Nuovo “sos” per l’amianto nelle caserme

L’Associazione Finanzieri esposti: «Bonifiche non finite». Zullo: «Pressing per ottenere fondi Ue»

“Amianto: quali progressi?”. È il titolo del convegno che si è svolto ieri al Circolo della stampa organizzato dall'Associazione “Finanzieri esposti amianto”. Quattro i decessi per mesotelioma pleurico che si sarebbero verificati a Trieste tra i finanzieri a causa dell’esposizione alle famigerate fibre. Spiega Lorenzo Lorusso, responsabile dell’associazione: «Alcuni di loro facevano parte della Squadra minuto mantenimento, composta da finanzieri-operai, che in alcune circostanze hanno manipolato senza alcuna protezione eternit ed amianto oltre ad esservi stati esposti».

La legge che ha messo definitivamente al bando l’amianto in Italia è la 257 del 1992 ma «ancora oggi - prosegue Lorusso - a Trieste ci sono caserme da bonificare o che sono state bonificate malamente. Per esempio nell’ex caserma di Passeggio Sant’Andrea (attualmente Comando regionale delle Fiamme Gialle) è stata fatta una microscopia ottica e non elettronica perché con quella ottica si vedono meno fibre rispetto a quella elettronica che è più sofisticata». Secondo l’associazione durante i lavori di bonifica il personale avrebbe svolto regolare servizio e non sarebbe stato evacuato, a titolo precauzionale, dalla caserma. Infine il Comando regionale - Ufficio sicurezza sul lavoro avrebbe negato ai dipendenti che ne avevano fatto richiesta il previsto curriculum lavorativo, necessario per intraprendere l’iter risarcitorio previsto dalla legge 257/1992, tuttavia alcuni di loro hanno ottenuto l'iscrizione nel Registro degli esposti con l'avallo dell'Azienda sanitaria. Nel Registro del Fvg ci sarebbero circa 9mila persone. A livello nazionali ci sono stati 234 casi di mesotelioma pleurico nel personale delle forze armate. «È molto difficile stabilire quando è iniziato il tumore - spiega Claudio Bianchi, noto anatomopatologo di Monfalcone - perché il mesotelioma può avere un periodo di incubazione a volte superiore ai 50 anni».

Fatto noto la quantità di amianto che ha transitato nel nostro porto in sacchi che a volte si rompevano e rimanevano esposti alla bora e così la polvere si diffondeva. Presente al convegno anche l'assessore comunale all’Ambiente Umberto Laureni «venuto per ascoltare». Al tavolo dei relatori Ilaria Dal Zovo e Marco Zullo rispettivamente consigliere regionale e europarlamentare del M5S. Quest’ultimo - in mattinata sentito in audizione in Consiglio regionale insieme all’europarlamentare Pd Isabella De Monte - ha dichiarato: «È possibile utilizzare i fondi strutturali europei per azioni di bonifica dell’amianto a condizione di inserirlo esplicitamente nei piani operativi redatti sul piano nazionale o regionale. Da un rapido controllo la parola amianto non compare nei piani regionali. Faremo pressione per sviluppare all’interno dei piani operativi capitoli specifici per la rimozione dell’amianto e per tutelare e risarcire lavoratori che sono stati esposti alle fibre in modo da poter utilizzare i soldi europei». (l.m.)

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