Crac Unione, ora la sfida è un’asta “veloce”

Le maglie della Triestina appese allo stadio Rocco

Società dichiarata fallita dal Tribunale dopo la richiesta del pm. Disposto l’esercizio provvisorio ma il tempo e i soldi stringono

TRIESTE L’Unione è morta? Viva l’Unione. Il giorno del paradosso più atteso, dato ormai per scontato come un Milan-Alessandria qualunque, è arrivato ieri. All’ora di pranzo, non appena le notifiche sono giunte a destinazione - leggasi Pontrelli e i suoi avvocati - da Palazzo di giustizia è uscita in forma ufficiale la comunicazione dell’avvenuta dichiarazione di fallimento dell’Unione Triestina 2012 presieduta dallo stesso Marco Pontrelli. Il quale, a questo punto, esce di scena non “sua sponte” (come immaginava a dicembre quando prospettava di vendere) se è vero che nella tesissima udienza dello scorso venerdì si era opposto formalmente alla richiesta di fallimento per insolvenza avanzata dal pm Maddalena Chergia, dopo che proprio Pontrelli aveva ritirato la domanda di poter presentare un piano di concordato anti-crac confermando così il naufragio della trattativa di compravendita con Silvano Favarato sotto le onde di una fidejussione mai convincente.

A gestire ora la società (in una situazione che si profila di certo non banale, per usare un eufemismo, dato che la Triestina può disporre a oggi di ben pochi quattrini) sarà il commercialista Giuseppe Alessio Vernì, incaricato a dicembre di vigilare come commissario giudiziale su una Triestina che allora doveva muoversi sul terreno minato della strana coppia Favarato-Pontrelli. Vernì, infatti, è stato nominato curatore fallimentare. È lui che dovrà preparare l’asta competitiva quanto prima affinché qualcuno raccolga la carcassa dell’Alabarda e, sperabilmente, la rianimi. La seconda investitura del professionista è uno dei passaggi-chiave della sentenza di fallimento decretata ieri dal Tribunale civile a seguito della camera di consiglio di sabato, all’indomani della richiesta del pm, dal collegio dei giudici “specialisti” della materia composto da Arturo Picciotto (presidente), Riccardo Merluzzi (delegato alla procedura) e Daniele Venier (a latere). Gli altri punti “forti” della decisione assunta dai tre magistrati, oltre alla dichiarazione di fallimento, sono la conferma di Merluzzi come giudice delegato e soprattutto il fatto che il Tribunale abbia disposto il cosiddetto esercizio provvisorio fino al termine della stagione. Tradotto: l’Unione può vivere, anzi sopravvivere, fino al termine del campionato, se avrà chiaramente la “benzina” per tirare avanti. Ed è questo il compito di Vernì come curatore, che da vigile “terzo” diventa così amministratore straordinario.

Già oggi è in agenda un giorno decisivo, a colpi di incroci tra attivo fallimentare (ciò che il club ha da poter “grattare” per mandare in campo la squadra anche per gli allenamenti, a cominciare da qualche credito d’imposta e/o privato perché la società non ha di fatto patrimoni da vendere), paletti giuridici (e qui si intrecciano norme civili e sportive) e confronti con tutti i soggetti coinvolti, giocatori e staff, cui è facilmente intuibile possa esser proposto di mettersi una mano sul cuore prima che sul portafogli, e aspettare. Il solo trovare gli spicci per la partita in casa di domenica prossima, o per la successiva prima trasferta, non è un gioco da ragazzi, a quanto è dato sapere. Quella dell’esercizio provvisorio, d’altronde, era - acquisita ormai la dichiarazione di fallimento - l’unica strategia data dalla legge. L’alternativa era chiudere baracca e burattini da subito.

L’incontro con la squadra è stasera. Vernì, dopotutto, è il primo a sapere che non c’è tempo da perdere. Prima si trova l’eventuale compratore, minore sarà il numero di settimane durante le quali ci sarà da lottare in esercizio provvisorio, con risorse via via più ridotte. L’orizzonte per la chiusura dell’iter dell’asta è non meno di un mese e mezzo tra contatti, manifestazioni di interesse, bando e gara. Quarantacinque giorni sono un lasso temporale da “condizioni ideali”, potrebbe volerci di più. In questo quadro cominciano chiaramente già a muoversi i soggetti che potrebbero partecipare a tale asta. Alcuni di loro hanno pure già contattato il Tribunale e il curatore per segnalare il proprio interesse ad essere della partita, ma i “miti” di depositi cauzionali già versati a Foro Ulpiano, o di possibili trattative di affitto di rami d’azienda, al momento restano “miti”. Nella settimana di Carnevale, per intanto, il carro della carcassa low-cost si dice vogliano provare a prenderlo in corsa in tanti. Si va da Mauro Milanese alle piste che portano tra le altre al binomio Vascotto-Alma, al Gruppo Todaro, allo stesso Favarato (dietro al quale voci già smentite da Palermo sostengono possa esserci Zamparini, ndr) e ad altre possibili sorprese dell’ultima ora. Un terreno improvvisamente più fertile di prima.

Incognita nelle incognite, infine, è la questione della matricola calcistica e del mantenimento della categoria (si deve poi pure tentare la salvezza sul campo): chi si aggiudicherà la Triestina comprerà una società ma non in automatico i suoi diritti sportivi. Li deve dare la Figc in base a precisi requisiti, in primis la copertura dei debiti dei tesserati, che nulla centra col mezzo milione abbondante “generale” e che vale decine di migliaia di euro “a parte”, da dare ai giocatori sotto contratto fino agli ex che aspettano di essere saldati come ad esempio mister Costantini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Focaccia integrale alla farina di lenticchie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi