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Trieste, terremoto nel Pd: Russo “silura” Cosolini

Il senatore esibisce in direzione un sondaggio sfavorevole al candidato triestino. «Con Roberto si perde. Servono le primarie»

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Francesco Russo, Matteo Renzi e Roberto Cosolini nel 2012 

TRIESTE Roberto Cosolini candidato sindaco sembrava operazione non condivisa da tutto il Pd, ma chiusa. E invece, a sorpresa, Francesco Russo usa la direzione provinciale di ieri sera per avvertite il partito e cercare il ribaltone. «Pensiamoci, la gente vuole il cambiamento», dice il senatore sventolando un sondaggio che stronca le speranze di vittoria dell’uscente. Numeri troppo pesanti, insiste Russo, per non passare attraverso le primarie, come a Muggia e forse anche a Pordenone, prima di decidere.
Il sindaco in carica che punta al bis, solo una settimana fa, aveva presentato la coalizione.

E Ettore Rosato, via Twitter, aveva ufficializzato: «Anche a Trieste parte la campagna amministrative 2016 con Cosolini sindaco e centrosinistra unito».

Del resto c’erano stati, in precedenza, diversi via libera. Ma Russo, che oggi in conferenza stampa alle 15.30 al palazzo del Tergesteo motiverà la sua posizione, non ci sta. E l’ha detto chiaramente in una direzione finita a tarda ora in cui la maggioranza ha tenuto duro su una partita che già all’ora di pranzo Nerio Nesladek escludeva si potesse riaprire. Se qualcuno non è d’accordo? «Tutto si può ricomporre», aggiungeva il segretario provinciale.

Eppure, anche se con ogni probabilità le primarie non si faranno (a quell’appuntamento lui non sarebbe mancato), Russo ha piazzato il caso politico. L’ultima spinta gliel’ha fornita un sondaggio (798 interviste) commissionato all’Ipsos. Dopo aver chiesto un giudizio sull’opportunità della città metropolitana (risponde affermativamente il 59% del campione) e sulla riqualificazione del Porto Vecchio («molto o abbastanza utile» per il 71% degli intervistati), le sue due grandi partite, il senatore dem ha voluto fare emergere il trend in vista delle prossime elezioni. E il verdetto è senza appello sul mandato in corso: il 66% sostiene che il nuovo sindaco, chiunque sia, dovrà «cambiare radicalmente il modo di governare la città».

E dunque, queste le parole del senatore al partito, «davanti alla necessità di chiarire al meglio un progetto forte e condiviso, chiedo siano i cittadini a scegliere. Attraverso le primarie, lo strumento che lascia agli elettori e non alle segreterie di partito il potere di decidere». Quelle stesse primarie su cui si stava ragionando ieri anche a Pordenone, una richiesta avanzata con forza dai riformisti che hanno voluto mettere in discussione la candidatura di Daniela Giust. A Trieste nulla di diverso.

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«Ho combattuto per anni l’immobilismo di matrice camberiana – dice preoccupato Russo – e proprio quando, finalmente, la città sembra pronta a voltare definitivamente pagina scopro, con grande stupore, che anche una parte del centrosinistra ha paura del cambiamento». Il peso del sondaggio? «Gli elettori chiedono un cambiamento forte. Discontinuità. Che si ascolti la loro insofferenza, razionale o irrazionale che sia. E che non si faccia finta di niente scrollando le spalle come abbiamo sempre fatto negli ultimi tempi».
Russo non dimentica il recente passo falso alle primarie di Muggia, con la vittoria del candidato di Sel.

E si toglie più di un sassolino sulle resistenze trovate nel percorso da lui aperto verso la città metropolitana, contrastato pure da Debora Serracchiani: «Nell’ultimo anno, anche con il coraggio di dire ai miei colleghi in regione che si stavano sbagliando, ho concentrato la mia azione politica su quel tema non certo per un'impuntatura personale come qualcuno ha provato a sostenere ma perché, come i fatti hanno confermato, questa era l’ambizione dei miei concittadini. Ma so anche che la classe dirigente del partito, al di la delle dichiarazioni di facciata, ha espresso forti dubbi nel supportare il progetto». Di fatto, siamo alla sfida a Cosolini. Dovranno essere i cittadini, questo vuole Russo, a scegliere «tra chi propone un progetto in continuità con i cinque anni passati e chi, invece, crede sia ora di cambiare marcia e per trasformare profondamente Trieste. Oggi una città di periferia italiana, ma con le potenzialità per diventare davvero un’area metropolitana al centro dell’Europa».

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