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Serracchiani: «Trieste ha cambiato passo e il merito è di Cosolini»

Alla vigilia delle primarie la governatrice del Fvg scende in campo al fianco del sindaco. «Per lui parlano i fatti. Russo una novità? La sua prima candidatura è del ’96»

5 minuti di lettura
Roberto Cosolini e Debora Serracchiani 

TRIESTE Roberto Cosolini ha iniziato a risolvere i problemi di Trieste. E dunque Trieste dia a Roberto Cosolini la possibilità di riprovarci. Debora Serracchiani, alla vigilia del D-Day delle primarie Pd, parla alla città. E la invita a guardare com'è cambiata negli ultimi cinque anni. Merito di un sindaco «che ha lavorato bene». Una dichiarazione di voto, certo. Per Cosolini e non per Francesco Russo. «Ma è anche la consapevolezza - sostiene la presidente - che Trieste deve continuare su questa strada. Amministrare non è semplice per nessuno, il sindaco può non avere azzeccato tutte le scelte. Ma è grazie a lui che i cittadini, oggi, possono dire che qualcosa si è fatto».

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Un voto per Cosolini. Perché?

Da presidente della Regione, visto che ci passo almeno metà della settimana, ho imparato a conoscere Trieste, fino ad amarla profondamente. Nelle sue cose belle e in quelle meno belle. Alla fine di un percorso che ho condiviso con Cosolini, parlano i fatti. Chi ricorda com'era Trieste qualche tempo fa si rende ben conto di com'è cambiata in meglio. E di quante sfide sta affrontando.

Qual è stata la sua reazione alla richiesta di primarie di Francesco Russo dopo che il partito aveva già scelto il suo candidato?

In queste settimane ho letto e ascoltato tante cose che purtroppo non sono vere. Me ne dispiaccio anche umanamente, ma non mi interessa commentare il passato. Concentriamoci su un appuntamento che colloca il centrosinistra in mezzo alla città. Grazie alle primarie l'amministrazione uscente ha potuto raccontare, più e meglio di quanto fatto in precedenza, il suo grande lavoro per Trieste.

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Cosolini ha fatto bene ad accettare la sfida?

Credo fosse una decisione inevitabile che lui ha saputo però sfruttare molto bene.

Il meccanismo delle primarie va ripensato?

Siamo stati l'unico partito italiano che ha avuto il coraggio del confronto con la proprio gente, e non solo. Ha reso contendibile il proprio spazio politico. Come tutti gli strumenti, dopo un po' di utilizzo, anche questo va aggiustato. Ma di certo non può diventare né il mezzo per una resa dei conti, né l'ultima spiaggia per una classe dirigente che non sa decidere.

Che campagna per le primarie è stata?

Dibattiti e incontri sono stati occasioni importanti per ragionare su quello che ci aspetta nei prossimi anni, non solo riguardo a Trieste ma all'intero Friuli Venezia Giulia.

Quanto è dispiaciuta dei veleni delle ultime ore?

Ho un solo dispiacere, più personale che politico. Credo ci fosse lo spazio per presentare un'effettiva proposta alternativa. Ho invece sentito quasi solo ragionamenti contro.

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Ha parlato con Russo in questi giorni?

No.

Mai?

Mai.

Che ne pensa di un approccio al confronto che ha avuto il sapore del nuovo contro il vecchio?

Mi è sembrato fisicamente impossibile. La prima candidatura di Russo risale al 1996.

Cosolini sostiene che il senatore fa il gioco del centrodestra. È d'accordo?

Capisco la posizione di Roberto. Ma resto convinta che il centrodestra lo batteremo sul lavoro fatto e sulle proposte che abbiamo per la città.

La Ferriera è la partita principale?

Ce ne stiamo occupando come mai nessuno prima. E non per decidere se tenerla aperta o chiuderla. Lavoriamo sul più grande progetto nazionale di coesistenza tra attività industriale e risanamento ambientale. Per Trieste è un'occasione straordinaria, la principale a disposizione. Ma c'è molto altro. La città ha ritrovato il suo spirito internazionale e ha fatto tornare centrale il porto con l'istruzione nautica e il sistema della ricerca. Grazie ad accordi e contatti internazionali, tra cui Usa e Iran, ha aperto canali di dialogo con il mondo. Oggi Trieste ha un piano regolatore comunale e uno portuale. E ha in piedi un ragionamento importantissimo su Porto vecchio.

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Uno dei cavalli di battaglia di Russo.

Ricordo bene le telefonate tra me, il ministro Boschi e il governo per concretizzare all'interno della legge di Stabilità quanto fatto anche dal senatore Russo. La sfida di Porto vecchio è conseguenza di un lavoro di squadra. Tutti siamo determinanti, nessuno è indispensabile.

