I fedeli consacrano a Sant’Antonio l’edicola

L’opera scoperta vicino alle Terme romane. Il consigliere regionale Moretti: «Accreditamento vicino»

Il culto di Sant'Antonio Abate rivive da ieri nella zona delle Terme romane grazie all’edicola votiva arricchita dal bel mosaico realizzato da Vanni Aita. Un segno fortemente voluto da molti fedeli della parrocchia del Santissimo Redentore di via Romana, come ha sottolineato il sindaco Silvia Altran, parlando al centinaio di monfalconesi, tra cui diversi ex amministratori comunali, che hanno voluto essere presenti alla cerimonia.

L'edicola in qualche modo colma il vuoto lasciato dalla distruzione della chiesetta dedicata alla Madonna e a Sant’Antonio Abate avvenuta nel corso della prima Guerra mondiale e completata nel corso della seconda. La chiesetta si trovava sul rilievo dell’isola di Sant’Antonio spianato poi quasi del tutto per rifornire di materiale la vicina fabbrica della Solvay, come ha ricordato don Rino Lorenzini, fino all’estate del 2014 parroco del Santissimo Redentore, la cui comunità religiosa affonda le sue radici nella chiesetta di Sant'Antonio abate. La chiesa di via Romana fu costruita all’inizio degli anni ’30 con fondi dello Stato proprio per fornire un luogo di culto ai fedeli della zona che avevano come punto di riferimento la chiesetta del Lisert.

«Della chiesetta non rimane nulla, se non la statua lignea del santo, che si trova in fondo a quella attuale, ed è stata restaurata nel 2005 - ha aggiunto don Rino -. Il ricordo, però, è rimasto». Per il direttore sanitario della struttura, Aniello Langella, l’evento di ieri non ha avuto solo un carattere religioso. «Siamo a un secolo esatto di distanza dalla conclusione dei bombardamenti - ha sottolinea Langella - che, iniziati a ottobre del 1915, si conclusero nel gennaio del 1916, provocando la distruzione della costruzione ottocentesca delle Terme». Il dottor Langella ha inoltre ricordato come la figura di Sant'Antonio Abate sia legata alla guarigione delle lesioni provocate dall’herpes zoster, noto anche come “fuoco di Sant'Antonio”.

«L’acqua delle Terme, così ricca di zolfo, è indicata nella cura di quella patologia», ha detto Langella, sottolineando il significato purificatore dell’acqua. «Quest'area 40 anni fa, inoltre, era periferica e abbandonata - ha aggiunto - e oggi è stata recuperata. L’evento di oggi (ieri, ndr) vuole quindi essere anche un momento di riappropriazione del territorio da parte dei monfalconesi». Il sindaco ha ringraziato quindi per l'impegno profuso nella riattivazione della fonte e della struttura la Regione, rappresentata dal consigliere regionale Diego Moretti, e la società Terme romane, che l’ha completata e la gestisce. A margine della cerimonia, che ha visto don Giovanni della parrocchia di Sant’Ambrogio benedire l’edicola votiva e l’intervento di don Gilberto della parrocchia di San Nicolò, il consigliere regionale Moretti si è detto fiducioso su un esito positivo del percorso di accreditamento delle Terme romane da parte della Regione. (la. bl.)

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