Il Veneto allunga le mani sul Fvg

La bandiera del Veneto

Procede la richiesta di referendum pro macroregione del Nordest siglata da 200 sindaci veneti. "Voto a ottobre". La giunta Serracchiani fa barricate. Ma Zaia ricorda Sappada: è solo l'inizio

TRIESTE «Tre cirenei ultraottantenni, immuni quindi da velleità carrieristiche, hanno visto che le cose non funzionavano. Non solo per il Veneto ma anche per il Friuli Venezia Giulia. E hanno lanciato il sasso». Ivone Cacciavillani, decano degli avvocati amministrativisti veneti, «vecchio federalista doc», è un fiume in piena: «Dopo quello che è avvenuto sabato, a ottobre possiamo arrivare al referendum per la macroregione triveneta».

Sabato a Villa Pisani, comune di Stra al confine tra Venezia e Padova, si sono ritrovate a convegno oltre 200 amministrazioni venete: il primo risultato dell’iniziativa del comitato promotore. Ma, «assieme agli altri due cirenei», il sociologo Ulderico Bernardi e l’economista Ferruccio Bresolin, Cacciavillani guarda già avanti: «Il Comune di Vicenza dovrebbe approvare in Consiglio nei prossimi giorni la prima delibera di richiesta della fusione con Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia».

La macroregione, spiega il legale veneto, è un obiettivo possibile sulla base dell’articolo 132 della Costituzione, mentre l’iter è delineato dalla legge attuativa 352 del 1970 (a oggi mai applicata). Per procedere serviranno entro 90 giorni dalla prima delibera i via libera di un numero sufficiente di Comuni a coprire almeno un terzo della popolazione complessiva della nuova aggregazione, vale a dire 2,4 milioni di residenti. A quel punto il governo sarà tenuto a convocare un referendum coinvolgendo anche le altre regioni interessate. In caso di vittoria dei “sì”, poi, il Parlamento dovrà discutere una proposta costituzionale di accorpamento entro 60 giorni. «Passi agevolati - osserva il comitato - visto che è stato indetto per ottobre il referendum confermativo della modifica costituzionale in corso. Se dunque si procede entro maggio al voto dei Consigli comunali, si potrà usufruire di quell’appuntamento».

«Yes, we can». Cacciavillani lo pensa e lo dice in Veneto, ma il senso è lo stesso: «Ad affascinarmi è il fatto che si muovono non i politicanti o i partiti, ma i Consigli comunali». E pazienza se la Regione Friuli Venezia Giulia, con l’assessore alle Autonomie Paolo Panontin, ha già alzato le barricate parlando di «iniziativa unilaterale che si presta a letture annessionistiche». «Questo è strabismo - ribatte l’avvocato veneto -: come può pensare una regione così piccola come il Friuli Venezia Giulia di competere con Baviera o Sassonia? Nessuna annessione, nessuna sottomissione. Semplicemente si tratta di lavorare insieme con le rispettive specificità, penso alla spiaggia di Lignano, per evitare di essere spazzati via».

Il “nemico” per il Veneto non è infatti il Friuli Venezia Giulia: «Il problema è il Trentino Alto Adige, visti i clamorosi aiuti di Stato consentiti da quel tipo di specialità. Con il Friuli Venezia Giulia non ci sono invece più di tante differenze. E se pensiamo solo al fatto che il porto di Capodistria ha numeri superiori a quelli della sommatoria Venezia-Trieste, la fusione non può che essere utile a entrambe le regioni».

Rassicurato il Fvg e premesso che la presenza sabato in villa è stata «assolutamente trasversale», Cacciavillani non si preoccupa dall’assenza dei sindaci leghisti: «So di una circolare che consigliava di non venire al convegno, ma pazienza, eravamo comunque in tanti, e di città importanti». Luca Zaia può non essere convinto? «Non lo so - risponde l’avvocato - ma, nel caso, saranno affari suoi. Io non dimentico che è stata la sua giunta a ragionare in passato di macroregione e ad affidarmi la difesa del Veneto in Corte costituzionale contro lo Stato che aveva impugnato la legge sul referendum per l’autonomia».

Di sicuro, solo ieri mattina, Zaia è intervenuto su un altro fronte bollente nei rapporti con il Veneto: il passaggio di Sappada al Friuli Venezia Giulia. Il governatore non è stato certo soft contestando la «disparità tra Veneto e statuti speciali»: «È evidente che se, per colpa del governo, dovremo lasciare Sappada al suo destino, numerosi altri comuni di confine con Trento, Bolzano e Friuli Venezia Giulia, rivendicheranno la medesima opportunità. A quel punto daremo il via libera a tutti e, quindi, consentiremo a Trento e Bolzano di raggiungere il mare».

Tornando al referendum, l’entusiasmo di Cacciavillani si scontra al momento con il gelo del Friuli Venezia Giulia. Dalla giunta Serracchiani è già arrivata una bocciatura. Ma anche a Roma la questione non pare sfondare. «Il tema non è all’ordine del giorno» dichiara il capogruppo del Pd Ettore Rosato. Il presidente dell’Anci Fvg Mario Pezzetta alza a sua volta l’altolà: «La risposta non può essere la macroregione, ma un’autonomia speciale rinnovata e aggiornata. L’occasione è quella delle revisione dello statuto». E il Veneto? «Ha la possibilità di essere più autonomo senza immaginare processi di annessione».

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