Trieste, lo “schiaffo” dei volontari alle istituzioni

L'ex Silos come si presentava ieri (foto Lasorte)

Lettera di oltre 40 associazioni a Regione e Prefettura denuncia inadempienze e inerzie sull’accoglienza. Chiesto un incontro

TRIESTE. Altro che la Slovenia con i suoi 300mila profughi transitati in meno di due mesi. Certo in Friuli Venezia Giulia i rifugiati sono raddoppiati in un anno, ma qui il numero medio di arrivi è «ancora pienamente gestibile e ben lontano da uno scenario emergenziale». Eppure «il quadro è triste: quando si riesce a dare un tetto ai rifugiati, accade troppo spesso per opera di volontari, associazioni, cooperative, chiese e sacerdoti». Vi sono «inadempienze e inerzie inaccettabili sul piano etico, politico e di rispetto della normativa in materia di accoglienza e protezione dei richiedenti asilo». Prefetture, Questure, Regione e Comuni, ai quali sono già stati già lanciati «reiterati» inviti, devono adoperarsi per superare questa situazione.

È un richiamo e un appello, quello contenuto in una lettera. Anzi, in tre lettere inviate alla governatrice Debora Serracchiani, all’assessore all’immigrazione Gianni Torrenti e al prefetto di Trieste, con invito a un incontro urgente. In calce la firma di don Pier Luigi Di Piazza, fondatore del Centro Balducci di Zugliano, seguita da quelle di 42 fra associazioni e realtà di volontariato della regione: dalla Comunità di San Martino al Campo di Trieste a Legacoopsociali Fvg, da Libera Fvg all’Associazione famiglie numerose. Troppe persone ancora in strada, scrivono i firmatari spiegando il senso della lettera e auspicando di poter affrontare «con maggiore decisione il tema». Salve le competenze dello Stato, l’intento è dialogare sul «come realizzare possibili interventi che permettano da un lato di rendere effettivo il diritto all’accoglienza sancito dalla legge, e dall’altro evitino il diffondersi di atteggiamenti di paura e rifiuto».

Insomma, se è vero - riconosce Gianfranco Schiavone presidente dell’Ics - «che in regione un disegno c’è, e ne va dato atto, è anche vero che non è stato pienamente attuato. Si è venduta la pelle dell’orso su un’immagine di perfetto funzionamento del sistema. Ammettiamo invece che come comunità regionale, tutti insieme, dobbiamo migliorare». Quanto alla primissima accoglienza «i numeri sono in crescita, ma modesta. Eppure in tutto il 2015 si sono viste persone in strada, anche per settimane». Altro nodo l’accoglienza diffusa, la sistemazione con accoglienza e progetti di studio e lavoro: «Stenta a decollare». Da una parte i Comuni, dice Schiavone, «non comprendono ancora che questo non è fenomeno transitorio ma cambiamento strutturale, laddove la legge sempre più delega compiti gestionali agli enti locali». Dall’altra la Regione «deve investire su questi processi in modo più deciso, accompagnando gli enti, magari con un ufficio dedicato». Non solo la Regione. Quanto alle Prefetture, aggiunge il presidente Ics, manca un programma di trasferimenti sistematici dei profughi in eccedenza verso altre regioni. Caserme e strutture demaniali da destinare alla prima accoglienza? Se ne parla da molti mesi ma «gli interventi in realtà sono pochi».

Nelle questure poi «i tempi sono drammatici: iter che per legge andrebbero esauriti in giorni richiedono settimane o mesi. Con esborsi maggiori per lo Stato» che paga comunque vitto e alloggio. Dunque «vogliamo capire cosa non funziona e elaborare meglio una strategia insieme, anche perché finora il rapporto con le associazioni è stato un po’ debole». E infine: «Se non si riesce a gestire l’ordinarietà, cosa sarebbe successo se in Fvg avessimo avuto numeri come quelli della Slovenia?» La rete vuole ragionare anche su questo scenario, sebbene - precisa Schiavone - «non ci siano segnali di arrivi massicci» dalla via balcanica.

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