Marito e moglie sull’ultima cima dell’Africa

I ronchesi Roberto e Annalisa a 5.109 metri sul Rwenzori, dopo aver affrontato le altre quattro vette

RONCHI DEI LEGIONARI. La chiamano “Emozione africana” la loro recente e davvero inedita esperienza. Un’esperienza certamente non comune, ben impressa nelle loro menti e nei loro cuori.

Si è, infatti, conclusa nei giorni scorsi, con il trekking sul monte Rwenzori, altitudine 5.109 metri, in Uganda, la sfida “Challenge Africa Top Five”. Roberto Travan e Annalisa Dorbolò, marito e moglie e soci titolari di “Starbene Group” di Ronchi dei Legionari, hanno portato a termine la quinta salita alla vetta dei cinque monti più alti dell’Africa.

Hanno iniziato, quasi timidamene ma sempre con grande determinazione, con i 5.895 metri del Kilimangiaro, in Tanzania nel 2009, quindi sono passati ai 4.566 del Meru, sempre in Tanzania, nel 2013; successivamente hanno raggiunto i 5.199 metri del Kenya nel 2014, passando, prima dell’ultima tappa, per i 4.321 metri dell’Elgon, in Kenya, raggiunti nel 2014.

Davvero qualcosa di unico nel suo genere. La passione per la montagna, ma senza velleità alpinistiche o da escursionisti esperti, ha spinto Roberto e Annalisa a confrontarsi con l’altitudine. Due persone come tante, amanti dei sentieri in salita e in discesa, ma soprattutto due appassionati di movimento nelle sue varie espressioni e nei diversi contesti naturalistici, hanno sperimentato il fascino dell’attività fisica nel contesto della sfida.

Perche proprio in Africa? «La prima esperienza di trekking sul Kilimanjaro - raccontano - è stata condivisa con una coppia di amici italiani residenti a Nairobi, in Kenya, e da lì è nata l’ambizione di raggiungere le cime degli altri quattro, sempre in Africa, sempre insieme». Ma non c’è solo questa motivazione alla base della loro impresa. Non è solo la “fatica” ad averli spinti. «L’abbiamo fatto - spiegano Roberto e Annalisa - perché i luoghi che hanno dato origine all’esistenza umana sulla terra sono significativi e carichi di storia. Qui l’uomo si è adattato ed è sopravvissuto».

Si è soliti considerare di grande interesse le catene montuose himalayane o dolomitiche per le difficoltà tecniche, mentre in Africa Roberto e Annalisa hanno vissuto le avversità legate al fango, la pioggia, la neve, i ghiacciai, le rocce scivolose, i sentieri impervi. Ecco perché l’Africa: per un trekking diverso e non solo. «L’Africa - aggiungono - è il vasto continente che si scontra con la povertà, l’indigenza, la fame, dove gli aiuti umanitari non bastano mai e dove le malattie devastano la popolazione». Il modesto contributo che Roberto e Annalisa, come rappresentanti di “Starbene Group”, hanno fatto avere ad alcuni ragazzi orfani aiutati a distanza, è la forte motivazione che li ha spinti, ancora una volta, in Africa. Ma come può l’esperienza di Roberto e Annalisa, pur con i riferimenti della sfida, essere utile a chiunque? «Tutti hanno di fronte a sé, quotidianamente, le proprie sfide da affrontare. Forse non vengono vissute come sfide, ma sono tutte le difficoltà, grandi e piccole, che la vita riserva a ciascuno. Solo facendo un passo alla volta si arriva in cima e nello stesso modo, con una piccola azione al giorno, si risolvono i problemi. Camminare inoltre - concludono - è il movimento base, l’attività motoria più semplice che chiunque è in grado di fare. Camminare è il modo più facile di tenersi allenati, attivi, vitali, in salute». La montagna rappresenta in definitiva per Roberto e Annalisa la metafora della vita.(lu.pe.)

Merluzzo al vapore al pomodoro e taggiasche, farro, cime di rapa alle mandorle

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi