Respinti dalla Germania profughi in rotta sul Fvg

A sinistra, la ressa di profughi lunga la rotta dei Balcani. A destra, una pattuglia di polizia ed esercito ai confini

Stretta di Berlino: 200 persone al giorno rispedite in Austria, la Polfrontiera ne intercetta quotidianamente 15 a Coccau. E Lubiana teme l’effetto imbuto

LUBIANA. La Svezia sospende Schengen per accentuare i controlli alla frontiera e regolare così l’afflusso dei migranti. A cascata la Danimarca fa lo stesso lungo il confine con la Germania. E la Germania da alcuni giorni sta respingendo in Austria, al ritmo di duecento al giorno, gruppi di rifugiati. Un sorta di effetto domino che, come vedremo, sta avendo ripercussioni anche in Italia e nel Friuli Venezia Giulia in particolare.

Dall’inizio del 2016 le autorità austriache hanno rispedito in Slovenia complessivamente 1.652 migranti. Si tratta soprattutto di persone che non chiedono asilo. Il premier viennese Werner Faymann ha dato incarico al ministero della Difesa, a quello degli Interni e agli organi interni della cancelleria di elaborare un progetto in cui si prevede il respingimento al confine di tutti quelli che vengono identificati come “migranti economici”, ossia di persone provenienti da terre in cui non vi è uno Stato di guerra in atto. A essere lasciati passare sarebbero solamente, a questo punto, coloro che provengono da Siria, Afghanistan e Iraq.

Alcuni gruppi di respinti dai Paesi di lingua tedesca provano così a “deviare” verso l’Italia. Arrivano soprattutto ai valichi del Brennero e di Tarvisio. Viaggiano, come spiega il direttore della polizia di frontiera del Triveneto, Irene Tittoni sui treni. La stagione dei passeur infatti sembra esaurita essendo il mezzo di trasporto su rotaia decisamente più economico del servizio dei cosiddetti “trafficanti di uomini”.

La polizia di frontiera è dunque in allarme rosso. Ogni giorno vengono controllati con certosina precisione tutti i convogli ferroviari provenienti dall’Austria al valico di Coccau. «A parte un picco che è stato registrato venerdì scorso con 50 migranti intercettati - spiega Tittoni - giornalmente fermiamo dai 13 ai 15 profughi e il 60-70% i questi li rispediamo in Austria».

La riammissione nella vicina repubblica avviene perché non risultano fotosegnalati o perché non fanno istanza di asilo in Italia, oppure ancora perché molti di essi hanno già sul loro capo un decreto di espulsione dall’Italia. E finora l’Austria si riprende questi migranti. I numeri del Brennero sono praticamente la fotocopia di quelli di Tarvisio.

Da segnalare che negli ultimi tempi ci sono parecchi migranti provenienti dal Marocco e dalla Nigeria, situazione questa che è stata già resa nota anche dalla autorità di polizia greche per quel che concerne gli arrivi dalla Turchia e quindi alla base della cosiddetta rotta dei Balcani.

Per quanto riguarda marocchini e nigeriani è difficile, secondo la polizia, capire la loro provenienza. La Macedonia blocca, infatti, già da alcune settimane l’ingresso sulla rotta balcanica di questo “tipo” di migranti. Potrebbero essere immigrati già presenti in Europa che approfittano del momento di confusione per cambiare aria.

Va detto che secondo la polizia di frontiera del Triveneto che opera assieme all’Esercito nell’operazione “Strade sicure” non ci sono segnalazioni di ingresso di immigrati dalla Slovenia per cui anche gli arrivi segnalati a Trieste sono frutto della “deriva” tedesca che arriva da Tarvisio.

In tutta questa vicenda chi rischia di rimanere con il classico cerino in mano è la Slovenia. Come spiega una nota diramata ieri dal governo di Lubiana, l’Austria da alcuni giorni accoglie i migranti solo in precisi orari, tre volte al dì, e accetta al massimo 540 persone provenienti da convogli ferroviari e 400 persone che hanno viaggiato sui bus. Se il flusso è maggiore, ogni volta le autorità di polizia slovene devono mettersi d’accordo con quelle austriache per permettere il transito del surplus di rifugiati.

Il problema, come spiega l’esecutivo sloveno, sta nel fatto che la Croazia spedisce al confine sloveno, senza alcun preavviso, convogli ferroviari con anche 1.200 migranti. Quindi i conti non tornano. In più dal 26 dicembre scorso la polizia austriaca effettua il controllo dell’identità e dei documenti di ogni migrante che vuole attraversare il confine.

Risultato: chiunque non è in regola viene rispedito in Slovenia dove la polizia deve, a sua volta, ricominciare tutta la pratica di identificazione, con migranti che sono sprovvisti di documento o che non vogliono assolutamente collaborare.

Il ministro degli Interni della Slovenia, Vesna Györkös Žnidar e il capo della polizia, Marjan Fank hanno inviato una lettera alle autorità croate chiedendo una precisa regolamentazione del numero dei migranti inviati in Slovenia sui convogli ferroviari, ma con scarsi risultati.

Lo scorso fine settimana si sono incontrati comunque gli esperti delle polizie di Slovenia, Austria e Croazia ma all’incontro in calendario oggi a Šentilj tra i direttori generali delle polizie non ci sarà quello croato.

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