Il Museo della Risiera dà nuova voce alle vittime FOTO

Una suggestiva immagine del nuovo Museo della Risiera

Dalle foto ai filmati alle testimonianze di uomini e donne al processo del ’76 si amplia il percorso della memoria offerto ai visitatori del lager di San Sabba

TRIESTE «Basta mezz’ora e si può comprendere bene cos’è stato questo luogo». Le voci dei visitatori, accorsi in tanti ieri mattina alla Risiera di San Sabba per assistere all’inaugurazione del nuovo allestimento della sala del museo, costato oltre centomila euro, indicano che l’obiettivo è stato raggiunto. A quarant’anni dal primo intervento si è ridata una voce in più e in chiave più moderna a oggetti, documenti, opere d’arte e testi che continuano a raccontare la storia di questo luogo.

Austero, con luci soffuse, lo spazio dedicato è rimasto lo stesso, ma è stata ampliato il contenuto, esplicato per la maggior parte da didascalie in italiano, sloveno e inglese, grazie a un allestimento che spazia dalle origini della struttura al processo del ’76, con mezzi multimediali che riportano diverse testimonianze di donne e uomini passati per la Risiera tra il ’43 e ’45. Un’importante novità, che ha coinvolto anche gli studenti dell’istituto Max Fabiani, si ritrova nel plastico del comprensorio della Risiera, che la raffigura nel momento della sua massima estensione topografica.

Nella sala delle commemorazioni, dove è presente ancora per poco il percorso fotografico-documentario della mostra storica, adiacente alla sala ristrutturata, a presentare ieri per primo il progetto l’assessore alla Cultura del Comune di Trieste, Paolo Tassinari, che ha sottolineato i compiti principali del museo ovvero «conservare la memoria per restituire la storia». «Tale progetto – ha continuato Tassinari - trae spunto dal bando della presidenza del Consiglio dei ministri in occasione del settantennale della Liberazione e ha beneficiato del sostegno della Fondazione Casali e di molte associazioni, tra cui l’Associazione italiana ex deportati Trieste, quella nazionale partigiani d’Italia di Trieste, il Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, la Comunità ebraica di Trieste, l’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione del Fvg, senza dimenticare la collaborazione della Biblioteca nazionale slovena e dell’Università di Trieste».

«Mancava una mostra storico-permanete che raccontasse la vicenda della Risiera» ha detto subito Francesco Fait, autore del progetto scientifico, il quale ha lavorato per un allestimento che definisce «una sintesi efficace tra comunicazione in forma tradizionale e comunicazione che utilizza le nuove tecnologie. La metà dei visitatori di ogni anno, e il 2015 ha fatto registrare 112 mila visitatori, non è accompagnata da una guida, ciò significa che la comunicazione della storia del luogo era fin qui difficile». A sottolineare un aspetto importante l’assessore regionale alla Cultura Gianni Torrenti: «Le amministrazioni hanno una responsabilità nel rispetto di questi luoghi, soprattutto nella consapevolezza che essi devono restare nel tempo la fotografia reale di quello che è successo, non sempre facile da sviluppare, e qui è stato svolto un lavoro giusto». Anche la presidente della Provincia Maria Teresa Poropat ha voluto ribadire «il dovere civico, etico e morale che noi abbiamo nel consegnare la storia del nostro territorio ai giovani», mentre il sindaco di Trieste Roberto Cosolini ha speso lunghe parole per dire che «era necessario un percorso a tutto campo che valorizzi luoghi, culture, storie» e che «questo luogo è sì storia ma è anche un segnale di drammatica attualità», e ancora che «i rischi di dissoluzione del più importante strumento di risoluzione del dopoguerra, cioè l’Unione europea, ci dicono che non siamo fuori dalla storia».

All’unisono il ringraziamento da parte di tutte le istituzioni a Maria Masau Dan e a Bianca Cuderi, rispettivamente la ex e l’attuale direttrice dei Civici musei che si sono occupate della conduzione del progetto scientifico sostenuto da un comitato, mentre il progetto di allestimento è dell’architetto Corrado Pagliaro e quello grafico di Roberto Duse.

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