Trieste, i ratti assediano Borgo San Sergio FT/VD

Una delle esche velenose che si trovano ovunque a Borgo San Sergio (foto Silvano)

La maxiderattizzazione fallisce. E il rione denuncia l'invasione: «Ho trovato una pantigana gigante in lavatrice»

TRIESTE In lavatrice. Sì, proprio così. La signora Stelia Pagnucco, abitante al primo piano di uno stabile di via Forti, si è trovata un ratto grosso e peloso che sbucava dall’oblò. Cucù. Accadeva qualche mese fa, a novembre. Dopo la maxi derattizzazione del Comune, sull’onda delle numerose segnalazioni dei cittadini, Borgo San Sergio sembrava tornato alla normalità. Invece no, l’invasione continua.

Giovedì scorso la signora Graziella Paoletti, nella stessa via, si è imbattuta in un gruppetto di pantigane che balzavano fuori dall’auto. Erano otto. Otto “animaletti” che si erano infilati nel motore. Nel rione non ne possono più. Basta chiedere ai passanti o alle mamme che portano i bimbi a scuola. L’ingresso della scuola Roli, sempre in via Forti, è stato cosparso di esche.

Trieste, "festino" di pantegane a Borgo San Sergio

Ce ne sono ben sette davanti al cancello, in un raggio di pochi metri. La struttura, tra le classi delle elementari e delle medie, è frequentata da oltre 300 bambini e ragazzi. I genitori temono che l’invasione prima o poi colpisca pure le aule: con la bella stagione, tenendo le finestre aperte, il rischio c’è.

È un flagello per il quartiere, da mesi alle prese con una vera e propria lotta contro animali che raggiungono dimensioni più vicine a quelle di un gatto che di un topolino. Di esche ce ne sono moltissime, in ogni angolo. Di fronte alla scuola, sotto le case: una ogni dieci metri. E così in giro per il quartiere, raccontano i residenti. «O noi o loro», scherza un giovane per sdrammatizzare. Ma Stelia Pagnucco non ha voglia di scherzare: «Mi è successo già due volte. La prima mi ero svegliata di soprassalto, di notte, a causa dei rumori che sentivo dalla cucina. Ho trovato tutto mangiucchiato».

A novembre, invece, la sorpresa in lavatrice: «Era prima di Natale, ne sono certa, e la bestiaccia era grande come un gatto. Ho dovuto cambiare l’elettrodomestico perché era pieno di peli neri. Penso che quest’estate, se non risolvono il problema, me ne andrò via di qua, perché non è possibile vivere tappati in casa tenendo tutto chiuso». La donna abita al primo piano: i topi, con ogni probabilità, salgono dalla veranda.

I residenti, almeno in via Forti, hanno capito da dove provengono i ratti: dalle caditoie sul bordo del marciapiede. Ce n’è una, proprio a pochi passi dalla scuola Roli, da dove entrano ed escono le pantigane. Spuntano dalla feritoia dell’asfalto e corrono verso i bottini. Avanti e indietro come si vede da un video girato con un telefonino.

Altre saltano fuori dai tombini. La gente, soprattutto gli anziani, spesso abbandona la spazzatura davanti ai bidoni perché ha paura di aprirli e trovarsi qualche brutta sorpresa. Con il risultato di rendere la vita ancora più facile alle bestiole e aggravare la situazione.

L’avventura della signora Graziella Paoletti, che abita in via Lago e che giovedì si è vista sbucare otto topi dal fondo dell’automobile, ha quasi dell’incredibile. Ha raccontato la sua esperienza su Facebook e il signor Michele, tra i commenti, ne ha aggiunto il suo. Che risale alla stessa mattina: «Tornando dal lavoro del turno notturno alle 6 e mezzo – si legge nel post – quattro pantingane mi sono corse tra i piedi alla fermata della 48. Venivano dal cancello della scuola».

Alla Roli conoscono il problema. «Ho contattato più volte il Comune e abbiamo fatto spostare i cassonetti – spiega la preside Alida Misso – da cui pare arrivino i ratti. Devo dire che gli addetti intervengono subito con le esche a ogni nostra segnalazione». Ma non basta. «Si deve fare qualcosa nelle fogne, il problema sta là», protesta Alessandra Gherbaz, rappresentante dei genitori di una seconda elementare. Altre pantigane sono state avvistate in questi giorni a scorazzare su e giù per le strade, a gruppi di quattro. Altre uscivano ancora dal cancello della scuola. Senza giustificazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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