Oman Sail, è di Mohammed il cadavere trovato in mare

L'Oman Sail

Dal test del Dna la conferma sul corpo rimasto impigliato nelle reti di un motopesca. Il velista era caduto lo scorso ottobre dal trimarano in navigazione verso Trieste

POLA. L'autopsia e il test del Dna hanno confermato le supposizioni: appartiene al ventiseienne velista omanita Mohammed Al Alawi, scomparso in mare lo scorso ottobre, il corpo senza vita trovato il 22 dicembre vicino all'isola quarnerina di Sansego. La salma era rimasta impigliata nelle reti di un motopesca che l'aveva quindi trasportata nel maggiore centro istriano, dove è immatricolato.

Il 26enne Mohammed Al Alawi

L'identità del velista è stata accertata nel reparto Patologia dell'ospedale regionale e l'azienda funebre cittadina ha già avviato la procedura per la consegna del corpo ai familiari. Non è stata invece ancora confermata ufficialmente la causa del decesso, anche se quasi sicuramente si tratta di annegamento.

Mohammed Al Alawi era caduto in acqua all’alba del 7 ottobre dal trimarano Musandam, un bolide hi-tech di oltre venti metri di lunghezza che stava navigando al largo delle coste croate in direzione di Trieste, dove nel successivo fine settimana avrebbe dovuto partecipare a uno degli eventi per la promozione del Turismo omanita nell'ambito della Barcolana.

L'incidente era avvenuto 16 miglia a ovest di Lussinpiccolo. Probabilmente il giovane era di turno di guardia e si suppone sia caduto per un brusco movimento dell’imbarcazione causato da un’onda anomala. Si calcola che in quel momento il trimarano navigasse alla velocità di 20-22 nodi.

Sicuramente Al Alawi non era fissato con la cintura di sicurezza né indossava il giubbotto galleggiante, come invece impongono le norme sulla navigazione: un comportamento questo non inusuale tra i velisti. In base alla prima ricostruzione effettuata allora, cadendo avrebbe urtato la testa contro qualche parte dell’imbarcazione perdendo i sensi e venendo così inghiottito dalle onde. In caso contrario Al Alawi sarebbe rimasto a galla e notato dagli altri componenti dell’equipaggio che - accortisi subito dell’incidente - avevano immediatamente fermato lo scafo e iniziato a perlustrare la zona.

L'allarme era stato dato dallo skipper francese del trimarano Sydney Gavignet, e subito erano iniziate le ricerche coordinate dalla Guardia costiera croata con la partecipazione delle motovedette della Capitaneria di Porto di Fiume e della Polizia del mare, dello stesso equipaggio omanita e di due piccoli aerei: uno privato (noleggiato dal Sultanato) e l'altro del ministero degli Interni. La ricerca si era estesa anche alle acque italiane, con l’allerta diramato alle capitanerie di porto dell’Adriatico. Dopo una settimana senza esito le ricerche erano state sospese. (p.r.)

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