In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Patrimonio Unesco, partita senza confini per il Collio

Collio-Brda, ecco la road map: delineate le tappe per giungere a una candidatura transnazionale. Un tecnico della Regione seguirà l’intero iter

2 minuti di lettura
Una veduta del Collio 

DOLEGNA. Una premessa è d'obbligo: nessuno si illuda che sarà facile perché nel recente passato tra le candidature bocciate dalle commissioni ci sono stati nomi illustri nel campo enoturistico come quelli di Champagne e Chianti. Ma la partita con l’Unesco per far diventare il Collio-Brda Patrimonio mondiale dell’Umanità, se giocata bene, può concretizzarsi felicemente puntando soprattutto su una carta: quella della transnazionalità. Tutti d'accordo nell'assemblea svoltasi ieri mattina nella splendida cornice dell'azienda agricola Jermann di Dolegna: la candidatura di un territorio diviso tra due Stati, ma unito da fascino, bellezza e storia potrebbe piacere, e anche molto.

«È qui che è nata la ricerca mondiale nel campo enologico – sottolinea il consigliere provinciale e storico vitivinicolo Stefano Cosma – ed è a Gorizia che nel 1872 è sorto un primo consorzio di viticoltori della Brda con il territorio unito sotto la bandiera austriaca, e da Vienna riceveva finanziamenti con cui i contadini comprarono le prime macchine agricole. Insomma, abbiamo non solo la qualità dei nostri prodotti da valorizzare e far conoscere, ma anche una storia non solo vitivinicola di eccezionale importanza».

Ed è da una relazione proprio sulla storia del Collio e della Brda che ha preso avvio la riunione, voluta dal sindaco di Dolegna, Diego Bernardis, motore principale e primo ideatore della proposta, e dall'assessore regionale all'Agricoltura Cristiano Shaurli, poi impossibilitato a presenziare a causa di un concomitante impegno. Il lavoro in apertura del giornalista Claudio Fabbro è stato davvero eccezionale: può essere la base sulla quale costruire la candidatura.

«Dall'Armistizio del 1866 allo scoppio della Grande guerra nel 1915 il territorio in questione era senza confini, per poi vivere i suoi decenni più bui fino al 1991, quando la diffidenza politica è diventata un ricordo con l'indipendenza della Slovenia e la fine della Guerra Fredda. Poi gli ultimi passi in avanti più recenti, con Lubiana nell'Ue nel 2004, il Collio e la Brda nuovamente senza barriere divisorie dal 2007, e, appunto, il sogno di diventare Patrimonio dell'Umanità oggi». «Fortunatamente tutto è cambiato in pochi anni - la chiosa di Fabbro - se pensiamo che dal Dopoguerra in poi a causa della Linea Morgan tanti contadini si sono trovati con la casa da una parte e i campi da coltivare dall'altra, dovendo andare a lavorare muniti di prepusnica».

E che ci siano i presupposti per far diventare il sogno realtà lo ha detto anche il professor Franco Bocchieri dell'Icomos, l'ente che si dedica alla conservazione e alla tutela dei monumenti e dei siti del patrimonio culturale. «L'Ìtalia è il Paese con più siti Unesco al mondo a pari merito con la Cina a quota 52: se pensiamo però a quanto sia più grande il gigante asiatico rispetto a noi, ecco che ci possiamo fare un'idea dell'importanza del nostro Paese sotto il profilo culturale. Si arriva a diventare Patrimonio Unesco istituendo innanzitutto un comitato di lavoro assieme alle istituzioni interessate: così hanno fatto ad esempio nelle Langhe, Roaro e Monferrato, che nel 2014 sono diventate appunto sito Unesco. E il valore portato in ambito turistico da questa certificazione è enorme: maggior visibilità mediatica, sviluppo, promozione di iniziative culturali connesse». «Ma attenzione - ha ammonito Bocchieri - poi sarà lo stesso territorio a doversi saper promuovere investendo».

Otto in Europa i siti di valore vitivinicolo che possono già vantare l'egida Unesco. Due sono in Portogallo (Douro, diventato Unesco nel 2001, e Pico nelle Azzorre, nel 2004), gli altri in Ungheria (Tokaji, 2002), Germania (Reno, 2002), Francia (Saint Emilion, 1999), Svizzera (Lavaux, 2007) e appunto Langhe Roaro e Monferrato. Occhio però, perché appunto i bocciati eccellenti non mancano: le colline del Prosecco ci hanno provato senza fortuna nel 2008, così come il Chianti nel 2011 e lo Champagne nel 2014. Insomma, non serve avere solo un nome spendibile, ma anche un lavoro di squadra ineccepibile alle spalle. Ecco quindi le decisioni intraprese ieri: a farsi carico di coordinare il progetto sarà la Regione stessa, che affiderà l'iniziativa in mano a un proprio tecnico. Tutti i sindaci presenti dovranno poi presentare un'ipotesi di impegno finanziario da parte della propria municipalità. Servirà, infine, delineare precisamente i contorni geografici del territorio da candidare. Possono sembrare dettagli, non lo sono affatto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori