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Cosolini accetta la sfida: «Pronto alle primarie»

Il primo cittadino: «Il blitz di Russo mi amareggia molto ma non mi tiro indietro». Serracchiani in silenzio. Vertici dem spiazzati. Rebus sulla convocazione del voto

2 minuti di lettura
Il sindaco di Trieste Roberto Cosolini 

TRIESTE Nell’era dei social Roberto Cosolini usa Twitter per accettare la sfida di Francesco Russo e dire sì alle primarie. Cinguetta, il sindaco, alle 15.30, un attimo prima di un minivertice con Debora Serracchiani e Ettore Rosato. Potrebbe usare 140 caratteri, ma gliene bastano 112: «Ringrazio Pd, coalizione, lavoro avanti per Trieste ma certo non mi tiro indietro a primarie con Russo #avantitutta».

Il siluro di Russo, che punta evidentemente anche Serracchiani e Rosato, centra il bersaglio. Ancora più a sorpresa dopo che la direzione provinciale democratica dell’altra sera, rispondendo al senatore che sventolava un sondaggio favorevole a un cambiamento per Trieste, aveva archiviato l’ipotesi delle consultazioni come «questione ampiamente superata dal voto dell’assemblea provinciale di dicembre». La delibera per Cosolini candidato senza primarie veniva così approvata con 14 voti contro 2 (per Russo si schierano Anna Buonuomo e Luca Salvati). E il segretario provinciale dem Nerio Nesladek, ieri mattina, non ci pensava quasi più: «Cosolini è il candidato, non c’è mai stato un solo dubbio dopo il voto dell’assemblea».

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Ma l’uscente, in autonomia, prima ancora di vedersi con Serracchiani e Rosato, sceglie di non tirarsi indietro: avanti tutta. «Sono molto amareggiato e considero un errore chiedere, oggi, di fare le primarie. Ma ognuno si assume le responsabilità di ciò che fa», dice il sindaco con il pensiero a Russo e a una richiesta «che andava avanzata molti mesi fa». Non se l’aspettava, Cosolini, ma ricostruisce la vicenda: «Qualche marpione della politica mi aveva avvisato: era iniziata una campagna sotterranea per arrivare a proporre le primarie. Solo che lo si fa nel momento peggiore per tutti, soprattutto per il centrosinistra, al di fuori di qualsiasi regola di convivenza in un partito che ha preso decisioni sempre nelle sue sedi». Il sondaggio di Ipsos commissionato da Russo? «I sondaggi li fanno tutti e sappiamo pure come vanno letti e come possono essere usati». Da un lato, nel caso di primarie, prosegue Cosolini, ci saranno «cambiamenti faticosamente avvenuti in un contesto difficile e un lavoro quotidiano di amministrazione della città», dall’altro «chi promette magie itineranti e porta avanti aspirazioni personali. Legittime, ma espresse da chi sicuramente, in questi anni, ha avuto una postazione molto più comoda».

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Si va alla sfida dunque? «Non è un problema mio. Io continuerò a fare il sindaco e a raccontare cosa si è fatto in questo mandato per rompere l’immobilismo triestino, poi spetterà ad altri, Pd e coalizione, decidere se optare per le primarie. Andasse così, non avrò difficoltà a farle».
Serracchiani e Rosato condividono. La presidente della Regione non commenta, non ancora. Ma il capogruppo alla Camera trasmette un pensiero che pare essere comune: «Cosolini fa bene ad accettare la sfida, in campagna elettorale non ci si deve mostrare deboli». Poi aggiunge: «Fa bene soprattutto a continuare il suo impegno per la città dopo essere stato un buon sindaco in tempi molto difficili».

Quanto al partito, sono le ore dello sconcerto. Lo trasmette Antonella Grim, riservando al Pd «ulteriori decisioni». Mentre Nesladek, ieri sera irrintracciabile, prima della presa di posizione di Cosolini, faceva valere il 14-2 in direzione: «Un voto chiaro. Dopo di che Francesco può ovviamente continuare una battaglia non divisiva su temi e interessi comuni e mettere in campo risorse a favore della campagna del candidato Cosolini, senza dimenticare che è lui pure un esponente del Pd. Certo – aggiunge il segretario provinciale –, ci siamo rimasti male. Non c’era stato alcun avvertimento, non è stata un’iniziativa amichevole».
Parole dette con reale sorpresa. Perché il colpo di scena non se l'attendeva davvero nessuno. Russo, sussurra infastidito il Pd, aveva visto altri sondaggi favorevoli a Cosolini e preso atto. Come immaginare che sfoderasse altri numeri e scendesse in campo una settimana dopo la presentazione ufficiale della coalizione a sostegno del sindaco in carica?
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