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Molestie in Tribunale a Trieste, chiesto il processo

Fissata l’udienza davanti al Gip per il giovane che aveva palpeggiato un’avvocatessa dopo averle alzato la gonna

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TRIESTE La scena è stata sicuramente degna di uno di quei film “trash” e ormai “cult” degli anni Settanta con Alvaro Vitali, il Pierino del grande schermo.

Pierino si chiama Stefano Rocco, 20 anni, con qualche precedente penale. Il 2 luglio dello scorso anno Rocco-Pierino era sceso lungo lo scalone del Palazzo di giustizia e quando aveva incontrato una donna l’aveva affrontata alzandole la gonna per poi appoggiare con una certa verve la mano sul fondo schiena.

Una toccata energica o meglio una sculacciata. Vittima delle attenzioni del Pierino di Trieste era stata una avvocatessa di Udine. Il pm Pietro Montrone ha chiesto il rinvio a giudizio del protagonista della bravata di pessimo gusto. Una bravata che in quella circostanza gli era addirittura costata l’arresto.

L’udienza davanti al gip Laura Barresi è stata fissata per il prossimo 5 febbraio. A difendere Pierino è l’avvocato Silvano Poli, subentrato al collega Sergio Mameli, prematuramente scomparso nello scorso dicembre. Rocco è accusato di violenza sessuale, perché il codice non distingue se la violenza sia stata consumata o meno.

Ecco cosa era successo. Il giovane stava scendendo appunto lungo lo scalone del Palazzo di giustizia, dopo aver presenziato come imputato a un’udienza di convalida a suo carico, e quando ha visto l’avvocatessa salire non ci ha pensato due volte. Velocissimo è partito all’azione incurante del fatto che a pochi metri c’era un poliziotto, quello che poi lo ha arrestato. L’avvocatessa per reazione aveva urlato: «Ma cosa stai facendo?» e il poliziotto era subito accorso.

Poi, sulla base delle indicazioni della vittima, si era messo alla ricerca dell’uomo che aveva alzato la gonna e dopo poco lo aveva finalmente raggiunto prima che riuscisse a far perdere le tracce. Nel frattempo erano arrivati anche alcuni carabinieri che erano in servizio nelle aule dibattimentali e avevano preso in consegna il palpeggiatore.

Stefano Rocco era da un paio di giorni agli arresti domiciliari per un tentato furto avvenuto durante la festa celtica al Ferdinandeo. Il giovane era stato sorpreso dai carabinieri mentre stava cercando di forzare una macchina parcheggiata. Era stato ammanettato e accompagnato a casa su ordine del pm di turno. Nel frattempo era stato fissato l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice Guido Patriarchi. Per recarsi in Tribunale a presenziare come suo diritto all’udienza, Rocco aveva avuto il permesso di uscire di casa. Così era successo: era arrivato puntuale al Palazzo di giustizia, dove lo stava aspettando il difensore Sergio Mameli. Dopo l’interrogatorio di garanzia, l’arresto era stato convalidato e l’indagato aveva avuto il permesso di tornare a casa. E così in effetti era stato.

Brevemente il giovane aveva salutato il giudice e l’avvocato difensore, poi aveva percorso le prime due rampe dello scalone principale. Alla terza rampa aveva incrociato l’avvocatessa di Udine che stava andando a un’udienza in un’aula della Corte d'Appello, al primo piano: Pierino non ci aveva pensato due volte. Aveva puntato verso “l’obiettivo” e con una mossa repentina, afferrato un lembo della gonna sollevandola. Poi aveva appoggiato appunto la mano sulla biancheria della donna. E piazzato la sculacciata. La vittima era rimasta letteralmente paralizzata dallo choc. Quando aveva urlato, il “toccatore" era già lontano. Rocco era sceso lungo l’ultima rampa e stava per uscire all’esterno del Palazzo di giustizia. E qui era entrato in azione il sovrintendente della polizia che si trovava a poche decine di metri, il quale lo aveva appunto arrestato. Ora torna in aula. Perché il pm ha chiesto il giudizio.

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