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Trieste, l’appalto sui musei vinto dopo cinque anni di ricorsi

Servizi di sorveglianza, biglietteria e bookshop alla società Express. Il Comune si rivolge al Consiglio di Stato

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L’inaugurazione della recente rassegna sul caffé al Salone degli incanti 

TRIESTE Chi la dura la vince. Si può ben dirlo nel caso dell’appalto per i servizi di sorveglianza, biglietteria e bookshop di alcune sedi museali triestine, una torta da oltre due milioni di euro al centro di una montagna russa di ricorsi che, di tribunale in tribunale, dal 2011 è arrivata fino a oggi.

In questi giorni, infatti, il Comune ha dovuto aggiudicare il servizio alla società Express, la cui peculiarità è quella di aver perso due volte una gara, aver fatto due volte ricorso ed aver ottenuto ora il tanto agognato appalto. Almeno fino alla fine di marzo, quando il Consiglio di Stato tornerà a pronunciarsi sulla storia infinita, e in teoria potrebbe cambiare ancora una volta le carte in tavola.

Partiamo dal principio. La prima gara per il servizio di sorveglianza, biglietteria e bookshop fu indetta ancora ai tempi dell’amministrazione Dipiazza, anche se fu la subentrante giunta Cosolini a portare a compimento la procedura. A quella gara partecipò la società Express, che nel paniere delle sue attività presentava e presenta anche quelle elencate nel bando, ma che non riuscì ad aggiudicarsi l’appalto.

Convinta di meritare di meglio, la Express ricorse al Tar del Friuli Venezia Giulia per avere giustizia. Per farla breve, la vicenda si trascinò di giudizio in giudizio fino al Consiglio di Stato, che stabilì (allora pareva una soluzione definitiva) che il risultato della gara dovesse essere rivisto.

L’anno scorso, quindi, il Comune ha provveduto a organizzare una seconda aggiudicazione che si è nuovamente risolta a sfavore della Express. A quel punto la società non si è persa d’animo e, avvocato alla mano, si è rivolta ancora una volta al tribunale amministrativo regionale. Questo si è espresso in una sentenza pubblicata a fine ottobre dell’anno scorso, nella quale accoglie il ricorso della ditta imponendo l’annullamento del provvedimenti impugnato e obbligando quindi il Comune di Trieste a stipulare il contratto con la ricorrente.

In poco più di una decina di giorni la Express entrerà in servizio. Spiega l’assessore alla Cultura Paolo Tassinari: «Il lavoro in oggetto consiste soprattutto nella sorveglianza di alcune delle sedi museali ed espositive del Comune». Il bando parla del museo Sartorio, del museo del Castello di San Giusto, dell’Acquario marino e della ex Pescheria, altresì detta Salone degli incanti.

«Il servizio che la ditta fornirà al Comune andrà a integrare la sorveglianza che noi facciamo con il nostro personale. Si tratta principalmente di controllo delle sale e delle casse». Almeno per il momento, però, la ditta non può considerare conclusa la trafila: «Abbiamo fatto ricorso al Consiglio di Stato che si pronuncerà a fine marzo - dice infatti Tassinari - . Aggiudichiamo ora il servizio soltanto perché la Express ha deciso di non attendere questo ulteriore grado di giudizio e ha voluto essere immessa subito in servizio».

Un servizio che le potrebbe venir tolto se il Consiglio dovesse ribaltare la sentenza del Tar del Friuli Venezia Giulia. Almeno per qualche settimana, insomma, bisogna attendere. Tassinari assicura comunque che l’avvicendamento non creerà disguidi alla macchina museale: «Ovviamente ci sarà una fase di collaudo, ma non penso comporterà cambiamenti di sostanza. Impiegheremo qualche tempo a entrare a pieno regime, ma un po’ di rodaggio è naturale».

Lasciando da parte l’ipotesi di una svolta nel prossimo grado di giudizio, l’appalto che la Express si ritrova in mano è significativamente diverso da quello del 2011 per cui aveva fatto ricorso. Le date di inizio e di scadenza sono infatti il 21 marzo di quest’anno e il 20 marzo del 2020.

L’impegno di spesa complessivo previsto dal Comune è di due milioni 218mila euro circa. Un gruzzolo corposo che la ditta ormai si sente tra le dita, anche se dovrà attendere ancora qualche settimana per esser certa che non si trasformi in un pugno di mosche.

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