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Trieste, molesta l’amica della moglie dopo il ménage à trois

A processo per stalking un uomo che non ha dato tregua alla donna che aveva interrotto una relazione a tre durata a lungo

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Una scena del film "Vicky Cristina Barcelona" di Woody Allen 

TRIESTE Lui, lei e l’altra: tutti assieme in un vero e proprio “ménage à trois”. Gli incontri appassionati sono durati per anni. Senza mai un’interruzione. Andavano d’accordo, a tutti andava bene così. Compreso il marito dell’altra. Ma poi l’altra si è stancata e ha detto basta. E qui sono iniziati i guai. Perché l’uomo, il “lui” della vicenda, una guardia giurata del quale non pubblichiamo il nome per impedire che le vittime vengano identificate, ha cominciato a minacciare sia l’amante, ovvero “l’altra”, sia il marito di lei, a quanto pare, appunto, fin troppo consapevole della storia. Gli diceva che se non l’aiutava l’avrebbe perseguitato.
Ieri la guardia giurata, o meglio l’amante focoso, assistito dall’avvocato Paolo Codiglia, è stato rinviato a giudizio per stalking dal gip Luigi Dainotti che ha accolto le richieste del pm Maddalena Chergia, il magistrato titolare del fascicolo. Parte civile gli avvocati Massimo Scarscia e Cristiana Crevatin. La data fissata per l’udienza è quella del 27 aprile.

La vicenda è diventata un caso giudiziario nello scorso mese di maggio, quando l’amante e cioè “l’altra” ha sporto querela contro il suo ex. Ha dichiarato di aver avuto una relazione sentimentale nonostante l’uomo fosse sposato con la sua migliore amica, che era al corrente consapevole e partecipava al ménage. Ma dopo aver saputo che l’uomo la denigrava pubblicamente, la ex ha deciso saggiamente di interrompere la relazione. Una decisione dirompente. Tant’è che l’uomo non ha accettato di buon grado l’addio, o meglio la fine del “triangolo”. Ha infatti - secondo l’accusa - reagito duramente con minacce, messaggi e chiamate sul cellulare.

Non solo: secondo le indagini l’uomo si faceva trovare sotto casa o sul luogo di lavoro della ex amante. Così lei, intimorita, ha iniziato a farsi accompagnare dal marito e da un’amica. E quando una volta l’amante focoso se li è trovati davanti non si è trattenuto. «Te la farò pagare, avrai una bella sorpresa», aveva detto. E poi altre minacce che hanno avuto un certo effetto dal momento che l’uomo, come guardia giurata, possiede una pistola.

In svariate occasioni l’uomo ha affermato quello che riteneva essere il suo diritto alla proprietà. Insomma: amante-padrone. Tant’è che nel luglio dello scorso anno la guardia giurata è stata colpita da un provvedimento di divieto di avvicinamento da parte del giudice Laura Barresi, emesso su richiesta del pm. Il divieto aveva riguardato anche il marito dell’amante e una conoscente che, nel corso delle indagini, aveva riferito agli investigatori i retroscena della singolare vicenda. Questo perché secondo il giudice che aveva disposto il provvedimento era sussistente il pericolo che la guardia giurata potesse continuare le persecuzioni.

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