L’Ue vara il piano “salva-Schengen”

Migranti bloccati a Idomeni sul confine tra Grecia e Macedonia

Messa in sicurezza delle frontiere esterne, sostegno alla Grecia, rotta balcanica da bloccare. Verso la revisione di Dublino

LUBIANA. Lo aveva promesso all’ultimo Consiglio europeo, e ieri la Commissione Ue è stata di parola presentando il suo piano per il ritorno a Schengen entro il 2016. Bruxelles punta attraverso tappe e scadenze precise al «ripristino del pieno funzionamento del sistema di libera circolazione»: la dettagliata tabella di marcia, proposta ieri dalla Commissione europea, sarà sul tavolo dei capi di Stato e di governo che si incontrano lunedì a Bruxelles nel vertice con la Turchia sull’emergenza profughi.

Al Consiglio europeo del 18 e 19 febbraio, come detto, reagendo alle decisioni di alcuni Paesi che hanno reintrodotto i controlli alle frontiere in risposta al drammatico aumento dei flussi di profughi in arrivo, i leader Ue avevano dato un chiaro mandato per il ripristino al più presto del normale funzionamento dell’area Schengen, prevedendo al contempo un pieno sostegno ai paesi più esposti. La Commissione stima che i costi aggiuntivi determinati da una completa reintroduzione dei confini interni a Schengen si aggirerebbe fra 5 e 18 miliardi all’anno, pari a una quota del Pil compresa fra lo 0,05% e lo 0,13%.

Il pre-requisito della libera circolazione, ricorda la Commissione, secondo la “road map” presentata ieri dal commissario all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos, è la messa in sicurezza delle frontiere esterne, che deve essere una responsabilità condivisa e contribuirà - come ha detto ieri il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk - all’obiettivo di chiudere «la rotta dei Balcani occidentali».

La scadenza per la realizzazione di una guardia costiera e dei confini europea deve essere giugno, per renderla operativa entro l’estate. La tabella di marcia sancisce anche l’immediato sostegno alla Grecia: entro il 22 marzo Frontex preparerà l’ulteriore spiegamento di squadre di controllo alle frontiere e chiederà che entro 10 giorni gli Stati forniscano i contributi necessari in termini di uomini e mezzi. Deve poi rapidamente essere attuato il piano di azione congiunto con la Turchia; la Commissione richiama poi gli Stati ad applicare le regole Ue, perchè le decisioni unilaterali a ondate «non sono legali nè politicamente accettabili». Bisogna insomma passare dall’attuale confusione a un approccio coerente e complessivo, e la reintroduzione dei controlli ai confini interni deve rimanere «eccezionale e proporzionata» agli obiettivi di tornare al più presto alla normalità.

La Commissione europea, poi, presenterà il 16 marzo una comunicazione sulla riforma del regolamento di Dublino «basata sull’obiettivo della solidarietà e di un’equa ripartizione degli oneri fra Stati membri». È quanto stabilisce la «tabella di marcia» per il pieno ripristino di Schengen. «La Commissione ha il ruolo di far rispettare i trattati, e fino a che il regolamento di Dublino non sarà riformato, saranno valide le regole attuali», ha precisato Avramopoulos. Secondo tali norme, i migranti devono presentare nel Paese di primo arrivo la richiesta di asilo; l’Italia e la Germania hanno chiesto che il regolamento, concepito in un momento storico diverso, venga adattato all’attuale situazione di forte aumento dei profughi in arrivo.

La Turchia intanto ha dato dei segnali che sarebbe pronta a un accordo con 14 paesi Ue per riammettere nel proprio territorio i migranti clandestini, ma si saprà solo lunedì quale sarà il risultato delle complicate numerose discussioni in corso tra i massimi esponenti politici dei paesi dell'Unione e tra alcuni di questi e Ankara. Lunedì saranno a Bruxelles tutti i capi di Stato e governi dell'Unione (Matteo Renzi compreso) e ci si aspetta che il vertice con il premier Ahmet Davutoglu duri solo qualche ora. Le cose tuttavia non sono scontate e per questo Merkel e Hollande hanno indicato insieme che Ankara deve rispettare quell'accordo controllando l'accesso nel suo territorio, canale di passaggio verso la Grecia.

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