Trieste, piatti multietnici a tavola gli chef sono i profughi

Richiedenti asilo pronti a vestire i panni dei cuochi con “Indovina chi viene a pranzo”

Iniziativa della Microarea di Ponziana: quattro pranzi da domani al 3 marzo con ricette pakistane e afghane

TRIESTE Ricette esotiche, sapori etnici ma soprattutto un viatico per coniugare il sociale alla buona tavola. Si intitola “Indovina chi viene a pranzo” ed è un’iniziativa a cura della Microarea di Ponziana con la Cooperativa Duemilauno Agenzia Sociale, il Consorzio italiano di solidarietà e il Dipartimento delle dipendenze, progetto incastonato nel programma di iniziative attuate di concerto con l’Azienda sanitaria, Comune e Ater, e che verrà ospitato nella sede della Microarea di via Lorenzetti 60 sulla base di quattro appuntamenti, nelle giornate del 10, 17 e 24 febbraio e del 3 marzo, sempre all’ora canonica del pasto per eccellenza, alle 12. Menù internazionale ma cuochi del tutto originali.

E qui risiede la vera peculiarità dell’iniziativa, dal momento che ai fornelli di “Indovina chi viene a pranzo” ci saranno alcuni dei richiedenti asilo attualmente in lista di attesa nel territorio, desiderosi di uscire allo scoperto per realizzare colori e sapori dei loro Paesi e regalare al quartiere una dimostrazione pratica delle loro tradizioni.

Il linguaggio internazionale della cucina prova dunque a tornare alla ribalta e per l’occasione le scuole in cattedra saranno quelle provenienti dal Pakistan e dall’Afghanistan, teatri culinari che prediligono cibi speziati, giostre di aglio e yogurt, elementi e alimenti che hanno spianato il successo del kebab, magari a base di carni molto “forti” come agnello e montone, ma anche molta verdura, l’immancabile tocco del riso, tipologie di pane caratteristico e dolciumi a intense tinte glicemiche, anche se ben distanti dagli stilemi del dessert occidentale.

Qualche esempio di pietanza attesa sul desco di via Lorenzetti? Spazio ad esempio al chapati, pane con farina integrale non lievitato, al pakora, sorta di frittelle ripiene cucinabili anche in versione vegetariana, oppure il kabuli palaw, un culto della tavola afgana, dove il riso si sposa con la carne, uvette e carote.

E che dire del daal tarka? Altra ricetta che risente fortemente dell’influenza indiana, dove i legumi (lenticchie possibilmente) si alleano con una miscela di spezie, cipolle e magari con un pomodoro. E per chi anela a un classico della tradizione, non dovrebbe mancare una versione del Kheer Rice Pudding, il budino di riso.

Socialità e benessere. Queste le parole chiavi che provano a caratterizzare il percorso che si inaugurerà domani: «Da tempo puntiamo al coinvolgimento del quartiere di Ponziana su proposte che non parlano solo di solidarietà ma anche di salute, possibilmente attraverso l’alimentazione - ha precisato Monica Ghinetti, responsabile sede Microarea di Ponziana -. “Indovina chi viene a pranzo” può essere inteso come una sorta di piccolo corso avviato da quattro giovani stranieri in attesa di asilo, con la possibilità quindi di recepire usi e pratiche che indicano una cucina diversa ma accessibile e - ha aggiunto - crediamo anche molto salutare per tutti».

Nessun costo, nessuna forma di iscrizione. Ai quattro banchetti etnici attesi nel rione ponzianino si accede senza formalità, quasi fosse un invito giunto da un amico, un vicino o da un parente. E alla fine la condivisione si completa, pranzando assieme ai volontari e ai cuochi interpreti del pranzo “dell’altro mondo”.

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