Migranti, la rotta balcanica si chiude

Migranti cercano l'ingresso in Austria

L’Austria fissa un tetto al numero dei rifugiati: non oltre 127mila in 3 anni. Via alla stretta sui confini. Da Lubiana alla Serbia: pronti a fare altrettanto

LUBIANA. Era già nell’aria martedì ma ieri Vienna ha deciso. L'Austria introdurrà una sorta di tetto limite al numero di richiedenti asilo nel Paese: fino al 2019 dovranno essere complessivamente massimo 127.500. Il vice cancelliere Reinhold Mitterlehner ha parlato esplicitamente di un «tetto limite». Il tetto limite di 127.500 migranti fino al 2019 su cui il governo austriaco ha trovato l'accordo prevede anche che per quest'anno Vienna accetterà solo 37.500 profughi. Il cancelliere Werner Faymann ha parlato di un «valore indicativo» che si orienta a un livello massimo di 1,5% della popolazione austriaca. Il vice-cancelliere Reinhold Mitterlehner ha detto che saranno compiute le verifiche di legge necessarie per evitare che la nuova normativa possa pregiudicare il diritto d'asilo.

Egli ha fatto riferimento al modello svedese che prevede un limite alla capacità di elaborare le richieste di asilo. In discussione c'è anche la possibilità di sospendere per un periodo di tempo nuove richieste o di creare nelle aree di confine delle zone di attesa. Il cancelliere Faymann ha anche detto di aver compiuto questo passo dopo essersi consultato con Angela Merkel. «Il coordinamento con la Germania resterà stretto», ha aggiunto il cancelliere, rinviando colloqui concreti a dopo il decreto. La questione di un tetto limite tiene banco anche in Germania ed è uno dei cavalli di battaglia dell'alleato di governo della Csu. Finora però la cancelliera ha sempre rifiutato di accordare l'introduzione di un limite al flusso di profughi verso la Germania. E ieri pomeriggio seppur in assenza di una pubblica dichiarazione, ma al chiuso del seminario dei deputati regionali della Csu, Merkel ha criticato la decisione dell'Austria di introdurre un tetto limite ai profughi. Lo riferisce l'agenzia di stampa austriaca Apa che cita partecipanti alla riunione, secondo i quali Merkel avrebbe sottolineato come questa scelta renda più difficili le trattative con la Turchia. Per la cancelliera, la via maestra resta una soluzione comune europea.

Al confine tra l'Austria e Slovenia, dalla parte austriaca, al valico di Spielfeld, è in vigore da ieri anche un nuovo sistema di controllo, molto più severo e dettagliato, dei migranti. Alle forze dell'ordine austriache, dispiegate dall'autunno scorso sul confine, si uniranno altri 500 militari circa, addestrati a bloccare, in caso di necessità, l'ingresso in Austria dei migranti che verranno giudicati non idonei per la richiesta d'asilo.

Allarme rosso anche in Slovenia dopo le decisioni austriache. Il ministro degli Esteri, Karl Erjavec ha affermato che decisioni in materia saranno prese oggi nel corso della riunione di governo. È chiaro, ha fatto capire Erjavec, che Lubiana non resterà a guardare e non è escluso che vega fissato anche per la Slovenia un tetto massimo di transiti visto che fino ad ora solo 135 migranti hanno chiesto asilo politico. I timori del governo Cerar sono quelli comuni agli altri governi dell’area (leggi Croazia e Serbia), di diventare una sorta di sacca dove si verrebberro ad accumulare decine di migliaia di migranti che si trovassero sbarrata la via verso il Centro Europa.

Chi invece ha immediatamente preso posizione è stata la Serbia. Da ieri, infatti, i migranti che non intendono chiedere asilo a Austria o Germania non potranno più attraversare il Paese ex jugoslavo. Lo ha detto il ministro del Lavoro e affaro sociali Aleksandar Vulin, responsabile per l'emergenza migranti. «Da ora, in base a una decisione del governo austriaco comunicataci dai governi di Slovenia e Croazia, i migranti non potranno continuare il loro viaggio attraverso la Serbia se non esprimeranno l'intenzione di chiedere asilo all'Austria o alla Germania», ha detto Vulin ai giornalisti durante una visita al centro di accoglienza di Adasevci (nordovest della Serbia).

Più drastica la Macedonia che ha annunciato la chiusura della frontiera con la Grecia, seppure soltanto per quanto riguarda il passaggio dei migranti: nel comunicare il provvedimento, un portavoce della polizia di Skopje lo ha attribuito a non meglio specificati problemi insorti sulla rete ferroviaria in Slovenia, con i treni non in grado di trasportare gli stranieri verso l’Europa centrale e occidentale. La compagnia statale “Sz” di Lubiana ha tuttavia smentito, precisando che il traffico è regolare e che gli unici inconvenienti tecnici si erano registrati al confine con la Croazia, risolti peraltro con il trasporto sostitutivo dei passeggeri a bordo di pullman. Dal canto loro fonti del servizio di frontiera ellenico hanno riferito che in realtà i valichi macedoni sarebbero stati chiusi fin da martedì sera, lasciando bloccate in territorio greco circa seicento persone impossibilitate a proseguire.

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