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Renzi: «Verità per Giulio, nessun passo indietro»

Il premier in campo: «Vogliamo i responsabili, quelli veri». E l’Università di Cambridge difende il proprio operato

di Mattia Pertoldi
3 minuti di lettura
Matteo Renzi e, a destra, Giulio Regeni 

UDINE. L’Egitto e il Cairo non sono mai stati considerati dal governo inglese come destinazioni pericolose ed è per questo che l’università di Cambridge ha autorizzato Giulio Regeni a trasferirsi nel Paese nordafricano per il suo lavoro di ricerca.

Regeni, Renzi: "No a verità di comodo, vogliamo i veri responsabili"

Parola di David Runciman, capo del dipartimento di Politica e Studi internazionali che include il centro per gli Studi dello sviluppo dove lavorava lo studente di Fiumicello, che al Corriere della Sera ha riavvolto i nastri della memoria anche per difendersi dalle accuse – più o meno dirette – rivolte all’ateneo inglese di aver sottovalutato i rischi della presenza di Regeni al Cairo.

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Lo ha fatto nella stessa giornata in cui il premier Matteo Renzi ha confermato che il nostro Paese non farà alcun passo indietro nei confronti dell’Egitto. «Noi dagli amici vogliamo la verità sempre – ha detto il premier questa mattina all’assemblea del Pd – anche quando fa male. Abbiamo promesso alla mamma e al papà di Giulio che saremmo andati fino in fondo e confermo che non faremo nessun passo indietro. Non  accetteremo una verità artificiale e raccogliticcia: siamo l'Italia e non accetteremo mai una verità di comodo. Non c'è business o realpolitik che tenga, non è un optional la verità per Giulio».

Ancora Renzi: «Sono impegnato a stabilire un rapporto molto forte con l'Egitto, che è strategico per contrastare l'Isis ed è un hub economico fondamentale. Questo lo confermo ma dico con più forza che proprio perché siamo amici pretendiamo soltanto la verità anche quando fa male», ha detto. «Siamo grati per la massima  collaborazione offerta dall'Egitto fino a oggi - ha proseguito - ma vogliamo i responsabili veri con nome e cognome perché non è pensabile che resti senza colpevole».

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Se Renzi attacca, Runciman invece si difende chiamando in causa direttamente il British Foreign Office, il ministero del Regno Unito responsabile della promozione degli interessi del Paese all’estero. «Il dipartimento possiede un proprio modulo di valutazione del rischio - ha raccontato - da compilarsi quando uno studente lascia l’Inghilterra. Per Giulio, quel modulo l’ho firmato io. Perchè? Semplice: stando al British Foreign Office il Cairo era un posto assolutamente sicuro e il fatto che sia accaduto qualcosa di terribile non invalida la valutazione iniziale».

Quanto al lavoro vero e proprio, inoltre, il capo del dipartimento di Politica e studi internazionali è chiaro. «Doveva effettuare un lavoro di ricerca, realizzare interviste e “fare” archivio per completare il tutto a Cambridge. Giulio si occupava soltanto di analisi economiche e di sviluppo, certamente non di politica e, comunque, non doveva inviarci alcun report mentre si trovava in Egitto».

E se l’indiscrezione secondo cui la sua tutor Maha Abdelrahman lo avrebbe spinto – dopo l’incontro dell’11 dicembre con alcuni sindacalisti indipendenti – a intensificare l’attività sul campo in maniera più partecipativa viene bollata come «una speculazione senza fondamento», Runciman se la prende anche con gli inquirenti italiani che l’hanno interrogata ai funerali di Regeni.

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«Maha era a Fiumicello – ha concluso – solo per partecipare alle esequie e piangere un suo studente. Invece è stata portata via dalla polizia e interrogata in circostanze che noi consideriamo estremamente insensibili visto che non parla italiano e non le sono state fornite adeguate informazioni e spiegazioni».

Cambridge dunque difende la bontà del suo operato mentre dal Cairo rimbalza la notizia di una prossima spedizione commerciale italiana dopo quella annullata dal ministro Federica Guidi nel momento in cui è stato ritrovato il corpo senza vita di Regeni.

Stando ad Alaa Ezz, presidente della federazione delle Camere di commercio egiziane, una missione imprenditoriale italiana di circa 120 aziende tornerà in Egitto tra tre settimane. «I legami con l’Italia – ha detto – sono costanti e solidi, anche se l’uccisione di Regeni rappresenta un tragico incidente che non influenzerà i nostri legami storici». Business is business? Forse, ma vale la pena ricordare che le parole di Ezz non sono state confermate dal ministro degli Investimenti Ashraf Salman.

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Intanto i genitori di Giulio, Paola e Claudio, raccontano la vita del loro primogenito in un'intervista a Repubblica. «Giulio era nostro figlio. Un giovane uomo, un viaggiatore. Era un cittadino del mondo». I due, che parlano attraverso il loro avvocato, dicono di «avere molta fiducia nelle nostre forze di polizia, nel pm Sergio Colaiocco, nelle istituzioni», e chiedono «che i nostri investigatori al Cairo ritornino in Italia solo quando sarà stata fatta completa chiarezza».

«Noi contiamo - affermano nell’intervista- sull’impegno che hanno preso con noi alcuni rappresentanti delle istituzioni italiane che ci hanno assicurato che la storia di Giulio non cadrà nell’oblio. Vogliamo soltanto la verità su cosa è accaduto a Giulio. Chiediamo che non ci sia nessuna omissione, nessun tentennamento. È giusto per lui. È giusto per tutti».

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