Da dove si partiva cinque anni fa?

Da una città che era stata a lungo terreno di occasioni perse. A partire da quando si sarebbe potuto collocare la sede di Generali dentro Trieste e non a Mogliano Veneto. Ma si è anche lasciata andare l'opportunità di costruire un'alleanza seria con altri porti, non solo con quelli del Mediterraneo. E si è sottovalutato il fatto di essere la più europea delle città italiane quando la Ue ha rappresentato per molti una possibilità di sviluppo.

Che cosa ha visto cambiare?

Innanzitutto sono diventate protagoniste figure fondamentali per il rilancio. Ad alcune ho contribuito: penso a Zeno D'Agostino commissario dell'Autorità portuale, al segretario generale Mario Sommariva. Altri sono invece finalmente riusciti a trovare posto in una città che li guardava con sufficienza. Parlo di certa classe imprenditoriale ma anche di alcuni eventi, in primis la Barcolana, che hanno consentito a più di qualcuno di emergere.

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Russo vorrebbe la città metropolitana. Rimane contraria?

La città metropolitana non è una sua invenzione, ma il frutto del lavoro fatto dall'amministrazione Illy tradotto nella legge Iacop del 2006, che già prevede quel tipo di ente. Registrata una posizione del Consiglio regionale che va senz'altro rispettata, nel merito continuo a pensare che, in un territorio di 1,2 milioni di abitanti, la dimensione non può che essere quella regionale. E quindi di metropolitano ci sono il porto di Trieste, il porto di Monfalcone e porto Nogaro, il sistema dei Consorzi industriali che abbiamo rimodellato con Rilancimpresa, le politiche agricole del Carso, del Collio della Bassa friulana, l'infrastrutturazione complessiva: la velocizzazione della Trieste-Venezia, il bivio San Polo, il nodo di Udine. La regione è forte nell'unità e nell'insieme delle sue specificità. In questa direzione vanno le grandi scelte, oltre che della Regione sugli enti locali, anche delle associazioni di categoria sul loro assetto.

A proposito di enti locali il Consiglio regionale, all'unanimità, ha dato il via libera al referendum consultivo sulla fusione di Monfalcone, Ronchi e Staranzano. Il Pd locale è però spaccato. Che indicazioni si sente di dare?

La giunta regionale guarda con favore a qualunque forma di aggregazione. E non dimentico appunto il voto dell'aula di piazza Oberdan.

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Un invito al Pd a prenderne atto?

Diciamo solo che il Consiglio regionale ha deciso chiaramente sul tema, in concordanza con le politiche della giunta. Ma sono certa che saremo in grado di avviare sul territorio locale un confronto che porterà al raggiungimento dell'obiettivo.

Domani sera si iniziano a fare i conti. Nella notte tra domenica e lunedì si conosceranno i risultati. Se vince Cosolini, il giorno dopo che si fa?

Si continua a lavorare esattamente come facciamo da anni.

E se vince Russo?

Troverò il modo di ragionare con lui. Prima di tutti contano gli interessi dei triestini e del Fvg. Molto prima delle sue e delle mie opinioni o di quello che pensiamo l'uno dell'altro.

Teme la capacità di Roberto Dipiazza di piacere ai triestini?

A Dipiazza faccio intanto i migliori auguri di recupero della salute. Il punto non è quanto si piace oppure no ai triestini, ma quanto si è fatto per loro. Cosolini ha prodotto i risultati.

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E Dipiazza no?

Quando era sindaco Dipiazza il problema della Ferriera è rimasto irrisolto, quello di porto Vecchio pure. Né si possono dimenticare i risultati di allora del porto commerciale. E certo i treni non andavano più veloci. La differenza è che ora abbiamo 50 milioni in Campo Marzio e 1,8 miliardi per la velocizzazione della Trieste-Venezia, di cui una parte già nel contratto di servizio con Fs. Stesso discorso per Miramare: con Dipiazza le condizioni erano quelle che conosciamo. Grazie all'intervento del ministro Franceschini, al lavoro fatto da Regione e Comune noi, la soluzione, l'abbiamo trovata, restituendo dignità, identità e autonomia al monumento più visitato del Fvg.

Che ruolo potrà avere nella corsa al Comune il Movimento 5 Stelle?

Anche qui parlano i fatti. Constato che dove governa, da Quarto a Bagheria, da Livorno a Parma, il M5S conquista gli ultimi posti nella classifica della buona amministrazione. E i sindaci o sono stati espulsi dal movimento o, ben che vada, sono tollerati.

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