Il carcere del Coroneo intitolato agli agenti di custodia infoibati

Le carceri del Coroneo di Trieste saranno intitolate alla memoria del comandante Ernesto Mari e degli agenti di custodia in forza alle carceri giudiziarie Angiolo Bigazzi e Filippo Del Papa, che il...

Le carceri del Coroneo di Trieste saranno intitolate alla memoria del comandante Ernesto Mari e degli agenti di custodia in forza alle carceri giudiziarie Angiolo Bigazzi e Filippo Del Papa, che il 24 maggio del 1945 furono trucidati e infoibati nella cavità Plutone di Basovizza. A renderlo noto è Paolo Sardos Albertini, presidente della Lega Nazionale e del Comitato per i martiri delle foibe nel corso del suo intervento durante la commemorazione del Giorno del ricordo.

Sardos Albertini ha espresso «soddisfazione per questa decisione, oltre che per la recente modifica alla legge con la quale sono stati ampliati i termini per la richiesta del riconoscimento ai familiari degli infoibati, in precedenza fissati in dieci anni».

Presenti alla cerimonia della foiba di Basovizza, i rappresentanti delle Associazioni degli esuli. «Nel passato su queste pagine di storia si sono sentite molte inesattezze» ha affermato Renzo Codarin, presidente nazionale dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia. «L’istituzione di questa giornata e il lavoro portato avanti nelle scuole ha consentito ai giovani di conoscere non solo la memoria ma la storia stessa del nostro Paese».

Secondo Massimiliano Lacota, presidente Unione degli Istrani «molto è stato fatto in questi anni, ma bisogna guardare anche a tutto quello che c’è ancora da fare. Mi riferisco ad alcuni passaggi in particolare: ad esempio al fatto che gli esuli stanno ancora aspettando l’indennizzo e, laddove è possibile, la restituzione dei beni» mentre per Manuele Braico, presidente dell’Associazione delle comunità istriane «è importante conoscere la nostra storia e non dimenticare tutto quello che è accaduto sul confine orientale: una memoria che però va conservata non solo in occasione di questa giornata, ma durante tutto l’anno».

Presenti alla commemorazione anche molti tra coloro che hanno vissuto in prima persona queste tragiche vicende. Come Erminia Dionis Bernobi, cugina di Norma Cossetto, la giovane studentessa barbaramente violentata e trucidata dai partigiani titini nel 1943. «Norma è diventata il simbolo di una tragedia che mi ha segnato profondamente» ricorda. «Un dolore - aggiunge Erminia - che ho tenuto dentro di me per tanti anni, perché di queste cose non si doveva parlare: è invece importante far conoscere ai giovani tutto quello che è accaduto in passato».

Antonio Toffetti aveva appena undici anni quando ha vissuto la tragedia del padre infoibato. «L’unica cosa che possiamo fare è ricordare con forza e non dimenticare. Ma ai giovani dico che il ricordo e la memoria non devono mai essere accompagnati dal sentimento dell’odio».

Infine, gli interventi del capogruppo del Partito democratico alla Camera dei deputati Ettore Rosato, per il quale «l’Italia esce dall’oblio per prendere consapevolezza di un passaggio drammatico e per troppo tempo ignorato della propria storia» e della deputata di Forza Italia Sandra Savino che ha posto l’accento sui «terribili crimini dei titini perpetrati a guerra conclusa: un eccidio tenuto a lungo nascosto e sottaciuto».(p. pit.)

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