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Obama a Mattarella: pronti a collaborare

Gli amici: ci sentiamo in pericolo. Spariti cellulare e passaporto. I genitori dal pm: non ha mai fatto cenno a rischi imminenti

di Anna Buttazzoni e Mattia Pertoldi
2 minuti di lettura
Il presidente Mattarella e Barack Obama 

UDINE. La paura che, secondo papà Claudio e mamma Paola, Giulio Regeni non aveva per la propria vita è quella che, invece, stanno provando amici e colleghi al Cairo dello studente friulano. Sono loro i primi a cancellare ogni riferimento al dottorando, quelli che prima riempivano i profili Facebook e Twitter. Non solo.

Chi può si sta organizzando per lasciare il Paese, come suggerito anche dalla Middle East Studies Association (Mesa), la principale associazione di studiosi e ricercatori interessati al Medio Oriente. Ma nel caso Regeni stanno per entrare in campo, prepotentemente, anche gli Stati Uniti. Secondo fonti italiane a Washington il presidente americano Barack Obama ha promesso al presidente della Repubblica Sergio Mattarella la massima collaborazione per arrivare alla verità.

Clima di terrore Il pm della Procura di Roma che indaga contro ignoti per omicidio volontario, Sergio Colaiocco, ha ascoltato i genitori di Regeni. Da quanto si apprende, il padre e la madre avrebbero riferito che il figlio non aveva mai fatto cenno a rischi imminenti per la propria incolumità, ma che era consapevole di trovarsi in una realtà difficile dal punto di vista politico, soprattutto nei giorni in cui cadeva l’anniversario della rivoluzione che cacciò Hosni Mubarak.

Regeni, dunque, non avrebbe avuto timori, a differenza del terrore in cui, invece, dopo l’assassinio del ricercatore sono caduti conoscenti e colleghi che risiedono al Cairo. La migliore amica di Regeni, Noura Wahby, la prima che aveva lanciarto l’appello dopo appena cinque ore dalla scomparsa del 28enne, ha cancellato da giorni i propri profili Twitter e Facebook, mentre i suoi coinquilini hanno fatto perdere le loro tracce senza parlare con nessuno.

Anche la persona che doveva incontrare lo studente la sera del 25 gennaio, il professore italiano Gennaro Gervasio, docente di scienze politiche alla British University of Cairo, ha eliminato ogni riferimento sui social network al suo rapporto con lo studente.

Lo ha fatto dopo le parole del direttore della Procura di Giza, Hossam Nassar, che ha confermato come, dalle analisi delle celle a cui si era agganciato il telefonino di Regeni, il dottorando stesse andando a una festa di compleanno. «Regeni ha lasciato la sua abitazione – ha spiegato – alle 19.30 per incontrare il suo amico Gennaro, insegnante di scienze politiche all’università britannica del Cairo. Entrambi dovevano andare a una festa di compleanno, ma Regeni non è mai arrivato: è scomparso 25 minuti dopo la sua ultima telefonata all’amico. Preoccupato, quindi, Gennaro ha telefonato alla sua amica Noura Fatihi che ha contatto il coinquilino di Giulio e avvocato Mohamed al Sayaad».

Nassar cita nomi e cognomi di amici e colleghi che, però, non si fanno trovare. Chi può – cioè ha un passaporto straniero o, in caso di cittadinanza egiziana, non è finito nelle “black list” governative che ne vietano l’espatrio – sta cercando di lasciare il Paese. Anzi qualcuno ha già spiccato il volo.

Cellulare e passaporto Nassar ha utilizzato le celle telefoniche del Cairo per stabilire gli ultimi spostamenti di Regeni, ma resta il mistero su cellulare e passaporto. Nessuno dei due oggetti è stato ritrovato nè dagli inquirenti egiziani né dal team di investigatori inviato dall’Italia. Carabinieri e poliziotti, inoltre, sono ancora in attesa di entrare in possesso della documentazione in mano agli egiziani, dopo la richiesta di completo accesso a testimonianze, tabulati telefonici e rilievi effettuati al Cairo.

Alleanza americana L’Italia, nella sua battaglia per ottenere la verità dalle autorità egiziane, potrebbe presto avere dalla propria parte un alleato in grado di premere ulteriormente su al-Sisi: gli Stati Uniti d’America e l’amministrazione a stelle e strisce guidata da Barack Obama. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita ufficiale a Washington assieme al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, ieri ha portato il caso dell’omicidio di Regeni, dopo che la stampa aveva lasciato lo Studio Ovale, all’attenzione della Casa Bianca.

Obama, riferiscono fonti italiane, ha ribadito che gli Stati Uniti sono pronti a collaborare per la ricerca della verità. In questi giorni, infatti, il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry è atteso in America dove incontrerà il segretario di Stato americano John Kerry.

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