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Trieste, Serracchiani si schiera a sostegno di Cosolini

La presidente del Fvg: «Chi ama Trieste sta con Roberto e non lo ferma a metà dell’opera». Il sindaco chiama a raccolta i supporter. «E per le primarie non spenderò un euro»

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L'intervento di Cosolini al Caffè San Marco (Lasorte) 

TRIESTE «Chi ama Trieste sta con Roberto. Non lo ferma a metà dell'opera». L’uso improprio dei nomi propri (Roberto, Francesco, Ettore), che tanto va di moda tra i politici di oggi, ha contagiato anche Debora (Serracchiani). La governatrice che, ieri, ha espresso il suo pieno appoggio a Roberto Cosolini, pronto ad affrontare la sfida delle primarie chieste dal senatore dem Francesco Russo. Serracchiani era presente all’incontro al Caffè San Marco (stipato all’inverosimile) convocato in tutta fretta dal sindaco per dare avvio alla campagna, ma non ha preso la parola. La sua presenza tuttavia vale come seconda investitura dopo quella all’Ausonia dello scorso settembre quando, davanti a un tramonto mozzafiato, lanciò il Cosolini bis. Ieri la ripetizione della riconferma in una giornata di bora scura. «Sono qua perché Cosolini è stato un buon sindaco, con lui abbiamo lavorato bene per Trieste e i risultati sono concreti e visibili», chiarisce Debora, aggiungendo di essere «convinta che deve proseguire il lavoro fatto negli ultimi cinque anni, difficile in questi tempi. Un lavoro al quale Roberto si è dedicato senza riserve e con passione. Chiunque può vedere che Trieste oggi è meglio di cinque anni fa». parole confermate anche in un tweet:

E Cosolini, dopo un applauso di incoraggiamento iniziale, ringrazia Debora con nome e cognome durante un discorso lungo 40 minuti. Un privilegio che riserva solo a Paolo Rumiz, scorto in mezzo alla folla del San Marco. Duecento o trecento le persone presenti secondo la stima del sindaco: «Se fossimo al Circo Massimo saremmo due milioni». L’età media fa la differenza con la platea (150 persone), che Russo ha esibito sabato scorso al Tergesto. Non ci sono minorenni al San Marco. C’è molto Pd e ci sono diversi alleati.

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L’avversario alle primarie non ha il diritto di una citazione completa. Solo Francesco. E sembra di sentire evocare il Papa. L’inizio è promettente con il “boss” in sottofondo (“Il mio vero punto debole”, scherza in vista della tournée di Bruce Springsteen che parte in maggio). “Avanti tutta!” è il titolo dell’iniziativa convocata per disinnescare la bomba Russo. “Indietro tutta!” sarebbe stato più adeguato visto che al San Marco dieci giorni fa (in un confronto molto meno affollato) Cosolini aveva presentato la coalizione di centrosinistra (versione light). E ieri, tornato sul luogo del delitto, ha pronunciato con poche varianti lo stesso discorso (dal Welfare più bello d’Italia alla città sul mare diventata città di mare, dal Porto vecchio liberato al Porto nuovo rilanciato). Sul cambio al vertice del Porto (dove è arrivato il “fuoriclasse” Zeno D’Agostino) ha tenuto a ribadire la paternità della scelta. «Non sono serviti i cacciatori di teste», afferma ricordando una proposta di Russo.

“No xe un mal che no sia un ben” è la filosofia con cui Cosolini affronta una sfida di cui avrebbe fatto volentieri a meno. «Evitare che l’uso spregiudicato di due slides possa interrompere un percorso democratico. Ho scelto responsabilmente questa sfida per non essere un candidato dimezzato. Indebolito non dai sondaggi, ma da macigni messi su una strada già tracciata», si sfoga il sindaco, che poi dice che non risponderà agli attacchi personali e non «spenderà un euro per le primarie». «Faccio una campagna da sindaco per vincere le elezioni di giugno. Non c’è bisogno di uscire dall’immobilismo come dice qualcuno. Siamo già usciti».

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La prima citazione per Russo arriva ovvia sulla sdemanializzazione di Porto vecchio (suo l’emendamento decisivo, ndr). «Riconosco il ruolo di Francesco, ma il risultato non è mai solo quello di una persona, ma di una squadra. E noi ci eravamo già mossi con una marcia (finita davanti a un cancello chiuso, ndr)», racconta il sindaco. Solo un accenno alla città metropolitana (“casus belli” delle primarie) fatto nonostante la presenza in sala della governatrice. «Forse prima o poi litigheremo su questo. Ma io credo che bisogna procedere in un altro modo. Magari cominciando a chiedere cosa si aspettano gli altri da Trieste (Monfalcone per esempio)», premette Cosolini. L’amarezza per questa sfida, nonostante i toni trionfalistici, si respira. «Mia figlia mi ha chiesto chi me lo fare. È una domanda che mi pongo spesso. Continuo perché Trieste è un luogo magico», confida alla platea. I “momenti magici” sono anche quelli che muovono l’altro Roberto (Dipiazza) alla terza candidatura. E nonostante non voglia spendere un euro per le primarie lancia un appello ai 300 del San Marco. «Sono pronto a venire a domicilio per convincere i dubbiosi. Fate qualche telefonata agli amici. Voi siete meglio del telemarketing (quello che sta usando Russo per il Tour metropolitano, ndr). Il cambiamento è iniziato. Noi siamo il cambiamento». Niente dibattito alla fine. Come al cineforum. Solo un lunghissimo applauso liberatorio. E poi in fila per abbracciare il sindaco stradesignato che ha concesso le primarie.

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