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L'addio di Monfalcone a Denise fra tante lacrime e le note di Vasco

In centinaia alle esequie della ragazza morta nell'incidente sul cavalcavia di Begliano

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I funerali di Denise Niemis nella cappella dell'ospedale San Polo (Foto Bonaventura) 

MONFALCONE. Non si possono contare le lacrime, i baci fuggevoli al feretro, le preghiere silenziose che centinaia di persone, annichilite dal dolore, hanno dedicato a Denise Niemis, la giovane di 27 anni spirata dieci giorni fa sull’asfalto del cavalcavia di Begliano, vittima di un pauroso incidente stradale. Una parte consistente della comunità, rappresentata in primis da giovani, ma non solo, e poi commercianti, sportivi, amici, conoscenti e parenti si è stretta attorno al dolore di mamma Katia Bidut, capelli sciolti, sguardo schermato da occhiali scuri, e papà Alessandro Niemis, che hanno dato l’addio - nella gremitissima cappella dell’obitorio del San Polo - alla loro unica figlia.
Una commemorazione emotivamente straziante, ma molto partecipata. Durante la quale diversi amici della ragazza, che risiedeva a Monfalcone e per sette anni aveva lavorato come barista al Dolcevita di Staranzano, hanno voluto leggere da un foglio il loro personale ricordo. Per stagliare la figura di una giovane donna che, dai racconti, ha sempre inteso vivere la sua vita al massimo. Che tappezzava le pagine di cuori, poiché credeva nella bontà dei sentimenti. E sopra ogni cosa perché, come ha ricordato un’amica, era «innamorata di tutto, della vita, dell’amore, delle cose vere».
Chi ha lavorato con lei, ne ha rammentato l’entusiasmo contagioso, gli orecchini e braccialetti tintinnanti, la capacità di avere un’attenzione per ogni cliente, di inventarsi un nomignolo, semplicemente perché è bello rendere una persona speciale, diversa dagli altri. «Buon inizio e buona vita», avevano augurato le colleghe a Denise Niemis, che dopo anni si era licenziata dal locale di Staranzano per intraprendere una nuova avventura professionale, a metà febbraio. «Ma non avrei mai immaginato fosse così breve...», ha amaramente commentato l’amica, che prima di concludere il suo intervento ha inviato Denise a «sorriderci da lassù».
Della valigia leopardata usata per partire nell’ultima vacanza a Cortina, del grembiule di lavoro dal quale usciva «ogni cosa per essere sempre impeccabile», della risata che scaldava il cuore ha invece parlato l’assessore alle Politiche giovanili di Staranzano, Matteo Negrari, che ha letto per conto di alcune amiche restìe a parlare perché annientate dal lutto un breve messaggio. Nella folla, al San Polo, si sono visti anche i sindaci Silvia Altran e Riccardo Marchesan, che hanno porto le condoglianze delle amministrazioni comunali ai genitori della povera vittima.
Silvia del “Dolcevita”, invece, ha parlato a braccio, di fianco al feretro aperto e avvolto da un velo bianco, ai piedi del quale c’era una distesa di gigli bianchi e rose di tutti i colori, deposti dagli amici: «Non ho niente da leggere, perché fa male anche scrivere. Siamo tantissimi qui, probabilmente perché ognuno di noi, come minimo, ha ricevuto un sorriso da Denise. Dobbiamo regalare ciò che siamo agli altri, perché lei ci dava parecchio ed è per questo che ora siamo molto addolorati. Ma abbiamo anche tanto di cui essere grati: abbiamo una vita ed è una sola. Dobbiamo viverla, come faceva lei».
Una pioggia di «principessa», «sorellina», «angelo» o semplicemente «Deny» è uscita dalle bocche dei partecipanti quando dall’alto ha iniziato a diffondersi, prima che la parola passasse al cappellano per le preghiere, la canzone “Sally” di Vasco Rossi, scelta per accompagnare l’ultimo viaggio di Denise, assieme a un altro brano del cantante di Zocca, “Angeli”, e a “Per dirti Ciao!” di Tiziano Ferro. Su quel verso prediletto («perché la vita è un brivido che vola via/è tutt’un equilibrio sopra la follia…») si sono sciolte le lacrime. Una donna sulla sessantina ha accusato un malore. Fuori è stata adagiata a terra e aiutata a riprendersi.
Padre Renato ha infine invitato tutti a pregare per Denise, augurandole «la pace dei giusti». Ha osservato che la «vita è provvisoria e finché ce l’abbiamo dobbiamo usarla come Dio comanda». Al termine della benedizione, la bara bianca puntellata di gigli è stata richiusa. In un silenzio irreale ha preso la via di Cervignano, per la cremazione. L’avvocato Riccardo Cattarini s’è avvicinato a mamma Katia e le ha porto le condoglianze. Lei, visibilmente distrutta, è poi uscita.
Su Facebook qualcuno, un paio d’ore dopo, ha ripreso i versi di “Sally”: «La vita è un brivido che vola via».

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