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Trieste, moto “liberata” dal giudice a nove anni dal sequestro

Il giudice di pace restituisce i documenti a un centauro appiedato nel 2007 dopo un’infinita guerra legale con la prefettura

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Un agente della polizia locale 

TRIESTE A quasi nove anni dalla multa per guida in stato di ebbrezza è rientrato finalmente in possesso della sua moto, una fiammante Yamaha Dragstar, la versione giapponese della Harley-Davidson, vincendo un’interminabile battaglia giudiziaria con la prefettura. A pronunciare la sentenza favorevole al motociclista “appiedato” è stato il giudice di pace Carlo Ferrero che ha accolto in toto l’istanza del difensore, l’avvocato Alessandro Carbone, e ha condannato la prefettura al pagamento delle spese legali.

Il protagonista della surreale vicenda, un centauro triestino, è stato fermato il 15 ottobre 2007 da una pattuglia dei carabinieri a Duino. Al test dell’etilometro è risultato positivo. Il mezzo è stato subito sottoposto a sequestro amministrativo e consegnato in custodia - ma senza documenti di circolazione - allo stesso proprietario che l’aveva parcheggiato in garage. Il libretto è stato invece spedito in prefettura. Qualche mese dopo l’uomo è stato processato dal giudice Fabrizio Rigo e il 10 ottobre del 2008 ha patteggiato la pena di due mesi di arresto convertiti in una sanzione pecuniaria e in 1.600 euro di ammenda. Il giudice Rigo, applicando le norme in vigore all’epoca, non ha disposto la confisca. Ma la moto, priva del libretto in mano alla prefettura, è rimasta così da allora nel garage del proprietario che, in quanto tale, ha comunque dovuto pagare la tassa di circolazione. Il mezzo, insomma, continuava a essere sotto sequestro, benché il giudice penale non ne avesse disposto la confisca, nelle more del procedimento amministrativo “parallelo” di competenza del prefetto. Un’impasse durata fino al novembre del 2014, quando la prefettura ha effettivamente emesso un provvedimento di confisca facendo riferimento alla sentenza del giudice Rigo che non aveva previsto la sanzione accessoria. In altri termini, come poi ha rilevato il giudice di pace, la prefettura ha applicato una norma entrata in vigore successivamente alla sentenza stessa.

Spiega l’avvocato Alessandro Carbone: «Nel 2008 il potere di disporre la confisca di un veicolo spettava esclusivamente al giudice del processo. Il legislatore è intervenuto nel 2010 introducendo l’articolo 224 del Codice della strada che prevede l’obbligo del cancelliere di trasmettere entro 15 giorni la sentenza di condanna al prefetto». Da qui il ricorso che è stato presentato mentre la prefettura ha intimato formalmente per due volte la consegna della moto per la confisca. Scrive il giudice Ferrero nella motivazione che la moto ovvero i documenti vanno restituiti al centauro dal momento che la sentenza penale (quella del giudice Rigo, ndr), divenuta irrevocabile, non conteneva il provvedimento di confisca. Un fatto semplice. Ma sono stati necessari quasi nove anni per arrivarci.

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