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Taglio di poltroncine a Trieste città digitale

In commissione dibattito sulle modifiche allo statuto della società. A dieta cda e collegio sindacale

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Il sito Discover Trieste 

TRIESTE Cambia lo statuto di Trieste città digitale, la società a responsabilità limitata di cui il Comune possiede il 25 per cento delle quote e che gestisce il portale Rete civica e i servizi annessi. Le modifiche, contenute in una delibera di giunta, sono state illustrate ieri dall’assessore alle Aziende partecipate e controllate Matteo Montesano nel corso di una seduta della terza commissione del Consiglio comunale presieduta da Manuel Zerjul. In base alle nuove norme è prevista la presenza nella compagine societaria di un unico socio privato operativo che nel caso triestino è Media technologies.

Attualmente detengono quote anche la Camera di commercio nella misura del 16,67%, l’Ater (8,33%) e l’Ente Fiera (8,33%). Quest’ultimo però è in fase di scioglimento e adesso le sue quote non potranno essere cedute a un privato, ma solo a un socio pubblico e potrebbero venir redistribuite in base alla forza societaria di quelli attuali. Un’operazione di smagrimento dovrà interessare gli organi amministrativi e di controllo. Gli attuali cinque consiglieri di amministrazione dovranno come minimo essere ridotti a tre o più drasticamente potrebbero lasciare posto a un amministratore unico. I tre membri del collegio sindacale potrebbero venir sostituiti da un unico sindaco. Inoltre dovrà essere nominato un responsabile per la prevenzione della corruzione.

La delibera dovrà essere discussa dal Consiglio comunale ma già ieri ha dato luogo a una serie di interventi. Paolo Menis (Cinquestelle) ha sollevato la possibilità che in base al decreto Madia Tcd, che è sotto il milione di fatturato, debba essere trasformata in società in house. Secondo Montesano il pericolo di una sua chiusura ex lege non sussiste dal momento che la gara con cui è stata istituita prevede il mantenimento dell’incarico fino al 2025, mentre resta fondamentale il fatto che la parte pubblica detenga perlomeno il 55% delle quote. Paolo Rovis (Trieste popolare), in contrasto con Piero Camber (Forza Italia), ha rilevato la delicatezza del ruolo di responsabile per la prevenzione della corruzione, «che dovrebbe essere remunerato» e ha invitato l’assessore a vigilare affinché Tcd non esondi dai suoi compiti istituzionali, come secondo lui sarebbe avvenuto per la produzione di materiale relativo a “Triestestate”. (s.m.)

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