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«Val Rosandra, scempio inventato dal pm»

Dure le arringhe dei difensori degli imputati. Chiesti anche i danni al Wwf e allo Stato: «Processo orientato a prescindere»

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La Val Rosandra dopo lo "sfalcio" del 2012 

TRIESTE. «Pensavo che il pm si alzasse e chiedesse scusa». Non è andato per il sottile l’avvocato Luca Ponti che ieri mattina ha iniziato con questa frase, condita dalla parola «delusione», la sua arringa - come difensore dei vertici della Protezione civile - al termine del processo sulla Val Rosandra. Se nella sua requisitoria il pm Antonio Miggiani aveva parlato di «dramma» e di «evento funesto» e chiesto per gli imputati (l’ex vicepresidente della Regione Luca Ciriani, l’allora capo della Protezione civile Guglielmo Berlasso, il funzionario Crisina Trocca e l’operativo Adriano Morettin) quattro pene identiche a un anno d’arresto e 2mila euro di multa, il difensore ha parlato senza mezzi termini di «dissociazione dalla realtà».

Lo ha fatto riferendosi alla perizia disposta dal giudice del geologo Cristiano Mastella che aveva definito l’intervento del marzo 2012 idoneo a prevenire i rischi e adeguato a scongiurare il rischio idrogelogico paventato, il taglio di 41 piante di alto fusto nell’alveo del torrente Rosandra. Non solo: Ponti ha chiesto al giudice monocratico Marco Casavecchia di condannare le parti civili (leggasi Wwf e Avvocatura dello Stato) al pagamento di 150mila euro per il danno causato per l’intera durata del processo che «si voleva fosse orientato a prescindere». E poi caustico ha aggiunto: «Devono spiegare come può esserci stato un intervento di danno senza danno». E poi ancora più pungente: «Come può il giudice giudicare un intervento da una foto e far citare dei testi con la stessa logica con cui si fanno i sondaggi del Festival».

L’avvocato Caterina Belletti - difensore dell’ex vicepresidente della giunta - ha puntato al nucleo della vicenda. «Ciriani - ha detto - non c’entra. Ha semplicemente recepito il contenuto delle relazioni tecniche e non poteva fare altro. E questo - ha spiegato - a prescindere dal fatto che l’intervento è stato eseguito correttamente. Il pm - ha osservato Belletti - non ha tenuto conto del fatto che si è agito sulla delibera della giunta. Ciriani non poteva mettere in discussione la relazione di due organi tecnici. Avrebbe dovuto non firmare. Ma sulla base di quale presupposto?».

Secco l’avvocato Paolo Pacileo, difensore di Morettin: «Questo è stato un processo che non ha mai avuto alcun senso. In maniera disarticolata ha coinvolto un gruppetto di persone senza alcuna logica. Il paradosso è che lo Stato ha voluto processare la Regione per un atto che è stato di tutela della pubblica incolumità». Si continua il prossimo 29 febbraio.

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