In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Trieste, salta il concordato: fallisce la Imprefond

Il giudice Venier ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’ex ad Sergas. L’indebitamento ammonta a tre milioni di euro

2 minuti di lettura
La Imprefond aveva lavorato per la realizzazione del Park San Giusto 

TRIESTE La Imprefond ha gettato la spugna. Nessun concordato, ma il fallimento. La sentenza di eutanasia che chiude sostanzialmente l’ossigeno finanziario all’importante società edile triestina specializzata nei lavori del sottosuolo - l’ultimo realizzato è stato quello del Park San Giusto - è stata pronunciata dal giudice Daniele Venier. Che ha dichiarato inammissibile il ricorso contenente la domanda di concordato presentato lo scorso ottobre dall’amministratore Franco Sergas d’intesa con il socio Dario Gubertini.

Insomma, stop. La parola al tribunale. Quella tentata da Sergas e Gubertini è stata una procedura giudiziaria subordinata alla definizione di un piano per ripagare almeno una buona parte dei debiti che in un primo momento ammontavano a oltre 3 milioni di euro. Ma si era parlato anche di 5 milioni.

Il piano chiesto dal giudice non è stato possibile chiuderlo. E così il giudice stesso ha dovuto decidere fissando per il 5 luglio l’adunanza dei creditori e nominando curatore lo stesso commissario giudiziale, il commercialista Mario Giamporcaro.

«Abbiamo chiesto il fallimento in proprio», ammette Sergas con una evidente amarezza. «Ma - precisa - è un fallimento che non avrebbe dovuto avvenire. Perché ce l’abbiamo messa tutta». Aggiunge: «Non siamo riusciti a rispettare i tempi. La legge è cambiata. Siamo stati costretti dalla realtà ma questa è stata l’unica scelta possibile. E pensare che eravamo quasi riusciti a saldare almeno una parte dei debiti. Mancava sul 20 per cento previsto solo il 2-3 per cento per poter presentare il piano al giudice. Una volta si poteva accedere al concordato con il 10-15 per cento dei debiti ripagati, ora invece occorre arrivare alla soglia del 20 per cento...». Continua: «Avevamo già raccolto parecchie offerte di vendita...».

Quella della Imprefond - una tra le imprese più importanti di Trieste - è stata una drammatica corsa contro il tempo. L’intenzione del curatore all’inizio è stata quella di puntare alla definizione di un concordato di tipo misto liquidando tutti i debiti possibili e contestualmente eliminando alcuni cantieri ritenuti non strategici nella politica aziendale. Ma non è bastato.

Anche se Giamporcaro ha agito con assoluta tempestività prima che le crepe della crisi finanziaria intaccassero irreparabilmente la debole struttura aziendale, alla fine il giudice ha dovuto chiudere il rubinetto dell’ossigeno e pronunciare la sentenza di fallimento. Costretto, insomma. Prova è il fatto che qualche tempo prima della richiesta di concordato era stata anche presentata un’istanza di fallimento da una ditta che vanta un credito di appena 20mila euro.

La data limite per l’Imprefond è stata quella dell’8 gennaio 2016. Entro quel giorno Giamporcaro avrebbe dovuto trovare il modo per soddisfare i creditori e quindi evitare il crac. La strada era buona, ma la salita troppo impervia. In effetti alcuni macchinari in questo periodo sono anche stati venduti. Per esempio una particolare macchina perforatrice è stata ceduta poche settimane fa a una ditta sudamericana per la cifra di 195mila euro ed è stata imbarcata pochi giorni fa dopo l’ok del commissario. E altre offerte sono arrivate.

La posta più rilevante del rosso è stata costituita dall’indebitamento con le banche che, nell’agosto scorso, ammontava a oltre un milione e mezzo di euro e che, in questi ultimi mesi, ha raggiunto il livello di due milioni. Troppo. «Gli appalti pubblici hanno avuto un crollo verticale», dice ancora Sergas.

Aggiunge: «La ripresa non c’è stata». «Almeno siamo riusciti a concludere San Giusto. Era il mio obiettivo. Ci sono riuscito. Per quanto riguarda i posti di lavoro quasi tutti gli ex dipendenti sono al sicuro. E anche i creditori chirografari - conclude - saranno soddisfatti».
 

I commenti dei lettori