L’arenile di Grado salvato grazie al riciclo delle alghe

Alghe sulla spiaggia di Grado

Non saranno più smaltite come rifiuti ma andranno a formare una sorta di barriera. Prodotti per neutralizzare gli odori e trappole anti-topi. La rimozione in primavera

GRADO. Le alghe non più come rifiuto ma come risorsa. È il futuro delle tonnellate di alghe che si depositano ogni anno lungo gli arenili gradesi. Non saranno più smaltite ma lasciate lungo gli stessi arenili per evitarne l’erosione e, in ogni caso, come barriera protettiva. In primavera saranno tolte dai litorali sabbiosi, adibiti ad attività balneare-turistica, per essere stoccate in alcune apposite aree recintate ma a fine stagione saranno riposizionate.

L’Istituto superiore per la protezione e le ricerche sull’ambiente ha già espresso parere favorevole al progetto proposto dal Comune di Grado, ma per partire è necessario ottenere le relative autorizzazioni anche dalla Regione. Ecco perché il commissario straordinario al Comune, Claudio Kovatsch, ha fatto convocare una conferenza dei servizi indetta il 31 marzo. Sono stati invitati a partecipare tutti gli uffici regionali interessati, l’Arpa, l’Azienda sanitaria, la Provincia di Gorizia e la Capitaneria di Porto di Monfalcone. Insomma, gli attori che assieme al Comune dovrebbero, considerate anche le recenti emergenze, dare il via immediato a questo progetto sperimentale.

Operazioni simili stanno dando buoni risultati in Liguria, Puglia, Sardegna e anche in Veneto. Nell’ampia e dettagliata relazione progettuale a firma del dirigente comunale, l’architetto Andrea de Walderstein, si fa riferimento alle alghe che si trovano tra bocca lagunare di Primero e la bocca di Grado in località La Fosa. Sono state identificate con netta prevalenza la specie Cymodocea nodosa e subordinatamente la Zostera noltii, la Zostera marina, la Ruppia maritima e, più raramente, la Posidonia oceanica. Il Comune di Grado, a scopo di risparmiare sugli ingenti costi, ha già attivato ancora dal 2003 nell’Isola Le Cove, un impianto autorizzato alla gestione dei residui della pulizia degli arenili, dove effettuare le operazioni di separazione della sabbia dalla biomassa vegetale e conchigliame mediante vagliatura meccanica, per il recupero della sabbia da destinare a interventi di livellamento-ripascimento delle spiagge. Ciò ha consentito una riduzione di circa il 20% del quantitativo totale raccolto della frazione di biomassa.

«Tale approccio gestionale - si legge nella relazione -, oltre a costituire un onere rilevante per il Comune e per i Concessionari, stimabile complessivamente in presunti 300- 500mila euro a stagione estiva per circa 6-8 mila tonnellate di materiale complessivamente raccolto, determina nel tempo alcuni effetti di significativa rilevanza ambientale». Il riferimento è alla rimozione di importanti quantitativi di sabbie da arenili già fortemente interessati da fenomeni erosivi, trattenuti all’interno degli accumuli di fanerogame e la rimozione delle “banquettes” di biomassa organica che svolgono un ruolo importante nella protezione meccanica delle spiagge. L’aspetto che maggiormente preoccupa la gente è quello igienico e degli odori. Al fine di mitigare la formazione di odori dai cumuli di materiale spiaggiato in deposito e contenere la loro dispersione, in fase di esercizio saranno utilizzati prodotti a base enzimatica, specifici per la prevenzione e neutralizzazione degli odori molesti generati dalla componente organica. Relativamente al pericolo di ratti saranno posizionate trappole esca, mantenendo in ogni caso entro il metro e mezzo di altezza i depositi di materiale.

@anboemo

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