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Il presidente del Copasir: «Basta fantasie maldestre su Giulio, ora la verità»

Dopo l’ennesima versione del Cairo interviene Giacomo Stucchi. «Nessun rapporto coi servizi, non si offenda la memoria»

di Mattia Pertoldi
2 minuti di lettura
Il sit-in organizzato davanti all’ambasciata egiziana a Roma (ansa)

UDINE. La rabbia dell’Italia sull’Egitto non si ferma alle parole del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. No, l’ultima versione, creata ad arte, sulla scomparsa e l’uccisione di Giulio Regeni è andata talmente oltre il limite da mandare su tutte le furie l’intero arco parlamentare.

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Perché provare a scaricare la colpa su uno spacciatore – nonostante l’autopsia abbia escluso qualsiasi presenza di sostanze stupefacenti nel corpo del ragazzo – non soltanto è tutto tranne che credibile, visti i segni di ripetuta e pesante tortura su Regeni, ma cerca pure di infangarne, offendendola pesantemente, la memoria.

Furia italiana Il Paese chiede, da settimane ormai, verità e giustizia. Ma dal Cairo rimbalzano solo depistaggi e versioni raffazzonate che altro non fanno che alimentare i sospetti, e la rabbia, italiana. Mercoledì ci ha pensato Gentiloni a sferzare il Cairo, ieri è toccato al presidente del Copasir – l’organo del Parlamento di controllo dei servizi segreti – Giacomo Stucchi affondare un altro duro colpo nei confronti del Governo di al-Sisi dopo l’audizione del sottosegretario con delega all’Intelligence Marco Minniti.

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«Stiamo registrando maldestri e inaccettabili tentativi – ha tuonato Stucchi – di fornirci verità di comodo. Dall’Egitto arrivano ricostruzioni fantasiose che, a volte, fanno arrabbiare e il tentativo di far emergere una verità dei fatti chiaramente non reale appare del tutto inaccettabile. È importante che i nostri investigatori sul posto abbiano tutte le prove video e audio, se ce ne sono, dei contatti e degli ultimi movimenti di Regeni: i tentativi di attribuire ad altri responsabilità non chiare lasciano l’amaro in bocca e sono non accettabili tra Paesi amici».

Stucchi, poi, ha ribadito ancora una volta, sulla base delle informazioni avute anche ieri, che il ricercatore di Cambridge non aveva «alcun rapporto con i servizi» e che «affermarlo è un’offesa alla memoria». Stucchi torna a battere sulla collaborazione – al momento quasi inesistente – e già mercoledì, la Procura di Roma ha “avvisato” gli investigatori italiani al Cairo: non tornate in Italia con documenti parziali, ma solo con il fascicolo completo dell’inchiesta egiziana.

Regeni, Renzi: "No a verità di comodo, vogliamo i veri responsabili"

Consiglio regionale L’Italia preme sull’Egitto, e nel suo piccolo - mentre ieri (come si legge qui sotto) si è tenuto un sit-in a Roma - anche il Consiglio regionale del Fvg continua a chiedere, a gran voce, che si faccia piena luce sul caso. Il gruppo del Pd a piazza Oberdan, su iniziativa di Silvana Cremaschi, ha lanciato l’iniziativa “Il Consiglio regionale Fvg per Giulio Regeni” tramite il quale ogni eletto può farsi fotografare con un cartello in mano in cui si legge “Verità e giustizia per Giulio Regeni” e, quindi, diffondere sui social network l’appello.

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All’invito spedito a tutti i capigruppo – e cui hanno già aderito in tanti di entrambi gli schieramenti, dall’assessore Cristiano Shaurli a Vincenzo Martines sino a Renzo Tondo – è allegata una frase del presidente del Consiglio regionale Franco Iacop: «Non vi sfugga come nelle controversie internazionali sia importantissima la presa di posizione dei Governi e delle istituzioni locali come elemento di pressione sui Governi e sui tribunali perché non venga ostacolata la ricerca della verità».

Gli striscioni Da ieri sera sulla facciata di palazzo D’Aronco, sede del Comune di Udine, campeggia uno striscione di 4 metri per 70 centimetri con la scritta “Verità per Giulio Regeni” a simboleggiare l’appoggio del Comune alla battaglia per la chiarezza intrapresa da settimane. Anche il Comune di Trieste nella seduta di giunta di lunedì scorso ha deciso di aderire all’iniziativa lanciata da Amnesty International e da Repubblica, anche se lo striscione non è ancora stato apposto: dovrebbe comparire a breve sulla facciata del Municipio, in piazza Unità.

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