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A Trieste l’afghano che insegna la pastorizia ai disabili

Javed, trent’anni, è diventato una colonna dell’associazione Terra del Sorriso. Prende ogni giorno l’autobus con i ragazzi e li accompagna nell’attività lavorativa

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Javed Mamond a Repen (foto Serra) 

TRIESTE È in Italia dal settembre 2014. Nella valigia che lo ha accompagnato lungo la rotta balcanica, attraverso Macedonia, Serbia e Slovenia, solo un italiano stentato e un’esperienza come pastore di pecore maturata in Grecia, dove ha lavorato per sette anni. Poi l’arrivo in Friuli Venezia Giulia e la presa in carico da parte del Consorzio italiano di solidarietà, l’Ics di Trieste, che gli ha trovato casa e un nuovo lavoro, insegnandogli a parlare un buon italiano e inserendolo nel progetto Sprar “di accoglienza e formazione a giovani richiedenti asilo meritevoli”. Oggi Javed Mamond, afghano della provincia di Kunar, al confine con il Pakistan, è un esempio di integrazione ben riuscita. Trent’anni, un volto solare e un sorriso che abbatte ogni barriera, Javed è diventato una colonna portante dell’associazione di volontariato Terra del Sorriso (TdS) onlus, che coinvolge ragazzi diversamente abili in attività di pastorizia e tutela ambientale nel comune di Monrupino.

Il suo ingresso nell’associazione risale al novembre 2015, per interessamento dell’Ics, e introduce un elemento di rafforzamento logistico per la onlus guidata da Bianca Mestroni. «L’arrivo di Javed si è rivelato provvidenziale non solo per la tempistica, ma anche per la grande professionalità e disponibilità che questo ragazzo ha sempre mostrato» conferma la presidente di Terra del Sorriso. Fin dall’inizio, infatti, Javed, ha mostrato estrema sensibilità per i ragazzi disabili e un grandissimo senso di collaborazione: ogni giorno tutti assieme prendono l’autobus dal centro città e salgono fino a Repen per iniziare la giornata lavorativa.

Haron, Enrico, Javed, Luca e Maurizio (foto Serra) 

«In Afghanistan, dove ho lasciato mia madre e quattro tra fratelli e sorelle, avevo un negozio di frutta e verdura» racconta Javed mentre tiene d’occhio le pecore e fischia comandi ai cani che lo aiutano a mantenere l’ordine. «A un certo punto, siccome la situazione con i taliban era diventata difficile, ho deciso che era il momento di lasciare il mio paese e sono andato in Grecia, a Creta, dove ho fatto il pastore per sette anni».

Da lì si è diretto in Italia risalendo i Balcani. A Trieste, grazie all’interessamento dell’Ics, ha ottenuto il permesso di soggiorno e la condizione di protezione sussidiaria, che viene concessa a chi «correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno se ritornasse nel paese di origine» (D. Lgs. 251/2007).

«Javed beneficia della protezione sussidiaria - conferma Stefano Tieri, portavoce dell’Ics - perché la Questura ha riconosciuto che, se rientrasse in Afghanistan, i danni che potrebbe subire sarebbero non di poco conto: condanna a morte, tortura, violenza indiscriminata».

Ben venga, dunque, la possibilità di rimanere a Trieste, dove peraltro si sta impegnando con ottimismo e ottimi risultati: studia italiano e svolge attività di volontariato in un’associazione locale. «Per il suo entusiasmo e per la precisione con cui lavora - spiega Haron Marucelli, tutor di Javed all’associazione Terra del Sorriso - da collaboratore volontario, Javed è stato promosso quasi subito collaboratore a vaucher e oggi riceve una paga che gli permette di compiere un primo passo verso una piena integrazione lavorativa nel nostro paese».

Il 29 febbraio scorso Javed ha iniziato un periodo di tirocinio della durata di sei mesi, nell’ambito del progetto Garanzia Giovani Pipol (Piano integrato di politiche per l’occupazione e per il lavoro) approvato dalla Regione per favorire la collocazione o ricollocazione lavorativa di chi è escluso dal mercato del lavoro, e realizzato in collaborazione con l’Enaip Fvg. «Nel suo futuro prevediamo un prolungamento lavorativo con la nostra associazione - dice Mestroni - anche perché questo ragazzo è un esempio concreto di come l’integrazione non solo sia doverosa, ma possibile e spesso assai più semplice di quanto si pensi». E Javed che dice? «Trieste mi piace. Mi piace il mare, mi piace Barcola. Vorrei restare. Qui mi sento bene».

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