Mazzi di fiori per dire no al filo spinato tra Slovenia e Croazia

I mazzi di fiori deposti tra il filo spinato

Sindaci, assessori e consiglieri provinciali dell'Isontino e tante persone alla pacifica protesta a Dragogna

GORIZIA Un centinaio di persone, tra cui i sindaci didieci Comuni dell’Isontino, assessori e consiglieri provinciali. E poi tanti cittadini, associazioni istriane e radio e televisioni italiane, slovene e croate. Tutti accorsi per dire no al filo spinato anti-profughi voluto e dispiegato dal governo sloveno a Dragogna, lungo il confine con la Croazia.

A guidare la missione c’era il presidente della Provincia di Gorizia, Enrico Gherghetta, promotore dell’iniziativa col supporto di Maurizio Tremul, presidente della Comunità italiana in Slovenia e Croazia. Una protesta pacifica, come lo stesso Gherghetta aveva precisato nei giorni scorsi e come ha dimostrato oggi, quando ha depositato un mazzo di fiori nell’intreccio del filo spinato. Un altro mazzo di fiori è stato poi depositato da Maurizio Tremul e Fulvio Radin, parlamentare della minoranza italiana al Parlamento croato.

«Non è questa l’Europa che vogliamo» ha subito ribadito Gherghetta. «Non ha senso che in un territorio europeo ci sia un filo spinato che separa due Stati. Dal Dopoguerra a oggi abbiamo parlato di allargamento dell’Europa per evitare tutti i nazionalismi che stanno alla base di ogni guerra. Perché l’allargamento non è solo un territorio che si allarga, ma un’idea che si allarga – ha continuato Gherghetta. - Non solo moneta unica, dunque, ma anche un unico welfare, un’unica politica ambientale ed energetica, un unico esercito. E al centro ci deve essere il cittadino europeo cosmopolita. Quando si rimettono i confini, come in questo caso, si tradisce il vero spirito dell’Europa e si torna a ciò che ha scatenato le guerre mondiali del passato. L’allargamento era un modello che noi europei esportavamo – ha concluso Gherghetta - ma ora siamo passati da un’Europa dell’allargamento a un’Europa della chiusura. Così l’Europa non potrà mai avere un rilievo economico e internazionale, così rimarrà prigioniera dei vecchi fantasmi del nazionalismo e delle etnie separate. Noi questa Europa non la vogliamo.»

Oltre al presidente Gherghetta, erano presenti gli assessori provinciali Federico Portelli e Ilaria Cecot, il presidente del Consiglio provinciale Gennaro Falanga, i consiglieri provinciali Stefano Cosma, Patrizia Mauri e Dario Furlan, il sindaco di Monfalcone Silvia Altran, il sindaco di Cormons Luciano Patat, il sindaco di Sagrado Elisabetta Pian, il sindaco di Romans d’Isonzo Davide Furlan, il sindaco di San Canzian d’Isonzo Silvia Caruso, il sindaco di Savogna d’Isonzo Alenka Florenin, il consigliere comunale di San Lorenzo Isontino Francesco Cristin.