari, peraltro, la pila assomiglia molto a quella immortalata nella bocca del ladro mentre prelevava il denaro dalle macchinette di via Primo maggio, dopo averle aperte con la flex.

Ripercorrere a ritroso il raid del serbo, per risalire alla sua identità e ai complici non è stato semplice. Intanto perché le telecamere del circuito interno della sala Vlt ritraevano solo un uomo con abiti scuri, guanti e un berretto ben calato in testa, a travisarne il volto. E poi perché si è trattato di incrociare un’incredibile quantità di dati: relativi alle celle telefoniche attive nel lasso di quelle cinque ore e alle targhe delle auto transitate sulla sr14.

Dunque depennato dalla lunghissima rosa di nomi chi non c’entrava affatto, i militari hanno isolato un’auto sospetta, che in quel frangente si dirigeva al Lisert per uscire al casello di Vicenza, base logistica della banda in trasferta a Monfalcone. Cruciale l’apporto dei Ris di Parma sui rilievi dattiloscopici effettuati, che hanno consentito di isolare alcune impronte papillari sulla scena. Messi insieme, tutti i dati hanno consentito una precisa ricostruzione dei fatti. Di qui l’arresto, per evidente pericolo di fuga.

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